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PostHeaderIcon Forex: report dell’11 aprile sull’andamento dell’economia, appuntamenti prossima settimana

11/04/2010, 21:01

Vi proponiamo un’analisi degli avvenimenti più rilevanti accaduti nell’economia globale durante la scorsa settimana (dal 05/04/2010 al 11/04/2010), con conseguente lettura degli stessi in chiave del mercato dei Forex.

Le preoccupazioni di default hanno colpito i mercati finanziari a partire dalla metà della settimana, rischio che ha spinto scoraggiato gli investitori e spinto i capitali verso investimenti più sicuri. Ne è risultato un acquisto massiccio di beni quali l’oro, i titoli di Stato e il Dollaro statunitense (USD). Nonostante la paura che è aleggiata sui mercati l’indice S&P 500 della Borsa di New York è cresciuto dell’1,38%, chiudendo a 1194.37 punti.

Il timore d’insolvenza riguardante la Grecia è stato il fattore che, a partire da metà settimana, ha creato maggior fermento. Gli esperti si chiedono se la Grecia sarà in grado di centrare gli obiettivi prefissati a livello fiscale e possa essere in grado di ripianare il debito pubblico. Lo scorso giovedì i bond greci a 10 anni hanno raggiunto il massimo del 7,6%, valore superiore di 30 punti base rispetto al precedente.
Fatta eccezione per i Bunds della Germania, i rendimenti dei titoli di Stato di tutta l’Euro zone sono sotto pressione e questo renderà presto molto complicato per la maggior parte dei Governi ottenere denaro in prestito. La crisi fiscale della Grecia è nelle mani di un piano di salvataggio del Fondo Monetario Internazionale. A metà settimana la curva dei rendimenti dei titoli legati alla Grecia ha subito un’inversione, il che significa che costerà di più al Governo greco il prestito a 2 anni rispetto a quello a 10. In pratica è il segnale che gli investitori vogliono uscire dagli assets della Grecia. Il debito greco si è stabilizzato attorno alla fine dello scorso giovedì. Parte di tale recupero potrebbe essere stato dovuto al fatto che il deficit del primo quarto dell’anno è calato del 40%, a 4,3 miliardi di Euro. Questo stato potrebbe significare che lo Stato ellenico sia sulla buona strada.

Restando sempre nell’Euro Zone anche i dati economici diffusi in settimana non hanno certo aiutato l’Euro (EUR) e i mercati azionari a risollevarsi. A febbraio la produzione industriale della Germania sarebbe dovuta salire dell’1%, mentre è rimasta invariata e il dato positivo di gennaio, in crescita dello 0,6%, è stato ridotto dello 0,1%. Inoltre in tutta l’Euro Zone a febbraio c’è stato un calo delle vendite al dettaglio dello 0,6%, mentre ci si attendeva un dato sostanzialmente invariato. Le vendite al dettaglio sono un indicatore importante per valutare la domanda (o spesa) dei consumatori, dato che in molti Paesi rappresenta anche il 66% del PIL. Anche il dato relativo al prodotto interno lordo è stato rivisto allo 0 %, mentre si prevedeva una crescita dell’1,1% relativa al quarto trimestre del 2009, perlomeno stando ai dati Eurostat, cioè l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea.
La coppia EUR/USD, dopo aver testato il livello di resistenza sulla base di 20 giorni la scorsa settimana avvicinandosi a 1.36, è stata scambiata a 1.3275, prima di rimbalzare a 1.3387.

Andamento EUR-USD Grafico

Spostandosi nel continente asiatico, la notizia più rilevante riguarda la possibile correzione della Cina della valutazione dello Yuan, prevista nei prossimi giorni. Questo perlomeno quanto sarebbe emerso dopo l’incontro a sorpresa avvenuto a Pechino tra il vicepremier Wang Qishan e Tim Geithner, Segretario al Tesoro degli Stati Uniti. In particolare gli Usa spingono perché questo avvenga, ma la Cina non vorrebbe dare l’impressione di cedere alle pressioni e quindi potrebbe anche non rivedere al rialzo la valutazione della propria moneta. Se e quando tale mossa dovesse essere messa in atto probabilmente non inciderebbe molto sulle esportazioni o sull’afflusso di capitali, dato che si tratterà di una piccola revisione. Inoltre, probabilmente, la Cina continuerà a comprare Bond degli Usa allo stesso ritmo di prima. Basti pensare che nei 12 mesi successivi alla rivalutazione attuata nel luglio del 2005, il patrimonio della Cina relativo ai titoli di stato americani crebbe di 74.3 miliardi di dollari rispetto ai 103.7 miliardi dei 12 mesi precedenti la rivalutazione stessa. Nei successivi 12 mesi ci fu un aumento di 105 miliardi di dollari e di 58 miliardi nell’anno seguente.

Restando in Asia, ma spostandosi in Giappone, le notizie economiche relative all’ex Impero del Sol Levante sono state piuttosto deludenti e non hanno certo mostrato segnali di ripresa simili a quelli evidenziati dal report Tankan (in pratica misura il livello di fiducia degli investitori) della scorsa settimana. A febbraio gli ordini industriali sono calati del 5,4%, mentre ci si attendeva un rialzo moderato, dopo il declino del 3,7% registrato a gennaio. Su base annua gli ordini sono calati del 7,1%, mentre ci si sarebbe attesi un incremento del 2,1%. Questo report è considerato un indicatore di estrema importanza per quanto riguarda l’investimento di capitali, assieme ai dati sulle esportazioni. I due fattori in pratica rappresentano i principali supporti dell’economia giapponese. Si profila il rischio di una sovrapproduzione, il che provoca una diminuzione dei prezzi e potrebbe alimentare spinte deflazionistiche.
La coppia USD/JPY, dopo essere leggermente scivolata all’inizio della settimana, ha rimbalzato ed ha chiuso prossima al livello test di 95.

Andamento USD-JPY Grafico

Spostandosi negli Stati Uniti, a marzo l’indice del settore dei servizi è salito a 55.4 punti, meglio dei 53.0 di febbraio e dei 53.5 attesi. L’attività affaristica è salita a 60.0 da 54.8. Il sottoindice relativo all’occupazione è salito a 49.8 da 48.6, ma resta sempre in contrazione. Questi dati relativi al settore dei servizi seguono quelli molto positivi relativi al manifatturiero (59.6 punti) resi noti nella prima settimana del mese. Nel settore immobiliare l’indice che misura i contratti relativi all’acquisto di unità abitative è salito dell’8,2% a 97.6 punti, mentre gli economisti si attendevano un calo dello 0,5% per il mese di febbraio. Il dato relativo a gennaio è stato invece corretto lievemente al ribasso  a 90.2 dall’iniziale 90.4. La rivendita delle abitazioni è calata per il terzo mese consecutive e per febbraio è risultata in calo dello 0,6%. A marzo le vendite al dettaglio hanno raggiunto livelli molto significativi, in aumento del 9,1% (dato più alto da una decina d’anni a questa parte, perlomeno su base mensile, ndr), a ulteriore conferma della crescita della fiducia dei consumatori in merito alla stabilizzazione dell’economia.
L’unica spina nel fianco del movimento economico degli Stati Uniti è la campagna di Thomas Hoenig, presidente della Federal Reserve di Kansas City. In un comunicato ufficiale rilasciato in settimana, Hoenig ha precisato che la Fed potrebbe alzare il tasso di riferimento, attualmente prossimo allo 0%, a livelli attorno all’1% senza con ciò ostacolare la ripresa economica. Hoenig è risultato essere l’unico a ritenere che un  ritorno ai tassi su livelli normali debba avvenire prima piuttosto che poi.

Durante la settimana appena trascorsa, la Bank of England (BOE), la Banca Centrale Europea (BCE) e la Reserve Bank of Australia (RBA) hanno affrontato il problema del destino dei tassi di interesse dei rispettivi Paesi. Come nelle attese la BOE e la BCE hanno lasciato invariati i tassi, mentre l’RBA ha alzato il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al 4,25%, giustificando tale decisione con la crescita economica in atto e il rafforzamento del mercato del lavoro. Infatti nel solo mese di marzo in Australia sono stati creati 30.000 nuovi posti di lavoro e il tasso di disoccupazione resta stabile sul 5,3%

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Cosa aspettarsi nella prossima settimana

La settimana inizierà lunedì con i dati del mercato immobiliare del Canada. Dal momento che l’economia canadese è in crescita continua, la valutazione del dato riferito all’acquisto delle case sarà molto importante.
Martedì l’ Australia National Bank (NAB) diffonderà i dati riguardanti la fiducia degli investitori, fattore che determinerà l’andamento futuro del Dollaro australiano (AUD).
Mercoledì sarà la volta dei numeri relativi alle vendite al dettaglio e ai prezzi al consumo negli Stati Uniti nonché del libro Beige (Beige book) elaborato e diffuso dalla Fed e utilizzato per informare i membri del FOMC (il comitato esecutivo della Fed) sui cambiamenti dell’economia intercorsi nel periodo che passa tra due incontri dell’organo della Federal Reserve.
Giovedì saranno i dati relativi alla produzione industriale del Giappone a tener banco, seguiti dall’indice di disoccupazione e da quello della produzione industriale negli Stati Uniti.
Venerdì il mercato potrebbe essere influenzato dalla diffusione del dato relativo all’indice dei prezzi al consumo in Europa (EMU CPI) e di quello sulla fiducia dei consumatori negli Stati Uniti.


DISCLAIMER: i consigli che trovate in questo articolo devono essere presi come tali. Pur rimanendo convinti della validità dei suggerimenti, lo Staff di online-forex-trading.it non si assume alcuna responsabilità per eventuali investimenti errati derivanti da tali consigli.

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