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PostHeaderIcon Forex e mercati: il discorso di Bernanke e la manovra finanziaria dell’Italia spingono i mercati, in calo l’USD vs EUR

14/07/2011, 09:01

Ieri si è assistito a una generale ripresa dei mercati, che ha finito per pagare soprattutto il Dollaro USA (USD), in calo di 3 figure sull’Euro (EUR), con la quotazione sul Forex scesa fino a 1,415. Il trend negativo della valuta statunitense potrebbe anche continuare, considerando pure le parole del numero uno della Federal Reserve, Ben Bernanke. Infatti il Governatore della Fed ha parlato ieri di fronte alla Commissione Finanze del Senato americano, confermando l’impegno della Banca Centrale USA a intervenire per dare nuovi stimoli di politica monetaria in caso di necessità, fornendo liquidità aggiuntiva in caso di eccessivo rallentamento dell’economia statunitense.
Ieri sono stati pubblicati anche interessanti dati macroeconomici. In Giappone si segnala la ripresa della produzione industriale che, su base mensile, è salita del 6,2%, anche se il dato annuale è sempre negativo: -6,5%.
Nell’Eurozona a Giugno salgono più delle previsioni i prezzi all’ingrosso in Germania, facendo registrare un +8,8%, contro il +8,5% previsto. La produzione industriale destagionalizzata a Maggio è cresciuta meno delle previsioni (+0,4%), fermandosi a +0,1%.
Sul mercato delle materie prime da segnalare il nuovo record del prezzo dell’oro, che ieri ha rotto quota 1.585 € l’oncia, grazie al fatto che la Fed, attraverso Bernanke, ha fatto capire che potrebbe mantenere una politica monetaria “accomodante” per un tempo maggiore rispetto alle previsioni.
In rialzo anche il prezzo del petrolio, scambiato attorno ai 99 $ al barile sul WTI, grazie all’aumentata fiducia nella ripresa economica e al sostegno ad essa che dovrebbe arrivare dalle autorità monetarie. La prossima resistenza tecnica è fissata a 99,2-99,5 $ e la sua eventuale rottura potrebbe portare il prezzo dell’oro nero verso quota 104 $ al barile.

Sono stati pubblicati anche i verbali dell’ultima riunione del FOMC, il comitato della Fed che si occupa della politica monetaria, dai quali si è appreso del timore di alcuni membri relativo a un possibile rialzo dell’inflazione, fattore questo che ha causato un immediato rialzo di 7 punti base dei rendimenti del T Bond a 10 anni.

L’allentamento momentaneo della pressione sui Paesi periferici dell’Eurozona si è fatto sentire subito sul mercato obbligazionario governativo. Dopo l’attacco speculativo all’Italia di martedì e l’impegno del Governo di approvare la manovra finanziaria il prossimo venerdì, è calato lo spread sul decennale tedesco dei titoli di stato italiani, toccando 279 punti base, valore che resta comunque alto. I mercati sembrano aver assorbito bene il downgrade di Moody’s relativo al rating dell’Irlanda, con lo spread del decennale irlandese sul Bund a 63 punti base.

Per quanto riguarda i mercati azionari, Piazza Affari ha proseguito nel rimbalzo grazie alle ricoperture sui titoli finanziari, fortemente penalizzati nelle precedenti sedute. L’indice Ftse Mib ha chiuso a quota 18842, in aumento dell’1,79%. Importanti nel recupero dei titoli bancari sono state anche le parole di Draghi di ieri, che ha anticipato parte dei risultati degli stress test che saranno pubblicati venerdì prossimo, annunciando il superamento della prova da parte degli istituti di credito italiani.
A livello europeo, l’apprezzamento dell’agenzia di rating Fitch relativo alla nuova manovra finanziaria italiana e al discorso di Bernanke ha favorito il rialzo dello 0,8% dell’indice Eurostoxx 50. In risalita i titoli bancari, delle telecomunicazioni e industriali. Molto bene anche le azioni di società legate al settore dell’estrazione mineraria, in previsione del mantenimento di una politica “accomodante” da parte della Fed USA.
La Borsa di New York ha potuto anch’essa beneficiare del discorso di Bernanke, con gli investitori che hanno riacquistato fiducia, in attesa dei dati societari trimestrali. Le società produttrici di metalli e quelle rivolte all’esportazione hanno beneficiato degli impressionanti dati sulla crescita del PIL della Cina, arrivato al +9,5% nel secondo trimestre 2011.

 

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