>

PostHeaderIcon Forex, rapporto settimanale: stress test Eurozona ok, preoccupa il deficit USA, CHF e JPY in rialzo, giù EUR e USD

17/07/2011, 11:10

Forex, rapporto della settimana dall'11 al 17 Luglio 2011La settimana che si è appena conclusa (dall’11 al 17 Luglio 2011) ha visto al centro dell’attenzione degli investitori internazionali la negoziazione per la revisione del tetto del debito USA e la pubblicazione degli stress tests sulle banche europee.

Negli Stati Uniti, infatti, è proseguito il dialogo tra i leaders del Congresso statunitense e la Casa Bianca, relativo all’innalzamento del tetto del debito e ai tagli alla spesa statale da fare per riportare il deficit entro parametri accettabili. In realtà più che di dialogo sarebbe corretto parlare di discorsi retorici da entrambe le parti, che sembrano rendere sempre più difficile il raggiungimento di un accordo, che deve giungere entro la scadenza tecnica del 2 Agosto. Le soluzioni che si prospettano sembrano andare in 3 diverse direzioni.
La prima vedrebbe una sorta di grande compromesso, che comporterebbe la riduzione del deficit di circa 4 milioni di miliardi di USD in 10 anni, ottenuta attraverso una serie di tagli alle spese dello Stato e un aumento del gettito fiscale.
La seconda comporterebbe una riduzione più contenuta del debito pubblico, attorno a 1,5-2 milioni di miliardi di USD, da raggiungere solo attraverso un taglio delle spese.
La terza lascerebbe invariato il deficit, aumentando però la soglia di tolleranza del rapporto deficit-PIL.

In questo scenario alcune agenzie di rating hanno avvertito gli Stati Uniti che sono pronte a un taglio del rating, attualmente “AAA”, nel caso in cui non si stabilisca un innalzamento della soglia in tempo per evitare un default. Taglio che potrebbe comunque avvenire se il Governo USA non proporrà soluzioni convincenti per la riduzione del debito pubblico.
Visti i toni dello “scontro” tra Congresso e Casa Bianca, la soluzione più probabile sembra quella del semplice innalzamento della soglia di tolleranza, con la decisione in tal senso che sarà presa all’ultimo momento. Resta comunque attuale il rischio che non si possa giungere nemmeno a questo tipo di compromesso.
Questa incertezza a livello politico avrà conseguenze evidenti anche sul mercato Forex, nel quale il Dollaro USA resterà sotto pressione e sarà estremamente vulnerabile fino a quando non si saprà qualcosa di definitivo. In questo scenario ne beneficeranno le valute e gli assets considerati come “sicuri”, vale a dire i metalli preziosi a livello delle materie prime, il Franco svizzero (CHF) e lo Yen giapponese (JPY) a livello del mercato internazionale dei cambi.

In settimana gli Stati Uniti sono risultati al centro dell’attenzione degli investitori internazionali anche per il discorso che il Presidente della Fed, Ben Bernanke, ha tenuto di fronte alla Commissione Finanze del Senato americano. Il numero uno della Federal Reserve ha in sostanza ribadito che l’istituzione che presiede è pronta a intervenire con nuove misure di sostegno all’economia, dovessero persistere le difficoltà di recupero dell’economia USA palesatesi negli ultimi mesi. Bernanke ha tuttavia precisato che un nuovo piano di alleggerimento quantitativo (QE3) non è così vicino come molti vogliono far credere. Le conseguenze della sua testimonianza non si sono fatte attendere sui mercati internazionali, che hanno subito penalizzato gli investimenti più rischiosi, provocando anche un rimbalzo dell’USD.

Nella giornata di venerdì, in Europa, sono stati pubblicati i risultati degli stress tests volti a verificare la tenuta del sistema bancario del Vecchio Continente. Non ci sono state sorprese negative, dal momento che solo 8 banche (5 spagnole, 2 greche e 1 austriaca) su 91 non sono state in grado di rispettare i parametri previsti dall’indicatore Core Tier 1. Nel riferire tale risultanza si è posto l’accento sul fatto che, se non ci fossero stati ingenti aumenti di capitale tra Gennaio e Aprile 2011, ben 20 banche avrebbero fallito il test.
Va comunque considerato che lo scenario prospettato per questi tests non ha preso in considerazione l’ipotesi di default da parte degli Stati periferici dell’UE, ma “solo” una congiuntura caratterizzata da recessione + un significativo arretramento dei mercati azionari.
In caso di default le ripercussioni sul sistema bancario potrebbero andare, in negativo, ben oltre i risultati evidenziati da questo stress test.
L’aspetto positivo riguarda senza dubbio il fatto che questi tests hanno “costretto” alcune tra le più importanti banche europee a un aumento di capitale e a rendere più trasparenti i propri bilanci.
La reazione dei mercati alla pubblicazione del risultati dei tests è stata praticamente inesistente, ma va tenuto presente che i dati sono stati resi noti solo venerdì e che serviranno un paio di giorni per assorbirli. L’EUR si è mantenuto sopra quota 1,4100 contro l’USD, mentre lo spread tra il rendimento dei titoli di Stato di Italia e Spagna a 10 anni rispetto al Bund tedesco ha toccato nuovi record al rialzo da quando è entrato in vigore l’Euro.
In ogni caso i risultati degli stress test sicuramente non “risolveranno i problemi dell’Eurozona”, per cui se la coppia Forex EUR/USD dovesse andare vicino, o oltre, quota 1,4300, potrebbe essere una buona occasione per vendere.

Naturalmente la crescente incertezza riguardante l’economia globale, la diffusa crisi del debito pubblico e le incertezze geopolitche hanno finito per avvantaggiare gli assets ritenuti più sicuri, i cosiddetti “safe haven”. Primi tra tutti il Franco svizzero (CHF) e lo Yen giapponese (JPY) sul Forex. In settimana, infatti, la coppia EUR/CHF ha toccato livelli negativi record, arrivando a quota 1,1495/1,1500, mentre la coppia USD/CHF è crollata attorno a 0,8085. La coppia USD/JPY è scivolata attorno a 78,45/78,50, toccando così il livello più basso dopo il minimo storico di 76,25 dello scorso 17 Marzo.
Le istituzioni bancarie centrali di Giappone e Svizzera si sono mostrate preoccupate per l’ascesa delle rispettive monete, dichiarandosi vigili e pronte a intervenire sul mercato Forex in caso di apprezzamento eccessivo di Yen e Franco, rispettivamente.

Dando uno sguardo anche a quanto accaduto in Oceania, il Dollaro neozelandese (NZD) sembra aver ottenuto una fiducia pari a quella di cui godono CHF e JPY da parte degli investitori internazionali. Fiducia che invece non è stata concessa al Dollaro australiano (AUD). Tale diversità tra le due valute dell’Oceania è giustificabile analizzando le strade intraprese dalle rispettive economie.
Infatti i dati macroeconomici provenienti dall’Australia hanno mostrato una diminuzione della fiducia dei consumatori e degli affari, con le vendite al dettaglio calate dello 0,6% a Maggio e le concessioni edilizie crollate del 7,9% nello stesso mese. Inoltre si prevede che nel 2012 la Reserve Bank of Australia possa operate ben 4 tagli relativi ai tassi di interesse, mentre fino a poco tempo fa si parlava solo di aumenti.
In Nuova Zelanda la ripresa economica sembra una realtà confermata dai dati. Basti pensare che il PIL è risultato in aumento dello 0,8% su base trimestrale e dell’1,4% annualizzato: un segnale decisamente incoraggiante dopo l’ennesimo terremoto che ha colpito Christchurch lo scorso Febbraio. Si prevede inoltre che la Reserve Bank of New Zealand possa continuare a rialzare i tassi ufficiali di interesse nei prossimi mesi.
Nel mercato FX questa fotografia delle due economie australi potrebbe presto tradursi in un significativo  ribasso della coppia Forex AUD/NZD.

Conosci eToro? Impara dai professionisti del trading sul Forex e approfitta di un ESCLUSIVO BONUS di benvenuto!

Condividi la conoscenza:
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Add to favorites
  • Google Buzz
  • Live
  • MSN Reporter
  • MySpace
  • Posterous
  • Reddit
  • RSS
  • Segnalo
  • Wikio IT

Nessun articolo collegato.

Lascia un commento

Scopri eToro!
Live bid/ask