Forex, rapporto settimanale: i mercati toccano il fondo e sono pronti a risalire, la BCE in soccorso di Italia e Spagna
21/08/2011, 11:32
Un rapporto relativo all’andamento dell’economia e del mercato Forex nella settimana che si è appena conclusa (dal 15 al 21 agosto 2011) non può che cominciare con una considerazione: probabilmente si è toccato il fondo sui mercati azionari ed è possibile che si possa assistere a un ulteriore calo negli stessi fino a fine Agosto, ma i segnali, ricavati anche con analisi tecniche, lasciano intravvedere una risalita nel medio-breve periodo, già a partire da Settembre.
In ogni caso, rimanendo alta l’avversione al rischio degli investitori e i mercati estremamente volatili, non sono del tutto da escludere ulteriori trend ribassisti, ma è opinione diffusa che non sia un’ipotesi molto probabile.
Certamente non si può negare che, nelle ultime settimane, sui mercati internazionali siano stati bruciati miliardi di euro e dollari di capitalizzazione, e che molte coppie di valute sul Forex ne siano uscite danneggiate, in particolar modo quelle riguardanti Yen giapponese (JPY) e soprattutto Franco svizzero (CHF).
A ben guardare, analizzando le notizie e i dati macroeconomici diffusi in settimana non c’è molto per cui essere ottimisti.
Infatti, se da una parte la Banca Centrale Europea ha fatto il proprio dovere, riuscendo a stabilizzare la situazione di due Stati membri come Spagna e Italia attraverso l’acquisto di un totale di 22 miliardi di euro di bonds spagnoli e italiani, dall’altra la politica ha dato una spallata alla stabilità dell’Eurozona.
L’incontro avvenuto in settimana tra il Presidente della Francia, Nicolas Sarchozy, e il Cancelliere della Germania, Angela Merkel, ha evidenziato le difficoltà da parte dei leaders europei nel mettere in atto misure radicali per porre un serio stop alla crisi dell’Eurozona.
Il Capo di Stato francese ha infatti escluso l’eventualità di un rafforzamento dell’EFSF, il fondo di salvataggio comunitario per i Paesi membri in difficoltà. La Merkel ha escluso, ancora una volta, l’introduzione degli Eurobonds, mentre qualcuno inizia a crederci veramente, come Ollie Rehn, che presiede la Commissione Economica e Monetaria dell’UE.
Dal punto di vista dei dati macroeconomici, sono giunte pessime notizie dalla Germania, il cui PIL, nel secondo trimestre 2011, ha subito un rallentamento. Lo Stato tedesco è considerato la “locomotiva d’Europa” ed è evidente come dati negativi che lo riguardino non portano certo benefici all’Eurozona. Tra l’altro, proprio il PIL dei Paesi dell’UE, nel secondo trimestre 2011, è risultato in calo all’1,7% dal +2,5% precedente.
La prossima settimana sarà importante verificare l’andamento dell’indice PMI manifatturiero e dei servizi dell’Eurozona, anche se le attese sono per un calo in entrambi in casi, maggiore per quanto riguarda il settore dei servizi.
Purtroppo i Paesi europei necessitano di crescere per superare la crisi del debito che li attanaglia e dati negativi in questo senso sono di certo deleteri.
Pur in tale difficile situazione l’Euro sul Forex ha tenuto, soprattutto contro Dollaro USA (USD) e Sterlina inglese (GBP). Tuttavia questo fatto sembra più da attribuirsi alla debolezza delle economie e alla crisi del debito sovrano di Stati Uniti e Regno Unito che a una reale forza dell’EUR.
I mercati sembrano in attesa di quello che accadrà il prossimo venerdì, 26 Agosto, a Jackson Hole, in Wyoming, quando è in programma il simposio annuale della Federal Reserve.
Lo scorso anno fu importante, dal momento che il Presidente, Ben Bernanke, annunciò che la Fed stava prendendo in considerazione la possibilità di un nuovo piano di alleggerimento quantitativo (QE2), puntualmente attuato a partire dal Novembre successivo. Quest’anno molto difficilmente verranno annunciate misure analoghe e, soprattutto, sembra improbabile che i mercati possano reagire in modo molto positivo a qualsiasi annuncio venga fatto da Bernanke, come invece accadde nel 2010. Questo perché l’anno passato la deflazione incombeva come una minaccia reale, mentre quest’anno l’inflazione è elevata, in più nel 2010 la ripresa economica era in atto, mentre ora assolutamente no.
E’ probabile che il numero uno della Fed ribadisca che l’acquisto di nuovi assets resti un’opzione, ma nulla più. Non si possono escludere però colpi di scena che, comunque, dovrebbero portare a benefici di breve durata sui mercati internazionali.
Durante la settimana alcuni “beni rifugio” hanno toccato i loro massimi di sempre: l’oro, i rendimenti dei titoli di stato USA a 10 anni, lo Yen giapponese e il Franco svizzero. Questo soprattutto a causa dei timori di una crisi del settore bancario europeo e di un rallentamento nella crescita globale.
Nel tentativo di contrastare l’avversione al rischio da parte degli investitori internazionali da alcune settimane stanno agendo alcune Banche Centrali, come la Bank of Japan, la Federal Reserve e la Swiss National Bank.
In particolare la SNB sembra essere la più attiva nel tentativo di contrastare l’eccessivo apprezzamento sul Forex del CHF. Si è parlato di varie misure come quelle di un legame fisso nel rapporto di cambio CHF/EUR e anche di una possibile tassazione dei depositi in Franchi svizzeri, al fine di contrastare le manovre speculative. Allo stato attuale delle cose la prima misura sembra da escludere, visto l’alto valore del CHF, mentre è più probabile l’introduzione della tassa, che darebbe un forte segnale agli speculatori. Ma si tratta in entrambi i casi di misure estreme, che la SNB attuerebbe solo nel caso in cui non riuscisse a deprezzare il valore del CHF intervenendo sul mercato Forex.
In ogni caso alcune analisi tecniche sembrano indicare che presto ci sarà un deprezzamento di questi “beni rifugio”, il cui valore sta diventando obiettivamente insostenibile.
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