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PostHeaderIcon Forex-economia-materie prime: report settimanale del 25 aprile

26/04/2010, 11:19

Vi proponiamo un’analisi degli avvenimenti più rilevanti accaduti nell’economia globale durante la scorsa settimana (dal 19/04/2010 al 25/04/2010), con conseguente lettura degli stessi in chiave del mercato dei Forex.

Durante la settimana appena chiusa abbiamo si è assistito a un rimbalzo dei mercati azionari, verso i quali gli investitori hanno puntato sulla scia degli utili annunciati da parte di alcune importanti compagnie e dello stato dell’economia globale. Nonostante l’ombra dell’inchiesta della Sec su Goldman Sachs e le preoccupazioni per la situazione dell’Unione Europea, l’indice S&P 500 della Borsa di New York ha guadagnato il 2,1%, chiudendo la settimana a 1.217 punti.

Analizzando proprio la situazione europea occorre sottolineare che la Grecia è sul punto di riportare un po’ di calma sui mercati, dopo le serie preoccupazioni degli ultimi 3 mesi. Venerdì scorso il Primo Ministro greco Papandreu ha annunciato ufficialmente che il suo Paese chiederà l’attivazione del piano di aiuti da 45 miliardi di Euro, rendendolo noto anche al grande pubblico durante un intervento televisivo, affermando che tale provvedimento è: “…una necessità. Una necessità nazionale e pressante per noi di richiedere ufficialmente l’attivazione del meccanismo di supporto da parte dei nostri partners”. Giovedì l’Eurostat, organo statistico dell’UE ha reso noto che il deficit della Grecia nel 2009 è stato del 13,6% e non del 12,9% come stimato dal Governo ellenico nei dati diffusi lo scorso 9 aprile. Addirittura il dato potrebbe essere maggiore di uno 0,3-0,5% tenendo conto anche dei contratti swap sui mercati non regolamentati, la classificazione di alcune entità pubbliche e i fondi di sicurezza sociale. Inoltre Eurostat ha fatto sapere che comunque non spetta alla Grecia l’”onore” del deficit maggiore nell’Euro Zone bensì all’Irlanda con il 14,3%. A tutto ciò si è aggiunto l’abbassamento del rating sul debito greco ad A3 da parte di Moody, che ha annunciato di aver intenzione di monitorare molto attentamente la situazione in vista di un ulteriore revisione peggiorativa del rating stesso.
Solo il tempo potrà dire se le misure attivate da parte dell’UE per arginare i molti problemi che sta affrontando saranno sufficienti o meno a coprire il debito dell’anno passato e di parte del prossimo. Non è inoltre da escludere che la Grecia possa provare a raccogliere ulteriori fondi non appena le condizioni del mercato dovessero consentirglielo. Pare che molti politici europei non si rendano conto che la Grecia avrebbe bisogno di un intervento pluriennale per risolvere la pesante situazione economica interna che sta affrontando e siano fermi sulle loro rigide posizioni. Anche il direttore generale del FMI, Strauss-Kahn, ha escluso che sia in preventivo l’attivazione di un pacchetto di salvataggio simile a quello greco per Spagna e Portogallo, dicendo semplicemente che non ne vede la necessità.
Altro problema che non è stato affrontato adeguatamente riguarda la competitività di alcune zone periferiche dell’Europa, con particolare riferimento alla reale capacità della Grecia di pagare gli interessi sul suo debito. Una delle conseguenze del piano di austerità fiscale in atto potrebbe essere la riduzione della domanda aggregata, fatto che potrebbe comportare un allargamento del gap produttivo in tutta l’Euro Zone. Infatti i dati relativi all’indice PMI manifatturiero (i più alti di sempre a 61,3), e ai servizi diffusi lo scorso giovedì dalla Germania hanno evidenziato una situazione di forte espansione delle esportazioni, pur sottolineando che la domanda interna resta piuttosto bassa. Se la Germani si rafforza quale Paese esportatore, la Grecia continua a rimanere in ombra anche da questo punto di vista.
Pur con l’approvazione del piano di aiuti i rendimenti dei titoli di Stato greci hanno sono saliti anche lo scorso venerdì. Tali rendimenti erano scesi sotto il 10% per i titoli a due anni dopo l’annuncio dell’approvazione del piano di salvataggio, ma venerdì sono saliti al 10,23%. Se possibile i titoli del Portogallo a due anni stanno facendo pure peggio, con rendimenti che sono calati di 10 punti base, attestandosi al 2,94%.
Restando in Europa ma al di fuori dell’UE, in settimana c’è stato l’annuncio da parte del Regno Unito, primo tra i 7 Paesi più industrializzati a diffonderlo, relativo ai dati preliminari del PIL. Ci si attendeva un rialzo dello 0,4% per i primi 3 mesi del 2010, mentre l’aumento è stato solo dello 0,2%, la metà di quanto fatto registrare nell’ultimo trimestre del 2009. La contrazione su base annua si attesta dunque al -0,3%, dal -3,1% fatto registrare nell’ultimo trimestre del 2009. Sempre in settimana il Regno Unito ha annunciato anche una crescita dell’inflazione superiore alle previsioni, fatto che ha costretto il Governatore della Bank of England (BoE), King, a scrivere l’ennesima nota a Darling per spiegare quello che sta accadendo a livello economico. L’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,6%, ovvero il doppio rispetto alle previsioni. Su base annua si attesta al 3,4% dal precedente 3,0%, contro le attese per un 3,1%. Ci si chiede se quello relativo all’inflazione sia solo un problema transitorio per la BoE oppure no. Va inoltre sottolineato che il partito Laburista, in vista delle prossime elezioni, lascerà un Paese che dovrà affrontare i problemi relativi all’aumento della spesa governativa e del deficit, pur considerando la diminuzione della richiesta dei sussidi di disoccupazione, non sufficiente però a decretare la ripresa del mercato del lavoro nel Regno Unito.

La riapertura di numerosi aeroporti europei dopo la chiusura di 5 giorni dovuta alle ceneri diffuse dal vulcano islandese Eyjafjallajökull, ha reso meno negativo il report relativo alle scorte di petrolio. In settimana il prezzo del greggio è salito di 2,17$ al barile. Stando a quanto diffuso dal Dipartimento dell’Energia Usa le scorte di greggio sono aumentate di 1,9 milioni di barili rispetto alla settimana precedente, ad esclusione di quelle della Strategic Petroleum Reserve. Le scorte petrolifere statunitensi sono così salite a 355,9 milioni di barili, al di sopra del limite medio previsto per questo periodo dell’anno. C’è stato un incremento generale delle scorte sia di benzina che di gasolio per il riscaldamento e questo porterà a un incremento dell’offerta giornaliera di tali prodotti. Inoltre, in prospettiva Forex sulle materie prime, occorre tener presente che gli scambi relativi al petrolio sono tradizionalmente legati al Dollaro statunitense (USD) e ai mercati azionari degli Stati Uniti. Ciò significa che qualunque flessione del mercato azionario, oppure un rally dell’USD, può risultare negativa per i mercati dell’oro nero.

Restando negli Stati Uniti, l’indice dei prezzi alla produzione (PPI) per i prodotti finiti a marzo è aumentato dello 0,7%, dato superiore rispetto alle attese e che mette in evidenza come i costi di produzione stiano aumentando a un ritmo superiore rispetto a quello voluto dalla Federal Reserve. Basti pensare che il prezzo della gomma, principale componente degli pneumatici, nel 2010 è aumentato del 74% circa, dopo l’incremento del 94% fatto registrare nel 2009. Anche il prezzo del palladio è aumentato notevolmente, facendo registrare un +39% quest’anno e potenzialmente ostacolando la ripresa del mercato automobilistico americano, essendo un elemento fondamentale per la produzione dei sistemi di scarico. Aumenti anche per il legno e i minerali di ferro, mentre petrolio e rame sono rimasti sui livelli del 2009.
Dunque i dati relativi ai prezzi alla produzione diffuse lo scorso giovedì dall’Ufficio Statistiche Americano mettono in evidenza una pressione in aumento sulle aziende del Paese. Se si tiene conto anche dei prezzi di alimentari ed energia l’aumento complessivo è stato del 33,4%% su base annua. Per ora occorre sottolineare che l’aumento dei prezzi alla produzione non ha ancora inciso su quelli al consumo, visto che l’inflazione a marzo è stata del 2,3%, mentre l’indice core è rimasto invariato nel primo trimestre del 2010. Sebbene i prezzi alla produzione siano aumentati in misura notevole si potranno anche considerare di secondaria importanza, perlomeno fino a quando tale incremento non si rifletterà sull’indice dei prezzi al consumo.

Spostando lo sguardo in Giappone, occorre sottolineare che nello stesso giorno in cui l’agenzia Moody ha declassato il rating della Grecia da A2 ad A3, l’agenzia Fitch ha reso noto che potrebbe esserci un’analoga revisione anche per il paese del Sol Levante, soprattutto in considerazione del crescente debito pubblico che si trova a fronteggiare. Addirittura il Giappone potrebbe essere una fonte di finanziamento per la Grecia, dato che la stessa, oltre agli aiuti dell’UE e del FMI, potrebbe ricorrere al mercato per trovare ulteriori risorse per uscire dalla crisi che la attanaglia. Il Governo giapponese si sta muovendo attivamente sul mercato dei cosiddetti “Samurai bond”, ovvero sia obbligazioni in yen emesse da debitori non giapponesi, siano essi aziende o Stati Sovrani. La Banca Giapponese per la Cooperazione Internazionale (JBIC) sta fornendo garanzie necessarie a favorire la vendita dei Samurai Bond da parte di molti paesi in via di sviluppo, tra i quali Messico, Vietnam, Turchia e Uruguai, al fine di aumentare l’uso dello Yen (JPY) quale valuta internazionale.

Dando uno sguardo al futuro, in settimana si terrà un vertice G7/G20/FMI/UE che sarà molto importante per il mercato.
Martedì sarà diffuso il dato relativo alla fiducia dei consumatori negli USA e sarà molto importante, visto che vendite e fiducia ultimamente stanno procedendo in direzioni opposte, con le prime in aumento e la seconda in continua diminuzione.
Mercoledì il FOMC (Federal Open Market Committee, organismo della Fed che sorveglia le operazioni di mercato aperto negli Stati Uniti) renderà nota la sua decisione sui tassi di interesse, anche se non sono attese variazioni.
Giovedì verranno diffusi i dati sulla fiducia dei consumatori nell’Unione Economica e Monetaria (UEM) e quelli sulla richiesta di sussidi di disoccupazione in USA.
Venerdì la Bank of Japan (BoJ) renderà nota la decisione relativa ai tassi di interesse. Nella stessa giornata saranno pubblicati i dati sul PIL USA e il PMI (Purchasing Managers’ Index) di Chicago.


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