Forex: report del 28 marzo sull’andamento dell’economia mondiale
28/03/2010, 22:56
Vi proponiamo un’analisi degli avvenimenti più rilevanti accaduti durante la scorsa settimana (dal 22/03/2010 al 28/03/2010), con conseguente lettura degli stessi in chiave del mercato dei Forex.
Anche durante la settimana appena trascorsa si è assistito a un lento ma costante incremento sul mercato azionario e a un rafforzamento del Dollaro americano (USD). Nel corso delle ultime settimane il forte legame che sembrava bloccare l’andamento della moneta americana e il mercato azionario si è dissipato per cui il dollaro, in questo momento, è diventata la valuta preferita dagli investitori, date le situazioni legate al debito pubblico che hanno interessato l’Unione Monetaria Europea. La settimana si è chiusa con l’indice S&P500 in rialzo dell’1%, a 1.166 punti. Nelle 4 precedenti settimane l’indice Dow Jones legato ai titoli industriali, lo S&P500 e il NASDAQ hanno sempre chiuso in rialzo.
La divergenza di opinioni legata alla situazione del debito pubblico della Grecia ha creato conflitti nel mercato poiché il Governatore della BCE, Jean-Claude Trichet, nella serata di giovedì, ha reso noto pubblicamente che il FMI non ha alcuna voce in capitolo nel decidere come i vari stati membri dell’Unione Europea debbano gestire i loro problemi fiscali. Questa dichiarazione è arrivata proprio poco prima che l’UE desse il via libera a un piano che dovrebbe fornire una rete di salvataggio per la Grecia.
I commenti di Trichet sono andati in senso opposto rispetto alle opinioni dei Governi di Germania e Francia, che hanno posto il coinvolgimento del FMI quale condizione per garantire la loro partecipazione nel cosiddetto salvataggio della Grecia. Trichet ha anche fatto marcia indietro sulla questione dei collaterali, affermando che secondo cui le attuali regole resteranno anche oltre la fine del 2010. Tale argomento sarà al centro delle discussioni del prossimo vertice della BCE, in programma per l’8 aprile 2010. Sommando a questo il downgrade nel rating del Portogallo (da AA a AA-) annunciato dall’agenzia Fitch, si è arrivati a una situazione molto critica per l’Euro (EUR). La volatilità nel mercato della zona Euro è stata relativamente alta a intervalli di più giorni.
Durante tutta la settimana l’EUR conto USD ha rotto il livello di supporto a 1.3400 e toccato un minimo di 1.3267, prima di recuperare alcune perdite avute durante la settimana, aperta a circa 1.36. Dopo la notizia relativa alle misure da adottare per il salvataggio della Grecia, l’Euro ha cominciato un rally. Tecnicamente parlando la svolta verificatasi, unita all’incertezza creata dalla preoccupazione per la situazione debitoria di alcuni stati europei, è andata a costituire un livello di resistenza per l’Euro, che potrebbe portare a ulteriori vendite attorno al valore 1.3450.
Oltre a questa situazione nel Vecchio Continente, in Giappone è proseguita la spinta deflazionistica. I dati relativi all’indice dei prezzi al consumo (CPI) di febbraio è risultato essere inferiore dell’1,1% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, tra l’altro mantenendosi in linea con l’andamento di gennaio. L’indice dei prezzi al consumo core (Core CPI) è risultato essere leggermente superiore rispetto alle previsioni ma sempre negativo, come accade da un anno a questa parte. Questi dati sono stati resi noti dopo che giovedì si è appreso di una diminuzione dei prezzi delle imprese di servizi leggermente superiore alle previsioni, dato che a febbraio l’indice di tali prezzi ha fatto registrare un calo dell’1,3% su base annua e il dato di gennaio è stato rivisto al ribasso del 1,2% rispetto al precedente 1,0%. La Banca Centrale del Giappone (BoJ) si attente un prolungarsi della deflazione lungo tutto il prossimo anno fiscale. Dei 525 beni compresi nel paniere dell’indice dei prezzi al consumo, il prezzo di 335 di questi è calato rispetto ai dati rilevati a gennaio, mese durante il quale calarono i prezzi di 342 beni. Il Ministro delle Finanze Giapponese ha continuato nell’opera di persuasione nei confronti della BoJ affinchè l’Istituto aumentasse lo sforzo per l’adozione di misure capaci di arginare il rischio di ulteriore deflazione. Alla fine questa situazione si rifletterà sulla crescita e creerà ulteriore pressione al ribasso per l’economia giapponese.
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Nel Regno Unito si è assistito all’inizio dell’attenuazione dei valori legati all’inflazione, dopo un paio di mesi in cui il dato era risultato in crescita. A febbraio il dato relativo all’andamento dell’inflazione, reso noto questa settimana, è risultato essere leggermente inferiore rispetto alle attese per cui il Governatore della Banca Centrale d’Inghilterra, Mervyn King, non ha dovuto scrivere una lettera al Governo come fu obbligato a fare nei mesi di dicembre e gennaio. Il dato sull’indice dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,4%, poco meno di quanto si attendesse il mercato. Il tasso annuale è risultato in calo per la prima volta dal settembre del 2009 (3,0% contro il 3,5% di gennaio). Il dato “core” sull’inflazione, che nel Regno Unito non tiene conto del prezzo dell’energia, dei cibi, degli alcolici e del tabacco, ha rallentato attestandosi sul 2,9% dal 3,1% registrato in precedenza. Nei Paesi più sviluppati, recentemente, i valori relativi all’inflazione core sono stati tenuti sotto controllo, con l’unica eccezione rappresentata proprio dal Regno Unito. L’attenuazione dell’inflazione aiuterà solo la Banca Centrale d’Inghilterra e consentirà un’ulteriore diminuzione quantitativa nel caso in cui l’economia dovesse trovarsi in difficoltà. Tecnicamente parlando, la Sterlina britannica (GBP) si trova ad affrontare un movimento il cui trend pare essere ribassista.
In un discorso pronunciato di fronte al Congresso, il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha ammesso che la Fed è stata vicinissima alla messa in vendita di una parte del suo portafoglio di 1.250 miliardi di dollari di titoli ipotecari. Le presidente Bernanke in passato ha sempre respinto questa idea poiché milioni di proprietari di case americani sarebbero stati colpiti da questo tipo di vendita, dato che la stessa avrebbe spinto al ribasso i prezzi e aumentato il tasso di credito ipotecario. Secondo Bernanke in questo modo si prepara il mercato a un processo di normalizzazione: “Prevedo che, a partire da un certo punto, assisteremo a un processo progressivo di vendite”. La Fed ha ritenuto di dover comprare dei titoli legati alle ipoteche nello sforzo di stimolare il mercato immobiliare attraverso tassi di credito ipotecari più bassi.
Restando nel settore del mercato immobiliare americano, a febbraio le vendite di appartamenti sono risultate in calo per la terza volta di seguito ma di un valore inferiore rispetto alle previsioni, alimentando la speranza di una ripresa con l’arrivo della Primavera. Secondo i dati forniti dall’Associazione Nazionale degli agenti immobiliari le rivendite di abitazioni sono calate dello 0,6% portando il dato annuale a 5,02 milioni. A gennaio il dato, sia pur non ancora confermato, si attestava sui 5,05 milioni. Per febbraio gli economisti avevano previsto che le vendite sarebbero diminuite del 2,0%, portando il dato a 4,95 milioni. A febbraio il prezzo medio di un appartamento già costruito era di 165.000 dollari, in calo dell’1,8% rispetto allo stesso mese del 2009. Il mercato immobiliare ha continuato a mandare segnali contrastanti, ma la maggior parte delle notizie economiche hanno messo in evidenza che la ripresa dello stesso è lenta.
Secondo il Dipartimento del Commercio, la crescita dell’economia americana alla fine del 2009 è stata leggermente inferiore alle previsioni precedenti, principalmente a causa della revisione al ribasso delle spese dei consumatori e delle imprese. Venerdì il Dipartimento del Commercio, diffondendo i dati relativi alla stima del PIL nell’ultimo trimestre del 2009, ha reso noto che il prodotto interno lordo ha raggiunto un tasso annuale di crescita del 5,6% tra ottobre e dicembre. I ricavi delle imprese si sono bloccati all’8,2% nel quarto trimestre, dato inferiore all’aumento del 13,8% fatto registrare nel terzo. Da un anno all’altro i guadagni sono saliti del 51,8%.
Gli avvenimenti più importanti della prossima settimana
Il mercato si concentrerà su un grandissimo numero di dati economici che verranno diffusi da varie entità.
Lunedì l’UME pubblicherà i dati relativi alla fiducia dei consumatori, con l’indice atteso al valore di -17 punti contro un livello di -17 del mese precedente. Sempre nella giornata di lunedì, gli Stati Uniti pubblicheranno le cifre relative al guadagno personale e dei consumi.
Martedì l’attenzione degli investitori si sposterà sui dati del PIL nel Regno Unito, della fiducia dei consumatori negli Stati Uniti e del mercato manifatturiero in Giappone.
Mercoledì sarà la volta dei valori delle vendite al dettaglio in Australia e dell’occupazione in Europa.
Giovedì è il giorno dei dati sugli ordini d’acquisto nel Regno Unito, in Europa e negli Stati Uniti.
Ma la vera notizia della settimana è attesa per venerdì, quando verranno resi noti i dati sull’occupazione negli Stati Uniti. Gli analisti si aspettano un risultato positivo, con un aumento di 187.000 posti di lavoro, fatto che rappresenterebbe il primo aumento da più di un anno a questa parte.
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