Forex, rapporto settimanale: EUR beneficia degli esiti del vertice UE, USD sotto pressione, NZD e AUD sugli scudi
24/07/2011, 00:01
La settimana che si è appena conclusa (dal 18 al 23 Luglio 2011) ha visto al centro dell’attenzione degli investitori internazionali la crisi del debito di alcuni Paesi periferici dell’Eurozona, con la situazione della Grecia in primo piano e le relative misure scaturite dal vertice europeo tenutosi in settimana che hanno contribuito a stabilizzare la situazione della nazione ellenica. L’Euro (EUR) ha quindi tratto vantaggio dall’esito del vertice, recuperando valore verso la fine della settimana, anche se è ancora troppo presto per parlare di un ritorno della fiducia degli investitori, soprattutto perchè la moneta unica europea non si è tenuta al di sotto del livello di resistenza nel breve periodo contro Dollaro USA (USD), Yen giapponese (JPY) e Franco svizzero (CHF). In ogni caso, il leggero aumento della propensione al rischio ha favorito sia il mercato delle materie prime che quello azionario a livello globale.
A livello Forex, le due migliori valute si sono dimostrate essere il Dollaro australiano (AUD) e il Dollaro neozelandese (NZD), mentre il Dollaro canadese (CAD) ha finito per pagare i dati negativi relativi all’inflazione interna. L’USD si è mostrato debole contro tutte le valute principali, eccezion fatta per il CHF.
Il vertice tra i Ministri delle Finanze europei si è concluso con la decisione di adottare nuove misure a sostegno della Grecia e, in generale, per cercare di stabilizzare, una volta per tutte, la crisi del debito sovrano nell’Eurozona. Inoltre si è deciso anche per un’ambiziosa e sostanziale riforma dell’EFSF (European Financial Stabilty Facility), reso più flessibile ed efficace, sebbene la mancanza di dettagli diffusi in merito abbia finito per scontentare i mercati. In merito alla Grecia i leaders europei hanno deciso per un ulteriore aiuto da 109 miliardi di euro, che potranno in parte (50 miliardi) essere coperti da contributi privati, definiti “volontari” e considerati come misura unica ed eccezionale che potrà essere adottata solo per la Grecia.
Relativamente all’EFSF si è deciso per una riduzione dei tassi di interesse al 3,5%, con prolungamento del periodo di maturazione degli interessi, passato ora a un minimo di 15 anni e un massimo di 30, con un periodo di grazia di 10 anni. Degli effetti di questa riforma beneficeranno anche Portogallo e Irlanda.
Guardando alla situazione degli Stati Uniti, alle prese con il tentativo di evitare il default, dopo colloqui tenutisi durante tutta la settimana che hanno solo parzialmente reso la situazione meno tesa tra esponenti repubblicani e democratici, venerdì la settimana si è chiusa con un sostanziale nulla di fatto. Sabato invece, il Presidente Barack Obama ha convocato un summit, durato 58 minuti, con i quattro esponenti di maggior rilievo dei due partiti: Johen Boehner (repubblica, presidente della Camera), Mitch McConnell (repubblicano, capogruppo del Senato), Nancy Pelosi (democratica, leader dei deputati) e Harry Reid (democratico, numero uno dei senatori). Il leader della Casa Bianca ha fatto capire di non transigere: vuole un accordo che permetta agli Stati Uniti di dichiarare il default entro lunedì mattina. E intanto l’agenzie Standard & Poor’s ha ribadito di essere pronta a declassare il rating USA qualora non si dovesse arrivare a un accordo entro la scadenza tecnica del 2 Agosto. Di certo, per arrivare a un accordo, occorreranno pesanti revisioni delle richieste sia da parte dei democratici che dei repubblicani, il che significa riduzione sostanziale della spesa pubblica ma senza un eccessivo aumento delle tasse. Insomma, una bella matassa da sbrogliare per il Presidente Obama.
In settimana la Bank of Canada, con una decisione ampiamente attesa, ha lasciato invariati i tassi ufficiali di interesse all’1%. Le previsioni relative al PIL del Paese per il 2011 sono state riviste al ribasso, essendo passate da un +2,9% a un +2,8%, mentre sono rimaste invariate le stime di crescita per il 2012 (+2,6%) e il 2013 (+2,1%). Le previsioni relative all’inflazione sono che l’indice si manterrà attorno al 2% fino al 2013, sia a livello “core” che generale. Dopo l’annuncio relativo ai tassi il Dollaro canadese (CAD) ha guadagnato sul Forex, salvo poi perdere valore in seguito alla pubblicazione dei dati sull’inflazione, che a Giugno ha toccato quota +3,1% su base annua, contro previsione di crescita attorno all’1,3%.
Le valute che meglio si sono comportate sul Forex, ancora una volta, si sono dimostrate il Dollaro australiano e quello neozelandese. Sull’AUD hanno finito per non pesare più di tanto alcune voci che vorrebbero la Reserve Bank of Australia sul punto di tagliare i tassi ufficiali di interesse a Luglio. Il NZD ha beneficiato della pubblicazione dei dati sull’inflazione del secondo trimestre del 2011, risultata in crescita più del previsto a +5,3% su base annua, in congiunzione con i valori del PIL diffusi la scorsa settimana. Questi due fattori hanno finito per pesare sulle valutazioni future del Dollaro neozelandese sul Forex, dal momento che si attengono a breve mosse da parte della Reserve Bank of New Zealand.
Sul mercato delle materie prime va segnalato il nuovo record dell’oro, la cui valutazione ha superato i 1.600$ l’oncia.
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