Forex: rapporto settimanale valute-oro-petrolio del 1° agosto 2010. Calendario economico e analisi del mercato
01/08/2010, 23:52
Durante la settimana che si è da poco conclusa (dal 26 luglio al 1° agosto 2010) il Dollaro USA (USD) ha perso valore contro la maggior parte delle valute internazionali, soprattutto a causa di previsioni meno positive del previsto in merito alla ripresa economica e al calo dei rendimenti dei titoli di Stato USA.
La coppia USD/JPY ha toccato il nuovo minimo dle 2010, andando sotto il livello di 86,00, mentre la coppia EUR/USD ha chiuso la di sopra della resistenza psicologica rappresentata dal valore di 1,3000. Il Dollaro USA ha risentito della diffusione del dato sul PIL del secondo trimestre 2010, cresciuto solo del 2,4% su base annua, ma soprattutto della revisione al ribasso del PIL del triennio 2007-2008-2009. Tale revisione ha messo in luce che la recessione dell’economia statunitense è stata peggiore di quanto si era stimato finora, di conseguenza uscire da questa situazione sarà ancora più difficile. A portare ulteriore pessimismo ci ha pensato anche il Libro Beige della Federal Reserve, nel quale si è sottolineato come la ripresa ci sia, ma sia più lenta di quanto preventivato in giugno. Inoltre, in alcuni dei distretti esaminati, i segnali di ripresa sono nulli se non addirittura indicanti una direzione contraria.
L’Euro non ha saputo approfittare del momento per attestarsi attorno a quota 1,3100 e si è indebolito anche contro il Franco svizzero (CHF) e la Sterlina britannica (GBP) nonostante la positività di alcuni dati diffusi in settimana, relativi allo stato dell’economica dell’Eurozona.
Proprio la GBP è stata la valuta più performante della settimana, essendosi rafforzata parecchio, soprattutto grazie alla statistica riguardante il PIL del secondo trimestre 2010, risultata superiore alle aspettative. Tuttavia, per parlare di un forte recupero della Sterlina britannica occorrerà attendere alcuni dati che verranno diffusi la prossima settimana. Il Governatore della Bank of England (BoE), King, ha riferito in Parlamento sulla situazione dell’economia britannica dopo la diffusione del dato sul PIL, sottolineando la necessità di continuare ad attuare misure di sostegno economico per la ripresa e non porvi dei freni.
Quella passata non è stata una settimana positiva nemmeno per le valute legate alle materie prime, come il Dollaro australiano (AUD) e il Dollaro neozelandese (NZD).
In Australia il dato relativo all’inflazione, risultata inferiore rispetto alle previsioni, ha raffreddato le voci speculative di un ulteriore rialzo dei tassi di interesse da parte della Reserve Bank of Australia (RBA). L’impressione è che la Banca Centrale australiana possa lasciare i tassi al livello attuale per tutto il 2010.
In Nuova Zelanda si è avuto l’atteso aumento dello 0,25% dei tassi di interesse, tuttavia nel rendere nota la decisione, Alan Ballard, Governatore della Reserve Bank of New Zealand (RBNZ), ha fatto sapere che ci sarà maggior cautela rispetto all’ottimismo di giugno in merito a nuovi e ravvicinati aumenti dei tassi stessi.
La settimana appena conclusasi è stata anche l’ultima di luglio, mese durante il quale si è verificato un forte rialzo dei mercati azionari, tanto che l’indice S&P 500 è arrivato a guadagnare il 6,7% su base mensile, mentre il NASDAQ, indice dei titoli tecnologici della Borsa di New York, è cresciuto addirittura di più del 7%. Questo nonostante nell’ultima settimana lo S&P 500 abbia perso circa 1 punto, soprattutto a causa della notevole mole di dati economici che gli investitori internazionali hanno dovuto prendere in considerazione.
La crescita è stata favorita dai dati sugli utili di molte compagnie multinazionali, risultati di gran lunga al di sopra delle previsioni.
Il calendario economico della prossima settimana presenta alcuni eventi che potrebbero esercitare una notevole influenza sul valore delle valute scambiate sul mercato Forex. In primo piano ci sarà la decisione sui tassi di interesse del Regno Unito e dell’Unione Monetaria Europea. In entrambi i casi le rispettive Banche Centrali dovrebbero lasciarli invariati. Sarà interessante anche verificare l’indice dei prezzi alla produzione in Gran Bretagna e i dati sull’occupazione negli Stati Uniti. Previsto anche il rilascio del dato sull’inflazione in Svizzera.
Scendendo maggiormente nel dettaglio:
Lunedì, dall’Inghilterra si conoscerà l’indice PMI manifatturiero di luglio, atteso invariato a 57,5. Dalla Svizzera sarà diffusa la variazione percentuale delle vendite al dettaglio a giugno, attese in aumento del 3,2% dopo il 3,8% del mese precedente. Gli Stati Uniti diffonderanno il valore dell’indice ISM di luglio, importante per valutare lo stato di salute del settore manifatturiero, atteso in leggero calo a 56 dopo il precedente 56,2, e il dato sugli investimenti in nuove costruzioni a giugno, da confrontare con il -0,2% di luglio.
Martedì, dall’Australia giungerà il dato sulla concessione di autorizzazioni per nuove costruzioni di giugno, da raffrontare con il -14% di maggio. In Svizzera sarà reso noto l’indice dei prezzi al consumo (CPI) di luglio, atteso in calo dello 0,2% contro il -0,4% di giugno. Si conoscerà anche la variazione percentuale dei prezzi alla produzione di giugno nell’Unione Monetaria Europea (UME), dopo il +0,3% del mese precedente. Infine dagli Stati Uniti verrà diffusa la variazione percentuale delle spese personali dei consumatori (PCE) a giugno, dopo che a maggio ci fu un aumento dello 0,2%
Mercoledì, dall’Australia arriverà il valore percentuale dell’indice relativo ai prezzi delle abitazioni nel secondo trimestre 2010, da confrontarsi con l’aumento del 4,8% dei primi tre mesi dell’anno. Nell’Unione Monetaria Europea (UME) saranno diffusi l’indice dei prezzi alla produzione di agosto e la variazione delle vendite al dettaglio in giugno, attesa invariata allo 0,2%. Negli Stati Uniti terranno banco l’indice ISM del settore dei servizi a luglio e il numero di occupati ADP dello stesso mese.
Giovedì, sarà il giorno della decisione sui tassi di interesse nel Regno Unito e nell’Unione Monetaria Europea. In entrambi i casi si prevede che la Bank of England (BoE) e la Banca Centrale Europea (BCE) lascino inalterati i tassi. Dagli Stati Uniti arriverà invece il dato relativo alle rischieste di sussidi di disoccupazione a giugno.
Venerdì, dalla Svizzera giungerà il dato sull’occupazione a luglio, da confrontarsi con il +3,9% di giugno. Nel Regno Unito si conoscerà la variazione percentuale della produzione industriale a giugno, attesa in aumento dello 0,6% dopo lo 0,7% precedente, e quella dei prezzi alla produzione di luglio, tenendo presente che a giugno si registrò un calo dello 0,2%. In Canada e negli Stati Uniti verrà diffuso il dato sull’occupazione a luglio.
Considerando il mercato Forex, vi proponiamo un’analisi quanto accaduto la scorsa settimana alle coppie di valute più importanti, mentre l’oro e il petrolio saranno le materie prime esaminate con uno sguardo sul futuro:
- EUR/USD: l’Euro è rimasto piuttosto forte contro il Dollaro USA grazie a dati economici piuttosto forti diffusi durante la settimana e all’aumento della propensione al rischio da parte degli investitori internazionali. Ecco dunque che la coppia EUR/USD si è spinta in prossimità della resistenza a 1,3090 e pare sul punto di proseguire il trend rialzista, tanto da poter testare a breve il livello di 1,3300;
- GBP/USD: i dati sul PIL del secondo trimestre 2010 hanno confermato la forte risalita della Sterlina, tanto che la coppia GBP/USD è andata oltre la resistenza di 1,5500 e pare probabile che la Sterlina britannica possa continuare a salire;
- ORO: i prezzi del metallo prezioso hanno subito un forte calo durante la settimana, tanto da essere andati in prossimità del supporto posto attorno a 1.160$ l’oncia. Dopo il rimbalzo sul supporto è prevedibile che l’oro possa raggiungere la resistenza posta a 1.180$ per poi tornare verso livelli più bassi;
- PETROLIO: il movimento rialzista nel breve dell’oro nero è stato frenato dalla diffusione dei dati sulle scorte USA, risultate in aumento di 7,1 milioni di barili, mentre si prevedeva un calo di 1,4 milioni. E’ probabile che il prezzo del petrolio possa risalire fino a testare il livello di 80$ al barile.
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