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PostHeaderIcon Forex-economia-materie prime: report settimanale del 2 maggio

02/05/2010, 23:42

Vi proponiamo un’analisi degli avvenimenti più rilevanti accaduti nell’economia globale durante la scorsa settimana (dal 26/04/2010 al 02/05/2010), con conseguente lettura degli stessi in chiave del mercato dei Forex.

Durante la scorsa settimana i titoli legati al settore finanziario hanno causato la spinta del mercato al ribasso. Tale calo è in gran parte attribuibile all’incertezza determinata dall’indagine della procura federale degli Stati Uniti su una possibile condotta fraudolenta da parte di Goldman Sachs. A questa notizia si sono aggiunte quelle dei downgrade operati da importanti agenzie quali Standard & Poor’s, Moody’s  e Fitch. Il risultato è stato un calo generalizzato del mercato azionario, con l’indice S&P 500 della Borsa di New York che ha chiuso la settimana in ribasso di 30 punti, perdendo dunque il 2,5%.

Considerando il piano di salvataggio della Grecia va tenuto presente che i fondi che verranno messi a disposizione del Governo ellenico da parte dei Paesi europei e del Fondo Monetario Internazionale non rimarranno in Grecia. Infatti i 45 miliardi di euro saranno usati per pagare gli interessi sul debito greco ed il 70% di questi fondi appartiene a Stati esteri. E’ ancora presto per capire come lo Stato greco riuscirà a “salvarsi”, dato che verranno operati molti tagli sulla spesa pubblica e sugli stipendi e altrettanti posti di lavoro andranno persi. In realtà saranno i creditori della Grecia quelli “salvati”, dato che in pratica accadrà che una banca europea trasferirà fondi ad altre banche europee, con il Governo di Atene a fare da intermediario. Gli investitori difficilmente trarranno fiducia a lungo da questo salvataggio.
Venerdì è stato diffuso il dato sulla disoccupazione in Spagna, salita al 20,1% nel primo trimestre del 2010, dopo il 18,8% dell’ultimo trimestre del 2009, ben 7 volte maggiore rispetto alla media europea. Questo dato, assieme ad altri giunti in precedenza, fa capire quanto sia difficile la situazione delle Nazioni periferiche in Europa. Occorre tener presente inoltre che, da quanto il Portogallo è entrato nell’Euro Zone, ha avuto una crescita media annua dell’economia inferiore allo 0,5% e che S&P considera che la media di crescita della Spagna sarà dello 0,7% all’anno fino al 2016. Dati che non lasciano certo tranquilli gli investitori e che potrebbero significare altri “piani di salvataggio” da mettere in atto da parte di UE e FMI.

Il downgrade con outlook negativo operato in settimana da S&P in riferimento al rating della Spagna, passato da AA+ ad AA non aiuta di certo, così come non ha aiutato il downgrade della stessa agenzia del rating della Grecia da BBB+ a BB+ con outlook negativo, valutazione che in pratica ha ridotto i titoli greci allo stato di “junk”, ovvero sia “spazzatura”. Quello che risulta evidente è che la agenzie di rating stanno cercando di giocare d’anticipo, declassando economie di Paesi che per ora non sono in condizioni critiche ma che potrebbero esserlo nel medio-lungo periodo. E se il downgrade di Grecia e Portogallo può preoccupare relativamente gli investitori, sarebbe molto peggio se tale provvedimento fosse preso nei confronti della Spagna, che ha un PIL 5 volte superiore a quelli portoghese e greco.
In tutto questo clima l’Euro (EUR) si è consolidato durante la seconda metà della settimana dopo essersi spinto fino al livello di supporto di 1.32 conto il Dollaro statunitense (USD).

Spostandosi in Giappone, verso la fine della settimana sono stati diffusi alcuni importanti dati economici che hanno dipinto una situazione generale non certo rosea. Infatti il tasso di disoccupazione è arrivato al 5%, dopo il 4,9% di gennaio e febbraio. Il job-applicant ratio è salito da 47 a 49 (il che significa che sono stati assegnati 49 lavori su 100 richieste totali), anche se la situazione resta sempre negativa. La produzione industriale è aumentata dello 0,3% a marzo, mentre le previsioni erano di un incremento dello 0,8%, dopo il calo dello 0,6% registrato a febbraio. Secondo un’indagine del Ministero delle Finanze sono aumentate le previsioni per un’ulteriore contrazione (-0,3% rispetto al -0,1%) della produzione manifatturiera per il mese di aprile, con un forte incremento per maggio (3,7%). Il dato sull’inflazione core è diminuito per il tredicesimo mese consecutivo a marzo, con piccole variazioni e un rafforzamento delle spinte deflazionistiche ad aprile. Le nuove previsioni della Bank of Japan (BOJ) sono comunque in linea con le stime sul PIL, riviste quest’anno all’1,8% dall’1,3%, mentre le previsioni per il prossimo anno sono state tagliate dal 2,1% al 2%. L’indice sui prezzi al consumo core (CPI core), che esclude cioè i cibi freschi, è previsto quest’anno in flessione dello 0,5%, per poi risalire dello 0,1% durante il prossimo anno.
E’ probabile che la BOJ attuerà nuove misure di stimolo per i prestiti e blocco della deflazione.

Analizzando quanto accaduto sul fronte di una materia prima che riguarda il mercato del Forex come il greggio, occorre sottolineare come il petrolio e tutti i suoi derivati sembrano non voler arrestare il loro movimento al rialzo, soprattutto a causa della stretta causata dalle preoccupazioni relative al debito sovrano dell’UE. Le scorte degli USA hanno toccato quota 357,8 milioni di barili, superando il limite superiore della quantità media relativa a questo periodo dell’anno. Considerando il breve periodo, a causa dell’aumento dell’attività di guida connesso alla ripresa economica statunitense, qualsiasi taglio alle scorte petrolifere potrebbe causare una spinta al rialzo dei prezzi verso i nuovi massimi annuali. Insomma, il prezzo di questa importante materia prima pare proprio destinato a salire ulteriormente o, quantomeno, a non andare incontro a cali significativi, considerato anche che potrebbe esserci un’ulteriore richiesta di greggio da parte della Cina e di altri Paesi che si stanno espandendo dal punto di vista economico.

Dagli Stati Uniti è giunta la notizia relativa al PIL del Paese, risultato in crescita e comunque perfettamente in linea con le aspettative. Su base annua si è infatti registrata una crescita del 3,2%, inferiore rispetto al 5,6% dell’ultimo trimestre del 2009, ma comunque segno di una ripresa economica forte e tuttora in atto. Nonostante la ripresa sembrano sempre essere lontani i rischi inflazionistici, così come la volontà della Federal Reserve di abbandonare la propria linea difensiva. Altri dati interessanti riguardano i consumi, saliti del 3,6%, dopo l’aumento dell’1,6% nel primo trimestre del 2010. In aumento anche la spesa delle imprese per i macchinari è salita (+13%), mentre è calata del 14% quella per le strutture. In calo anche il dato sulla costruzione di nuovi appartamenti, dopo 3 trimestri consecutivi di crescita. Gli economisti e i politici americani sono divisi tra ottimisti e pessimisti riguardo a ciò che ci si deve aspettare per il futuro. Infatti da una parte ci sono dati economici molto forti che lasciano intendere che la ripresa continuerà, anche se probabilmente a ritmi meno sostenuti rispetto al 2009. Dall’altra bisogna considerare che le misure di stimolo dell’economia attuate dal Governo si stanno esaurendo e comunque incidono sul PIL. Sarà importante analizzare i prossimi dati riguardanti il tasso di disoccupazione, dal momento che la creazione di nuovi posti di lavoro è fondamentale per l’aumento di entrate, consumi e produzione. Oltre a questo dato sarà fondamentale capire come varieranno i consumi e gli investimenti delle aziende USA. Meno importante rispetto ad altre Nazioni è invece il dato riguardante le esportazioni, che negli Stati Uniti non incidono poi così tanto sul PIL.

In vista della prossima settimana ecco cosa prevede il calendario economico.
Lunedì in USA verranno diffusi i dati relativi al PCE (Personal Consumption Expenditure), ovvero al reddito personale e alla spesa per i consumi, seguiti da quelli sulla spesa per le costruzioni e dal report sull’indice ISM manifatturiero.
Martedì la Reserve Bank of Australia (RBA) renderà note le decisioni relative ai tassi di interesse, con i mercati che si attendono un aumento di 25 punti base, provvedimento che porterebbe il tasso al 4,5%.
Mercoledì verranno pubblicati i dati relativi alle vendite al dettaglio nell’Unione Monetaria Europea, seguiti da quelli ADP sull’occupazione nel settore privato negli Stati Uniti.
Giovedì la Banca Centrale Europea (BCE) renderà nota la decisione sui tassi di interesse, attesi invariati.
Venerdì i mercati concentreranno la loro attenzione ai dati sull’occupazione in USA.


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