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PostHeaderIcon Forex valute, rapporto settimanale dell’11 luglio: GBP, USD e JPY in calo, rimbalzo sui mercati azionari

11/07/2010, 23:48

La scorsa settimana (dal 5 luglio all’11 luglio) il mercato Forex ha fatto registrare una generale debolezza di Dollaro USA (USD) e Yen giapponese (JPY), così come un rimbalzo notevole sui mercati azionari, spinti dalle attese di dati confortanti riguardanti i bilanci di diverse società. Solo per fare un esempio, l’indice S&P 500 della Borsa di New York ha guadagnato il 5,4%, maggior guadagno settimanale da un anno a questa parte. Anche l’indice Dow Jones di Wall Street ha guadagnato notevolmente, chiudendo la settimana a +5,2%, al di sopra di quota 10.000 punti. L’indice del Dollaro USA è arrivato a perdere fino a quota 83,62, chiudendo poi a 83,94.

C’è comunque da notare che il volume delle azioni scambiate durante la settimana, perlomeno relativamente alla Borsa USA, è stato molto ridotto: il più basso dall’inizio del 2010. Questo fatto suggerisce che gli investitori, pur avendo appreso dei dati positivi relativi ai bilanci di varie società, restano molto cauti. Inoltre, analizzando l’andamento dell’indice Dow Jones e di quello S&P 500, ci si può attendere che l’attuale rimbalzo vada verso una correzione. Infine non si deve essere particolarmente ottimisti in merito al recente rimbalzo dei rendimenti dei titoli di stato. Tutti questi fattori lasciano poche speranze riguardo alla sostenibilità del recente rally sui mercati.

Sicuramente le valute legate alle materie prime, come il Dollaro australiano (AUD) e il Dollaro canadese (CAD) sono state quelle che hanno messo a segno i migliori guadagni. Inoltre le due monete sono state spinte al rialzo dai dati molti positivi riguardanti l’occupazione in Canada e Australia.

Il Dollaro USA è molto vicino al livello di supporto chiave. La coppia EUR/USD pare poco distante dalla linea di tendenza al ribasso nel medio termine. Anche la coppia GBP/USD sembra abbia perso slancio e potrebbe dirigersi verso un canale ribassista nel medio termine.

I guadagni messi a segno di recente da parte della Sterlina britannica (GBP) non sembrano essere molto significativi, tanto che la coppia GBP/AUD è stata quella che ha fatto registrare le perdite maggiori la scorsa settimana, lasciando sul terreno il 5,19%, mentre la coppia GBP/NZD ha perso il 4,14% e quella GBP/CAD il 3,66%. Ancora più significativo il fatto che la coppia EUR/GBP abbia rotto la resistenza chiave a breve termine rappresentata dal valore 0,8381, primo segnale di un’inversione di tendenza. Anche la coppia GBP/USD pare destinata a un andamento ribassista. E’ dunque probabile che la Sterlina britannica continui a perdere nei confronti di quasi tutte le altre valute.

In settimana c’è stato anche l’annuncio da parte della Banca Centrale Europea (BCE) relativo ai tassi di interesse, rimasti invariati all’1%. Nel comunicato annesso a tale decisione, il Presidente della BCE, Jean-Claude Trichet, ha tenuto a ribadire come l’attuale tasso sia adeguato, mentre i rischi relativi alle previsioni economiche saino piuttosto bilanciati, pur permanendo una base di alta incertezza. Trichet non ha poi escluso che parte dei fondi messi a disposizione con il piano di sostegno di maggio possano essere usati per la ricapitalizzazione di alcune banche. Restando in ambito bancario, il Comitato europeo che si occupa della supervisione degli istituti di credito ha annunciato cambiamenti in merito agli stress tests, con i risultati finali che saranno pubblicati il prossimo 23 luglio. In tali tests saranno comprese 27 gruppi bancari spagnoli, 14 tedeschi e 6 greci, per un totale di 91 istituzioni bancarie europee.

Anche la Reserve Bank of Australia (RBA) ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse al 4,5%. Il Governatore della RBA, Glenn Stevens, nel comunicato emesso per spiegare tale decisione, ha precisato di essere fiducioso in merito alla crescita continua dell’Australia, nonostante l’estrema cautela evidenziata sui mercati finanziari nei due mesi precedenti. Non pare invece esserci preoccupazione per l’aumento dell’inflazione, dovuto soprattutto all’introduzione di una nuova tassa sul tabacco e al significativo aumento dei prezzi dei servizi.

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