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	<title>Il mercato Forex: notizie e consigli per guadagnare col trading fx online &#187; eur</title>
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	<description>Forex: come guadagnare facendo trading online in modo semplice e con strumenti di analisi fx forniti dai brokers.</description>
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		<title>Forex, rapporto settimanale: i mercati toccano il fondo e sono pronti a risalire, la BCE in soccorso di Italia e Spagna</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 09:32:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/08/Agosto-15-21-2011.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2366" title="Rapporto Forex: settimana dal 15 al 21 Agosto 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/08/Agosto-15-21-2011.png" alt="Rapporto Forex: settimana dal 15 al 21 Agosto 2011" width="150" height="166" /></a>Un <strong>rapporto</strong> relativo all&#8217;andamento dell&#8217;<strong>economia</strong> e del <strong>mercato Forex</strong> nella settimana che si è appena conclusa (dal 15 al 21 agosto 2011) non può che cominciare con una considerazione: probabilmente si è toccato il fondo sui <strong>mercati azionari</strong> ed è possibile che si possa assistere a un ulteriore calo negli stessi fino a fine Agosto, ma i segnali, ricavati anche con analisi tecniche, lasciano intravvedere una <strong>risalita nel medio-breve periodo</strong>, già a partire da Settembre.</p>
<p>In ogni caso, rimanendo alta l&#8217;<strong>avversione al rischio </strong>degli investitori e i <strong>mercati estremamente volatili</strong>, non sono del tutto da escludere ulteriori <strong>trend ribassisti</strong>, ma è opinione diffusa che non sia un&#8217;ipotesi molto probabile.<br />
Certamente non si può negare che, nelle ultime settimane, sui mercati internazionali siano stati bruciati miliardi di euro e dollari di capitalizzazione, e che molte <strong>coppie di valute sul Forex</strong> ne siano uscite danneggiate, in particolar modo quelle riguardanti <strong>Yen giapponese (JPY)</strong> e <strong>soprattutto Franco svizzero (CHF).</strong><br />
<span id="more-2365"></span><br />
A ben guardare, analizzando le <strong>notizie</strong> e i <strong>dati macroeconomici</strong> diffusi in settimana non c&#8217;è molto per cui essere ottimisti.<br />
Infatti, se da una parte la <strong>Banca Centrale Europea</strong> ha fatto il proprio dovere, riuscendo a stabilizzare la situazione di due Stati membri come <strong>Spagna</strong> e <strong>Italia</strong> attraverso l&#8217;acquisto di un totale di 22 miliardi di euro di bonds spagnoli e italiani, dall&#8217;altra la politica ha dato una spallata alla <strong>stabilità dell&#8217;Eurozona</strong>.<br />
L&#8217;incontro avvenuto in settimana tra il <strong>Presidente della Francia, Nicolas Sarchozy</strong>, e il <strong>Cancelliere della Germania, Angela Merkel</strong>, ha evidenziato le difficoltà da parte dei leaders europei nel mettere in atto misure radicali per porre un serio stop alla crisi dell&#8217;<strong>Eurozona</strong>.<br />
Il Capo di Stato francese ha infatti escluso l&#8217;eventualità di un <strong>rafforzamento dell&#8217;EFSF</strong>, il fondo di salvataggio comunitario per i Paesi membri in difficoltà. La <strong>Merkel</strong> ha escluso, ancora una volta, l&#8217;introduzione degli <strong>Eurobonds</strong>, mentre qualcuno inizia a crederci veramente, come <strong>Ollie Rehn</strong>, che presiede la <strong>Commissione Economica e Monetaria dell&#8217;UE</strong>.<br />
Dal punto di vista dei <strong>dati macroeconomici</strong>, sono giunte pessime notizie dalla <strong>Germania</strong>, il cui <strong>PIL</strong>, nel secondo trimestre 2011, ha subito un rallentamento. Lo Stato tedesco è considerato la &#8220;locomotiva d&#8217;Europa&#8221; ed è evidente come dati negativi che lo riguardino non portano certo benefici all&#8217;<strong>Eurozona</strong>. Tra l&#8217;altro, proprio il <strong>PIL</strong> dei Paesi dell&#8217;UE, nel secondo trimestre 2011, è risultato in calo all&#8217;1,7% dal +2,5% precedente.<br />
La prossima settimana sarà importante verificare l&#8217;andamento dell&#8217;<strong>indice PMI manifatturiero e dei servizi dell&#8217;Eurozona</strong>, anche se le attese sono per un calo in entrambi in casi, maggiore per quanto riguarda il settore dei servizi.<br />
Purtroppo i Paesi europei necessitano di crescere per superare la crisi del debito che li attanaglia e dati negativi in questo senso sono di certo deleteri.<br />
Pur in tale difficile situazione l&#8217;<strong>Euro</strong> sul <strong>Forex</strong> ha tenuto, soprattutto contro <strong>Dollaro USA (USD)</strong> e <strong>Sterlina inglese (GBP)</strong>. Tuttavia questo fatto sembra più da attribuirsi alla debolezza delle economie e alla crisi del debito sovrano di Stati Uniti e Regno Unito che a una reale forza dell&#8217;<strong>EUR</strong>.</p>

<p>I mercati sembrano in attesa di quello che accadrà il prossimo venerdì, 26 Agosto, a <strong>Jackson Hole</strong>, in Wyoming, quando è in programma il <strong>simposio annuale della Federal Reserve</strong>.<br />
Lo scorso anno fu importante, dal momento che il <strong>Presidente, Ben Bernanke</strong>, annunciò che la <strong>Fed</strong> stava prendendo in considerazione la possibilità di un nuovo piano di <strong>alleggerimento quantitativo (QE2)</strong>, puntualmente attuato a partire dal Novembre successivo. Quest&#8217;anno molto difficilmente verranno annunciate misure analoghe e, soprattutto, sembra improbabile che i mercati possano reagire in modo molto positivo a qualsiasi annuncio venga fatto da <strong>Bernanke</strong>, come invece accadde nel 2010. Questo perché l&#8217;anno passato la <strong>deflazione</strong> incombeva come una minaccia reale, mentre quest&#8217;anno l&#8217;<strong>inflazione</strong> è elevata, in più nel 2010 la <strong>ripresa economica</strong> era in atto, mentre ora assolutamente no.<br />
E&#8217; probabile che il numero uno della <strong>Fed</strong> ribadisca che l&#8217;acquisto di nuovi assets resti un&#8217;opzione, ma nulla più. Non si possono escludere però colpi di scena che, comunque, dovrebbero portare a benefici di breve durata sui mercati internazionali.</p>
<p>Durante la settimana alcuni <strong>&#8220;beni rifugio&#8221; hanno toccato i  loro massimi di sempre</strong>: l&#8217;<strong>oro</strong>, i rendimenti dei <strong>titoli di stato USA a 10 anni</strong>, lo <strong>Yen giapponese</strong> e il <strong>Franco svizzero</strong>. Questo soprattutto a causa dei timori di una <strong>crisi del settore bancario europeo</strong> e di un <strong>rallentamento nella crescita globale</strong>.<br />
Nel tentativo di contrastare l&#8217;<strong>avversione al rischio </strong>da parte degli investitori internazionali da alcune settimane stanno agendo alcune Banche Centrali, come la <strong>Bank of Japan</strong>, la <strong>Federal Reserve</strong> e la <strong>Swiss National Bank</strong>.<br />
In particolare la <strong>SNB</strong> sembra essere la più attiva nel tentativo di contrastare l&#8217;<strong>eccessivo apprezzamento sul Forex del CHF</strong>. Si è parlato di varie misure come quelle di un <strong>legame fisso nel rapporto di cambio CHF/EUR</strong> e anche di una possibile <strong>tassazione dei depositi in Franchi svizzeri</strong>, al fine di contrastare le manovre speculative. Allo stato attuale delle cose la prima misura sembra da escludere, visto l&#8217;alto valore del <strong>CHF</strong>, mentre è più probabile l&#8217;introduzione della tassa, che darebbe un forte segnale agli speculatori. Ma si tratta in entrambi i casi di misure estreme, che la <strong>SNB</strong> attuerebbe solo nel caso in cui non riuscisse a deprezzare il valore del <strong>CHF</strong> intervenendo sul <strong>mercato Forex</strong>.<br />
In ogni caso alcune analisi tecniche sembrano indicare che presto ci sarà un deprezzamento di questi &#8220;beni rifugio&#8221;, il cui valore sta diventando obiettivamente insostenibile.</p>

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		<title>Forex, rapporto settimanale: le Banche Centrali sostengono EUR, CHF, USD e JPY, è passata la bufera?</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Aug 2011 22:09:54 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/08/Agosto-8-14-2011.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2358" title="Rapporto Forex: settimana dall'8 all'11 Agosto 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/08/Agosto-8-14-2011.png" alt="Rapporto Forex: settimana dall'8 all'11 Agosto 2011" width="150" height="166" /></a>Non solo in questa ultima settimana (dall&#8217;8 al 14 Agosto 2011), ma anche nella precedente si è assistito a importanti interventi delle <strong>banche centrali</strong> a difesa, di volta in volta, dell&#8217;<strong>Euro</strong> (EUR), del <strong>Dollaro USA</strong> (USD), del <strong>Franco svizzero</strong> (CHF) e dello <strong>Yen giapponese</strong> (JPY), tutte valute messe in seria difficoltà dai recenti sviluppi dell&#8217;economia mondiale.</p>
<p>Nella passata settimana si è così vista la <strong>BCE</strong> intervenire a sostegno di Spagna e <strong>Italia</strong>, alle prese con problemi seri legati al <strong>debito pubblico</strong>. In questo modo i rendimenti dei titoli di stato a 10 anni dei due Paesi dell&#8217;<strong>Eurozona</strong> sono scesi di nuovo sotto la soglia del 5%.<br />
La <strong>Fed</strong> statunitense ha dato il proprio contributo annunciando il <strong>blocco del tasso ufficiale di interesse attorno allo 0%</strong> fino alla metà del 2013, contribuendo in tal modo a dare maggior certezze agli investitori. Tuttavia tale mossa conferma anche la difficoltà della ripresa dell&#8217;economia USA e di quella globale.<br />
Anche la <strong>Swiss National Bank</strong> e la <strong>Bank of Japan</strong> sono intervenute per cercare di indebolire le rispettive valute sul <strong>Forex</strong>. Le due banche centrali hanno fatto capire di essere pronte e intervenire ulteriormente e in altro modo per supportare le rispettive economie, prospettiva accolta anche dalla <strong>Bank of England</strong>.<br />
<span id="more-2357"></span><br />
Ecco quindi che, a livello globale, il peggio sembra essere passato, ma le perdite verificatesi sui vari mercati in queste due ultime settimane sono state sicuramente ingenti e repentine.<br />
Volendo avere una visione ottimistica della situazione, tali ribassi potrebbero essere visti da molti investitori, sia a livello <strong>Forex</strong> che sui <strong>mercati azionari e obbligazionari</strong>, come un&#8217;opportunità di ritorno agli acquisti in vista di futuri rialzi che, tuttavia, non sono ancora certi, o meglio sono ancora più incerti del solito.<br />
Potrebbe essere una buona idea puntare sulle <strong>valute legate alle materie prime</strong>, come il D<strong>ollaro australiano (AUD), quello canadese (CAD) o quello neozelandese</strong>, mentre il <strong>Dollaro USA</strong> è probabile continui a mantenersi debole, essendo strettamente legato ai flebili segnali di ripresa dell&#8217;economia interna.<br />
Attenzione anche a possibili, significativi rimbalzi, visto che per molti si è toccato il fondo e ora la prospettiva è quella di risalire.</p>

<p>Guardando al <strong>mercato Forex</strong> della scorsa settimana, lo <strong>Yen giapponese (JPY)</strong> è stata la valuta che si è comportata meglio di tutte, con un guadagno andato oltre il 2% contro l&#8217;<strong>USD</strong>, mentre le altre valute principali hanno sofferto contro la moneta statunitense. Lo <strong>Yen</strong> è sembrato a molti investitori come il &#8220;rifugio&#8221; migliore, anche più di <strong>oro</strong> e <strong>CHF</strong>, in una situazione di estrema <strong>incertezza e volatilità sui mercati</strong>.<br />
La <strong>Bank of Japan</strong> si è vista costretta a effettuare un intervento unilaterale da record (4,5 Trilioni di JPY) per rendere stabile la situazione sul <strong>Forex</strong> e si è dichiarata sempre vigile e pronta a intervenire per il futuro. Internamente la situazione economica giapponese non è certo delle più brillanti, dal momento che il <strong>PIL</strong> del primo trimestre è risultato essere in calo dello 0,9% e le previsioni per i dati relativi al secondo trimestre 2011, che verranno pubblicati la prossima settimana, sono per un calo dello 0,6%. Per questo motivo uno <strong>Yen</strong> forte viene visto come ulteriore ostacolo alla ripresa, dal momento che finirebbero per essere penalizzate le esportazioni.</p>
<p>La <strong>Banca Centrale svizzera</strong> ha messo in atto una serie di misure per rallentare l&#8217;apprezzamento del <strong>Franco svizzero</strong> (CHF), riuscendoci parzialmente. La notizia che più ha contribuito a deprezzare la moneta svizzera è stata quella di un probabile <strong>legame fisso nel cambio CHF/EUR</strong>, cui si è sommata anche quella di una <strong>possibile tassa dell&#8217;1% sui depositi in franchi</strong>. In realtà il <strong>tasso di cambio fisso CHF/EUR</strong> sembra possa essere una misura estrema, da adottarsi solo nel caso in cui la <strong>Swiss National Bank</strong> non dovesse riuscire a influenzare in altro modo il <strong>mercato Forex</strong>, mentre è più probabile l&#8217;adozione della tassazione all&#8217;1% dei deposito in <strong>CHF</strong> che, di fatto, considerato il valore del tasso di interesse svizzero prossimo allo 0%, porterebbe di per sé a un rendimento negativo per i depositi in franchi. Per questi motivi è prevedibile, nel breve periodo, un ulteriore calo del valore del <strong>CHF</strong> sul <strong>Forex</strong>.</p>
<p>In questa situazione di estrema volatilità e di costante incertezza, è possibile che l&#8217;andamento delle principali valute, in particolare <strong>AUD, NZD, CAD, CHF, JPY</strong> e forse anche <strong>USD</strong>, possa essere strettamente legato e andare nella stessa direzione di quello dell&#8217;<strong>indice S&amp;P500 </strong>della <strong>Borsa di Wall Street</strong>, del <strong>rendimento dei titoli di stato USA a 10 anni</strong>, dell&#8217;<strong>oro</strong> e del <strong>petrolio</strong>. In particolare attenzione a possibili rotture, sia verso l&#8217;alto che verso il basso, dei supporti tecnici, che sarebbero da considerare significativi segnali.</p>

<hr><p>Nessun articolo collegato.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Forex, rapporto settimanale: EUR e USD pagano incertezze legate al debito pubblico, salgono JPY, CHF, NZD, AUD e GBP</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2011 22:15:01 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/07/Luglio-25312011.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2353" title="Rapporto Forex: settimana dal 25 al 31 Luglio 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/07/Luglio-25312011.png" alt="Rapporto Forex: settimana dal 25 al 31 Luglio 2011" width="150" height="166" /></a>La settimana che si è appena conclusa (dal 25 al 31 Luglio 2011)</strong> ha visto dominare l&#8217;incertezza sui mercati globali, a causa dei problemi legati al debito pubblico che stanno attanagliando sia gli Stati Uniti che i Paesi periferici dell&#8217;Unione Europea.</p>
<p>A beneficiare di tutta questa situazione sono stati, dal punto di vista del <strong>mercato Forex</strong>, le valute considerate &#8220;sicure&#8221;, come lo Yen giapponese (JPY) e soprattutto il Franco Svizzero (CHF), mentre tra le materie prime l&#8217;oro ha continuato a crescere. In particolare durante la settimana l&#8217;impennata delle quotazioni del CHF contro il Dollaro USA (USD) e l&#8217;Euro (EUR) è stata notevole, dal momento che la valuta svizzera è andata oltre il 4% contro l&#8217;USD e oltre il 3,7% contro l&#8217;EUR.<br />
<span id="more-2352"></span><br />
<strong>Guardando a quanto accaduto nel Vecchio Continente</strong>, si è assistito a un aumento dei rendimenti dei titoli di stato dei Paesi periferici che ha spazzato via l&#8217;euforia della scorsa settimana, successiva al vertice europeo, durante il quale si era trovata una soluzione per ristrutturare il debito della Grecia e concedere nuovi aiuti economici al Governo di Atene.<br />
In particolare ci sono seri dubbi in merito alla revisione dell&#8217;EFSF (European Financial Stabilty Facility), il fondo di salvataggio europeo reso più flessibile e teoricamente più efficace, ma il cui valore sembra insufficiente, soprattutto nella prospettiva di dover intervenire anche per le situazioni a rischio di Spagna e Italia. In settimana il rendimento dei titoli di stato spagnoli è schizzato a oltre il 6% e lo Stato iberico rischia un nuovo downgrade. In particolare il bond spagnolo a 10 anni è a soli 90 punti base dal fatale 7%, livello costato caro a Grecia, Irlanda e Portogallo, avendo fatto da preludio al default. Anche alcuni dati macroeconomici riguardanti proprio la Spagna sembrano aver evidenziato l&#8217;esistenza di un&#8217;economia europea a due velocità. Infatti  la disoccupazione spagnola, pur essendo diminuita a Luglio, resta a un preoccupante 20,89%, mentre l&#8217;inflazione è al 3,1%, contro il +6,3% della Germania, vera locomotiva europea, nella quale la disoccupazione è calata per la 25esima volta consecutiva.<br />
Inevitabilmente l&#8217;Euro ha pagato dazio sul <strong>mercato Forex</strong>, soprattutto contro il Franco svizzero, tanto che la coppia EUR/CHF ha toccato un nuovo record al ribasso, avendo toccato il valore di 1,1300. La moneta unica europea ha però retto contro l&#8217;USD, soprattutto perchè gli investitori sono parsi molto preoccupati e indecisi a causa del possibile, anche se improbabile, default degli Stati Uniti.<br />
<br />
Proprio <strong>negli USA</strong> preoccupa l&#8217;avvicinarsi del 2 Agosto, data che segna un&#8217;importante scadenza tecnica ed entro la quale democratici e repubblicani dovranno arrivare a un accordo bipartisan sull&#8217;innalzamento del tetto del debito e sulla riduzione della spesa pubblica per evitare che la più grande potenza economica mondiale dichiari default. Il piano proposto dal repubblicano John Boehner, dopo essere passato alla Camera, è stato bocciato al Senato. Ora il Presidente Obama ha auspicato il raggiungimento di un accordo a tutti i costi, cosa che probabilmente avverrà all&#8217;ultimo minuto con il probabile innalzamento del tetto del debito USA. Sarà poi interessante capire come i mercati accoglieranno tale provvedimento e, soprattutto, se le agenzie di rating opereranno un downgrade del debito usa o minacceranno di farlo.<br />
La situazione dell&#8217;economia statunitense resta sempre in bilico, dal momento che lo scorso venerdì sono stati diffusi i dati riguardanti il PIL, con una crescita relativa al primo trimestre 2011 rivista al ribasso allo 0,4% dal +1,9% precedente, mentre per il secondo trimestre si prevede una crescita piuttosto lenta al +1,3% su base annuale. Restano quindi possibili nuovi stimoli all&#8217;economia da parte della Fed che, per bocca del suo Presidente, Ben Bernanke, ha comunque già fatto sapere di restare sempre vigile e pronta ad intervenire in caso di necessità.</p>
<p>Tornando verso l&#8217;Europa, e <strong>guardando la situazione del Regno Unito</strong>, in settimana sono stati pubblicati i dati relativi al PIL del secondo trimestre 2011, salito di un misero 0,2%. Tuttavia questo dato, secondo quanto riferito dall&#8217;Istituto Nazionale di Statistica di Sua Maestà, risulta pesantemente condizionato da alcuni eventi particolari, quali le ripercussioni dello tsunami in Giappone e il blocco delle attività dovuto al matrimonio reale. Secondo le stime, infatti, la crescita sarebbe potuta essere superiore, attorno allo 0,7%, valore che sarebbe stato valutato dagli investitori più positivamente di quanto non sia accaduto in effetti. In realtà altri dati macro non sembrerebbero autorizzare all&#8217;ottimismo relativo all&#8217;economia britannica.<br />
Sul <strong>Forex</strong> la Sterlina britannica (GBP) è risultata in crescita contro l&#8217;USD, arretrando però contro il CHF e il Dollaro australiano (AUD). Questo trend dovrebbe essere anche quello che caratterizzerà il breve periodo.</p>
<p>Spostandoci <strong>in Asia e nella zona del Pacifico</strong>, dal punto di vista del <strong>mercato FX</strong> sia il Dollaro australiano (AUD) che quello neozelandese (NZD) hanno fatto registrare livelli record contro la moneta statunitense e anche lo Yen giapponese ha fatto segnare importanti rialzi contro l&#8217;USD. A sostenere queste valute, oltre che l&#8217;incertezza riguardante il debito USA, ci hanno pensato alcuni dati relativi alle rispettive economie domestiche. Per esempio l&#8217;inflazione australiana, nel secondo trimestre 2011, è salita dello 0,9%, mentre ci sia attendeva un +0,7%. L&#8217;indice dei prezzi al consumo in Nuova Zelanda è aumentato dell&#8217;1%, superando le stime che si erano attestate a un +0,8%.  In questo modo aumentano le probabilità di un ritocco al rialzo dei tassi ufficiali di interesse nel breve periodo da parte delle rispettive Banche Centrali. Rialzo che, nel caso della Reserve Bank of Australia, probabilmente non avverrà la prossima settimana, quando verrà presa una decisione in merito ai tassi, che dovrebbero rimanere al 4,75%, ma ci si attende un comunicato con toni tali da lasciar intuire possibili ritocchi nel breve.<br />
</p>
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		<title>Forex, rapporto settimanale: EUR beneficia degli esiti del vertice UE, USD sotto pressione, NZD e AUD sugli scudi</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 22:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/07/Luglio-18242011.png"><img src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/07/Luglio-18242011.png" alt="Settimana Forex dal 18 al 24 Luglio 2011" title="Settimana Forex dal 18 al 24 Luglio 2011" width="150" height="166" class="alignleft size-full wp-image-2350" /></a>La settimana che si è appena conclusa (dal 18 al 23 Luglio 2011) ha visto al centro dell&#8217;attenzione degli investitori internazionali la crisi del debito di alcuni Paesi periferici dell&#8217;Eurozona, con la situazione della Grecia in primo piano e le relative misure scaturite dal vertice europeo tenutosi in settimana che hanno contribuito a stabilizzare la situazione della nazione ellenica. L&#8217;Euro (EUR) ha quindi tratto vantaggio dall&#8217;esito del vertice, recuperando valore verso la fine della settimana, anche se è ancora troppo presto per parlare di un ritorno della fiducia degli investitori, soprattutto perchè la moneta unica europea non si è tenuta al di sotto del livello di resistenza nel breve periodo contro Dollaro USA (USD), Yen giapponese (JPY) e Franco svizzero (CHF). In ogni caso, il leggero aumento della propensione al rischio ha favorito sia il mercato delle materie prime che quello azionario a livello globale.<br />
<span id="more-2348"></span><br />
A livello Forex, le due migliori valute si sono dimostrate essere il Dollaro australiano (AUD) e il Dollaro neozelandese (NZD), mentre il Dollaro canadese (CAD) ha finito per pagare i dati negativi relativi all&#8217;inflazione interna. L&#8217;USD si è mostrato debole contro tutte le valute principali, eccezion fatta per il CHF.</p>
<p>Il vertice tra i Ministri delle Finanze europei si è concluso con la decisione di adottare nuove misure a sostegno della Grecia e, in generale, per cercare di stabilizzare, una volta per tutte, la crisi del debito sovrano nell&#8217;Eurozona. Inoltre si è deciso anche per un&#8217;ambiziosa e sostanziale riforma dell&#8217;EFSF (European Financial Stabilty Facility), reso più flessibile ed efficace, sebbene la mancanza di dettagli diffusi in merito abbia finito per scontentare i mercati. In merito alla Grecia i leaders europei hanno deciso per un ulteriore aiuto da 109 miliardi di euro, che potranno in parte (50 miliardi) essere coperti da contributi privati, definiti &#8220;volontari&#8221; e considerati come misura unica ed eccezionale che potrà essere adottata solo per la Grecia.<br />
Relativamente all&#8217;EFSF si è deciso per una riduzione dei tassi di interesse al 3,5%, con prolungamento del periodo di maturazione degli interessi, passato ora a un minimo di 15 anni e un massimo di 30, con un periodo di grazia di 10 anni. Degli effetti di questa riforma beneficeranno anche Portogallo e Irlanda.</p>

<p>Guardando alla situazione degli Stati Uniti, alle prese con il tentativo di evitare il default, dopo colloqui tenutisi durante tutta la settimana che hanno solo parzialmente reso la situazione meno tesa tra esponenti repubblicani e democratici, venerdì la settimana si è chiusa con un sostanziale nulla di fatto. Sabato invece, il Presidente Barack Obama ha convocato un summit, durato 58 minuti, con i quattro esponenti di maggior rilievo dei due partiti: Johen Boehner (repubblica, presidente della Camera), Mitch McConnell (repubblicano, capogruppo del Senato), Nancy Pelosi (democratica, leader dei deputati) e Harry Reid (democratico, numero uno dei senatori). Il leader della Casa Bianca ha fatto capire di non transigere: vuole un accordo che permetta agli Stati Uniti di dichiarare il default entro lunedì mattina. E intanto l&#8217;agenzie Standard &amp; Poor&#8217;s ha ribadito di essere pronta a declassare il rating USA qualora non si dovesse arrivare a un accordo entro la scadenza tecnica del 2 Agosto. Di certo, per arrivare a un accordo, occorreranno pesanti revisioni delle richieste sia da parte dei democratici che dei repubblicani, il che significa riduzione sostanziale della spesa pubblica ma senza un eccessivo aumento delle tasse. Insomma, una bella matassa da sbrogliare per il Presidente Obama.</p>
<p>In settimana la Bank of Canada, con una decisione ampiamente attesa, ha lasciato invariati i tassi ufficiali di interesse all&#8217;1%. Le previsioni relative al PIL del Paese per il 2011 sono state riviste al ribasso, essendo passate da un +2,9% a un +2,8%, mentre sono rimaste invariate le stime di crescita per il 2012 (+2,6%) e il 2013 (+2,1%). Le previsioni relative all&#8217;inflazione sono che l&#8217;indice si manterrà attorno al 2% fino al 2013, sia a livello &#8220;core&#8221; che generale. Dopo l&#8217;annuncio relativo ai tassi il Dollaro canadese (CAD) ha guadagnato sul Forex, salvo poi perdere valore in seguito alla pubblicazione dei dati sull&#8217;inflazione, che a Giugno ha toccato quota +3,1% su base annua, contro previsione di crescita attorno all&#8217;1,3%.</p>
<p>Le valute che meglio si sono comportate sul Forex, ancora una volta, si sono dimostrate il Dollaro australiano e quello neozelandese.  Sull&#8217;AUD hanno finito per non pesare più di tanto alcune voci che vorrebbero la Reserve Bank of Australia sul punto di tagliare i tassi ufficiali di interesse a Luglio. Il NZD ha beneficiato della pubblicazione dei dati sull&#8217;inflazione del secondo trimestre del 2011, risultata in crescita più del previsto a +5,3% su base annua, in congiunzione con i valori del PIL diffusi la scorsa settimana. Questi due fattori hanno finito per pesare sulle valutazioni future del Dollaro neozelandese sul Forex, dal momento che si attengono a breve mosse da parte della Reserve Bank of New Zealand.</p>
<p>Sul mercato delle materie prime va segnalato il nuovo record dell&#8217;oro, la cui valutazione ha superato i 1.600$ l&#8217;oncia.</p>

<hr><p>Nessun articolo collegato.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Forex, rapporto settimanale: stress test Eurozona ok, preoccupa il deficit USA, CHF e JPY in rialzo, giù EUR e USD</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 09:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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Nessun articolo collegato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/07/Luglio-11172011.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2346" title="Forex, rapporto della settimana dall'11 al 17 Luglio 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/07/Luglio-11172011.png" alt="Forex, rapporto della settimana dall'11 al 17 Luglio 2011" width="150" height="166" /></a>La settimana che si è appena conclusa (dall&#8217;11 al 17 Luglio 2011) ha visto al centro dell&#8217;attenzione degli investitori internazionali la negoziazione per la <strong>revisione del tetto del debito USA</strong> e la pubblicazione degli <strong>stress tests sulle banche europee</strong>.</p>
<p>Negli <strong>Stati Uniti</strong>, infatti, è proseguito il dialogo tra i leaders del Congresso statunitense e la Casa Bianca, relativo all&#8217;<strong>innalzamento del tetto del debito </strong>e ai <strong>tagli alla spesa statale</strong> da fare per riportare il deficit entro parametri accettabili. In realtà più che di dialogo sarebbe corretto parlare di discorsi retorici da entrambe le parti, che sembrano rendere sempre più difficile il raggiungimento di un accordo, che deve giungere entro la scadenza tecnica del 2 Agosto. Le <strong>soluzioni</strong> che si prospettano sembrano andare in 3 diverse direzioni.<br />
<strong>La prima</strong> vedrebbe una sorta di grande compromesso, che comporterebbe la riduzione del deficit di circa 4 milioni di miliardi di <strong>USD</strong> in 10 anni, ottenuta attraverso una serie di tagli alle spese dello Stato e un aumento del gettito fiscale.<br />
<strong>La seconda</strong> comporterebbe una riduzione più contenuta del debito pubblico, attorno a 1,5-2 milioni di miliardi di <strong>USD</strong>, da raggiungere solo attraverso un taglio delle spese.<br />
<strong>La terza</strong> lascerebbe invariato il <strong>deficit</strong>, aumentando però la soglia di tolleranza del <strong>rapporto deficit-PIL</strong>.<br />
<span id="more-2344"></span></p>
<p>In questo scenario alcune <strong>agenzie di rating</strong> hanno avvertito gli <strong>Stati Uniti</strong> che sono pronte a un <strong>taglio del rating</strong>, attualmente <strong><em>&#8220;AAA&#8221;</em></strong>, nel caso in cui non si stabilisca un innalzamento della soglia in tempo per evitare un default. Taglio che potrebbe comunque avvenire se il <strong>Governo USA</strong> non proporrà soluzioni convincenti per la riduzione del debito pubblico.<br />
Visti i toni dello &#8220;scontro&#8221; tra Congresso e Casa Bianca, la soluzione più probabile sembra quella del semplice innalzamento della soglia di tolleranza, con la decisione in tal senso che sarà presa all&#8217;ultimo momento. Resta comunque attuale il rischio che non si possa giungere nemmeno a questo tipo di compromesso.<br />
Questa <strong>incertezza a livello politico</strong> avrà conseguenze evidenti anche sul mercato <strong>Forex</strong>, nel quale il <strong>Dollaro USA</strong> resterà sotto pressione e sarà estremamente vulnerabile fino a quando non si saprà qualcosa di definitivo. In questo scenario ne beneficeranno le valute e gli assets considerati come &#8220;sicuri&#8221;, vale a dire i <strong>metalli preziosi</strong> a livello delle materie prime, il <strong>Franco svizzero (CHF)</strong> e lo <strong>Yen giapponese (JPY)</strong> a livello del mercato internazionale dei cambi.</p>

<p>In settimana gli <strong>Stati Uniti</strong> sono risultati al centro dell&#8217;attenzione degli investitori internazionali anche per il discorso che il <strong>Presidente della Fed, Ben Bernanke</strong>, ha tenuto di fronte alla Commissione Finanze del Senato americano. Il numero uno della <strong>Federal Reserve</strong> ha in sostanza ribadito che l&#8217;istituzione che presiede è pronta a intervenire con nuove <strong>misure di sostegno all&#8217;economia</strong>, dovessero persistere le difficoltà di recupero dell&#8217;economia USA palesatesi negli ultimi mesi. <strong>Bernanke</strong> ha tuttavia precisato che un nuovo piano di <strong>alleggerimento quantitativo (QE3)</strong> non è così vicino come molti vogliono far credere. Le conseguenze della sua testimonianza non si sono fatte attendere sui mercati internazionali, che hanno subito penalizzato gli investimenti più rischiosi, provocando anche un rimbalzo dell&#8217;<strong>USD</strong>.</p>
<p>Nella giornata di <strong>venerdì</strong>, in Europa, sono stati pubblicati i risultati degli <strong>stress tests</strong> volti a verificare la tenuta del sistema bancario del Vecchio Continente. Non ci sono state sorprese negative, dal momento che <strong>solo 8 banche (5 spagnole, 2 greche e 1 austriaca) su 91 non sono state in grado di rispettare i parametri previsti dall&#8217;indicatore Core Tier 1</strong>. Nel riferire tale risultanza si è posto l&#8217;accento sul fatto che, se non ci fossero stati ingenti aumenti di capitale tra Gennaio e Aprile 2011, ben 20 banche avrebbero fallito il test.<br />
Va comunque considerato che lo scenario prospettato per questi tests non ha preso in considerazione l&#8217;ipotesi di default da parte degli Stati periferici dell&#8217;UE, ma &#8220;solo&#8221; una congiuntura caratterizzata da recessione + un significativo arretramento dei mercati azionari.<br />
In caso di default le ripercussioni sul sistema bancario potrebbero andare, in negativo, ben oltre i risultati evidenziati da questo stress test.<br />
L&#8217;aspetto positivo riguarda senza dubbio il fatto che questi tests hanno &#8220;costretto&#8221; alcune tra le più importanti banche europee a un aumento di capitale e a rendere più trasparenti i propri bilanci.<br />
La reazione dei mercati alla pubblicazione del risultati dei tests è stata praticamente inesistente, ma va tenuto presente che i dati sono stati resi noti solo venerdì e che serviranno un paio di giorni per assorbirli. L&#8217;<strong>EUR</strong> si è mantenuto sopra quota 1,4100 contro l&#8217;<strong>USD</strong>, mentre lo <strong>spread</strong> tra il rendimento dei titoli di Stato di Italia e Spagna a 10 anni rispetto al Bund tedesco ha toccato nuovi record al rialzo da quando è entrato in vigore l&#8217;Euro.<br />
In ogni caso i risultati degli stress test sicuramente non &#8220;risolveranno i problemi dell&#8217;Eurozona&#8221;, per cui se la <strong>coppia Forex EUR/USD</strong> dovesse andare vicino, o oltre, quota 1,4300, potrebbe essere una buona occasione per vendere.</p>
<p>Naturalmente la crescente incertezza riguardante l&#8217;economia globale, la diffusa crisi del debito pubblico e le incertezze geopolitche hanno finito per avvantaggiare gli assets ritenuti più sicuri, i cosiddetti <em>&#8220;safe haven&#8221;</em>. Primi tra tutti il <strong>Franco svizzero (CHF)</strong> e lo <strong>Yen giapponese (JPY)</strong> sul <strong>Forex</strong>. In settimana, infatti, la <strong>coppia EUR/CHF</strong> ha toccato livelli negativi record, arrivando a quota 1,1495/1,1500, mentre la <strong>coppia USD/CHF</strong> è crollata attorno a 0,8085. La <strong>coppia USD/JPY</strong> è scivolata attorno a 78,45/78,50, toccando così il livello più basso dopo il minimo storico di 76,25 dello scorso 17 Marzo.<br />
Le istituzioni bancarie centrali di Giappone e Svizzera si sono mostrate preoccupate per l&#8217;ascesa delle rispettive monete, dichiarandosi vigili e pronte a intervenire sul <strong>mercato Forex</strong> in caso di apprezzamento eccessivo di <strong>Yen</strong> e <strong>Franco</strong>, rispettivamente.</p>
<p>Dando uno sguardo anche a quanto accaduto in <strong>Oceania</strong>, il <strong>Dollaro neozelandese (NZD)</strong> sembra aver ottenuto una fiducia pari a quella di cui godono <strong>CHF</strong> e <strong>JPY</strong> da parte degli investitori internazionali. Fiducia che invece non è stata concessa al <strong>Dollaro australiano (AUD)</strong>. Tale diversità tra le due valute dell&#8217;Oceania è giustificabile analizzando le strade intraprese dalle rispettive economie.<br />
Infatti i <strong>dati macroeconomici</strong> provenienti dall&#8217;<strong>Australia</strong> hanno mostrato una diminuzione della fiducia dei consumatori e degli affari, con le vendite al dettaglio calate dello 0,6% a Maggio e le concessioni edilizie crollate del 7,9% nello stesso mese. Inoltre si prevede che nel 2012 la <strong>Reserve Bank of Australia</strong> possa operate ben 4 tagli relativi ai tassi di interesse, mentre fino a poco tempo fa si parlava solo di aumenti.<br />
In <strong>Nuova Zelanda</strong> la ripresa economica sembra una realtà confermata dai dati. Basti pensare che il <strong>PIL</strong> è risultato in aumento dello 0,8% su base trimestrale e dell&#8217;1,4% annualizzato: un segnale decisamente incoraggiante dopo l&#8217;ennesimo terremoto che ha colpito Christchurch lo scorso Febbraio. Si prevede inoltre che <strong>la Reserve Bank of New Zealand</strong> possa continuare a rialzare i <strong>tassi ufficiali di interesse</strong> nei prossimi mesi.<br />
Nel <strong>mercato FX</strong> questa fotografia delle due economie australi potrebbe presto tradursi in un significativo  ribasso della <strong>coppia Forex AUD/NZD</strong>.</p>

<hr><p>Nessun articolo collegato.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Forex e mercati: il discorso di Bernanke e la manovra finanziaria dell&#8217;Italia spingono i mercati, in calo l&#8217;USD vs EUR</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 07:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri si è assistito a una <strong>generale ripresa dei mercati</strong>, che ha finito per pagare soprattutto il <strong>Dollaro USA (USD)</strong>, in calo di 3 figure sull&#8217;<strong>Euro (EUR)</strong>, con la quotazione sul <strong>Forex</strong> scesa fino a 1,415. Il <strong>trend negativo</strong> della valuta statunitense potrebbe anche continuare, considerando pure le parole del numero uno della <strong>Federal Reserve, Ben Bernanke</strong>. Infatti il <strong>Governatore della Fed</strong> ha parlato ieri di fronte alla Commissione Finanze del Senato americano, confermando l&#8217;impegno della Banca Centrale USA a intervenire per dare <strong>nuovi stimoli di politica monetaria</strong> in caso di necessità, fornendo liquidità aggiuntiva in caso di eccessivo rallentamento dell&#8217;economia statunitense.<br />
<span id="more-2339"></span> Ieri sono stati pubblicati anche interessanti <strong>dati macroeconomici</strong>. In <strong>Giappone</strong> si segnala la <strong>ripresa della produzione industriale</strong> che, su base mensile, è salita del 6,2%, anche se il dato annuale è sempre negativo: -6,5%.<br />
Nell&#8217;<strong>Eurozona</strong> a Giugno salgono più delle previsioni i prezzi all&#8217;ingrosso in Germania, facendo registrare un +8,8%, contro il +8,5% previsto. La produzione industriale destagionalizzata a Maggio è cresciuta meno delle previsioni (+0,4%), fermandosi a +0,1%.<br />
Sul <strong>mercato delle materie prime</strong> da segnalare il <strong>nuovo record del prezzo dell&#8217;oro</strong>, che ieri ha rotto quota 1.585 € l&#8217;oncia, grazie al fatto che la Fed, attraverso Bernanke, ha fatto capire che potrebbe mantenere una politica monetaria &#8220;accomodante&#8221; per un tempo maggiore rispetto alle previsioni.<br />
In rialzo anche il <strong>prezzo del petrolio</strong>, scambiato attorno ai 99 $ al barile sul WTI, grazie all&#8217;aumentata fiducia nella ripresa economica e al sostegno ad essa che dovrebbe arrivare dalle autorità monetarie. La prossima resistenza tecnica è fissata a 99,2-99,5 $ e la sua eventuale rottura potrebbe portare il prezzo dell&#8217;oro nero verso quota 104 $ al barile.</p>
<p>Sono stati pubblicati anche i <strong>verbali dell&#8217;ultima riunione del FOMC</strong>, il comitato della Fed che si occupa della politica monetaria, dai quali si è appreso del timore di alcuni membri relativo a un possibile rialzo dell&#8217;inflazione, fattore questo che ha causato un immediato rialzo di 7 punti base dei rendimenti del T Bond a 10 anni.</p>
<p>L&#8217;allentamento momentaneo della pressione sui Paesi periferici dell&#8217;Eurozona si è fatto sentire subito sul <strong>mercato obbligazionario governativo</strong>. Dopo l&#8217;attacco speculativo all&#8217;Italia di martedì e l&#8217;impegno del Governo di approvare la manovra finanziaria il prossimo venerdì, è calato lo <strong>spread sul decennale tedesco</strong> dei titoli di stato italiani, toccando 279 punti base, valore che resta comunque alto. I mercati sembrano aver assorbito bene il <strong>downgrade di Moody&#8217;s relativo al rating dell&#8217;Irlanda</strong>, con lo spread del decennale irlandese sul Bund a 63 punti base.</p>
<p>Per quanto riguarda i <strong>mercati azionari</strong>, <strong>Piazza Affari</strong> ha proseguito nel rimbalzo grazie alle ricoperture sui titoli finanziari, fortemente penalizzati nelle precedenti sedute. L&#8217;indice Ftse Mib ha chiuso a quota 18842, in aumento dell&#8217;1,79%. Importanti nel recupero dei titoli bancari sono state anche le parole di Draghi di ieri, che ha anticipato parte dei risultati degli <strong><em>stress test</em></strong> che saranno pubblicati venerdì prossimo, annunciando il superamento della prova da parte degli istituti di credito italiani.<br />
A livello europeo, l&#8217;apprezzamento dell&#8217;agenzia di rating <strong>Fitch</strong> relativo alla nuova manovra finanziaria italiana e al discorso di Bernanke ha favorito il <strong>rialzo dello 0,8% dell&#8217;indice Eurostoxx 50</strong>. In risalita i titoli bancari, delle telecomunicazioni e industriali. Molto bene anche le azioni di società legate al settore dell&#8217;estrazione mineraria, in previsione del mantenimento di una politica &#8220;accomodante&#8221; da parte della Fed USA.<br />
La <strong>Borsa di New York</strong> ha potuto anch&#8217;essa beneficiare del discorso di Bernanke, con gli investitori che hanno riacquistato fiducia, in attesa dei dati societari trimestrali. Le società produttrici di metalli e quelle rivolte all&#8217;esportazione hanno beneficiato degli impressionanti dati sulla <strong>crescita del PIL della Cina</strong>, arrivato al +9,5% nel secondo trimestre 2011.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Forex, rapporto settimanale: scacciato lo spettro di default per la Grecia, EUR forte vs USD, in rialzo CAD, NZD e AUD</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 10:16:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/07/Giugno-27-Luglio0312011.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2313" title="Forex, rapporto settimana dal 27 Giugno al 3 Luglio 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/07/Giugno-27-Luglio0312011.png" alt="Forex, rapporto settimana dal 27 Giugno al 3 Luglio 2011" width="150" height="166" /></a>Nella settimana che si è appena conclusa (dal 27 Giugno al 3 Luglio 2011) si è assistito a un forte ritorno della <strong>propensione al rischio</strong> da parte degli investitori internazionali, dovuto principalmente al fatto che la <strong>Grecia</strong> è riuscita a ottenere la <strong>quinta tranche</strong>, da circa 12 miliardi di Euro, prevista nel <strong>piano di aiuti economici</strong> da parte di <strong>UE</strong> e <strong>FMI</strong>, <strong>evitando così il possibile default.<br />
</strong>Questa circostanza ha dato una spinta decisiva ai <strong>mercati azionari</strong> internazionali in genere, con l&#8217;indice <strong><em>Dow Jones</em></strong> della Borsa di New York che ha guadagnato il 5,4% su base settimanale e lo S&amp;P500 il 5,6%.<br />
<span id="more-2310"></span>Guardando nello specifico al <strong>mercato Forex</strong> il <strong>Dollaro canadese (CAD)</strong>, il <strong>Dollaro australiano (AUD)</strong> e il <strong>Dollaro neozelandese (NZD)</strong> sono state le tre valute che hanno fatto registrare le migliori performances, grazie anche al rimbalzo verificatosi sul <strong>mercato delle materie prime</strong>. In sofferenza invece le monete considerate &#8220;sicure&#8221;, con <strong>il Franco Svizzero (CHF)</strong> che ha avuto un calo significativo, dopo aver toccato livelli record contro le valute più importanti a Giugno.</p>
<p>Anche l&#8217;<strong>oro</strong> ha pagato il ritorno alla <strong>propensione al rischio</strong>, scendendo sotto quota 1.500$ l&#8217;oncia e indebolendosi contro l&#8217;<strong>Euro (EUR)</strong>, che è stata la moneta che meglio si è comportata in Europa, mentre il <strong>Dollaro USA (USD)</strong> è risultato piuttosto debole, tranne contro <strong>Yen giapponese (JPY)</strong> e <strong>CHF</strong>.</p>
<p>Analizzando quanto accaduto in <strong>Grecia</strong>, l&#8217;approvazione della <strong>quinta tranche del piano di aiuti economici di UE e FMI</strong> è stata diretta conseguenza del via libera del Parlamento ellenico al nuovo piano di austerità da 78 miliardi di euro proposto dal <strong>Primo Ministro Papandreou</strong>. Questi aiuti serviranno alla Grecia per tener fede ai pagamenti degli interessi relativi ai mesi di Luglio e Agosto, evitando dunque il possibile <strong>default</strong> e avvicinando il Paese alla possibile concessione di un <strong>secondo piano di salvataggio da 85 miliardi di euro da Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea</strong>.<br />
Stando a quanto dichiarato dal Ministro delle Finanze austriaco, questo <strong>secondo piano</strong> verrebbe coperto per il 70% da investitori privati e governi dell&#8217;<strong>Eurozona</strong>, mentre il restante 30% spetterebbe al <strong>FMI</strong>. I Ministri delle Finanze europei affronteranno la questione in una riunione in programma il prossimo 11 Luglio a Bruxelles. Nel frattempo sarà interessante capire come la politica si muoverà per coinvolgere i privati nel nuovo piano di aiuti alla Grecia, visto che il loro contributo dovrebbe aggirarsi attorno ai 30 miliardi di euro.</p>

<p>E&#8217; facile prevedere che, una volta risolta la questione del nuovo piano di salvataggio per la Grecia, l&#8217;attenzione degli investitori internazionali si sposterà <strong>sulla crescita economica</strong> e sulla <strong>politica monetaria dell&#8217;Eurozona</strong>. Le ultime dichiarazioni dei rappresentanti della <strong>Banca Centrale Europea</strong> sono andate tutte nell&#8217;ottica di un nuovo <strong>rialzo dei tassi di interesse</strong> a Luglio. Tuttavia il destino dell&#8217;<strong>Euro</strong> sul <strong>Forex</strong> è legato anche alle possibili aspettative future, al di là del rialzo ormai alle porte. Resta molto difficile che la <strong>BCE</strong> possa effettuare, oltre a quello di Luglio, un ulteriore aumento dei tassi ufficiali a breve, nonostante il 2,7% di inflazione registrato a Giugno.</p>
<p>La <strong>Sterlina britannica (GBP)</strong> ha sofferto a causa delle previsioni relative al possibile <strong>aumento dei tassi di interesse</strong> da parte della <strong>Bank of England (BoE)</strong>. Infatti gli economisti, considerate anche le ultime dichiarazioni da parte dei rappresentanti della Banca Centrale britannica, prevedono un rialzo non prima di Maggio 2012.</p>
<p><strong>Il Dollaro canadese</strong> ha avuto una spinta decisiva dal rilevamento dell&#8217;inflazione, balzata al 3,7% su base annua, il più alto degli ultimi otto anni, ben oltre l&#8217;obiettivo del 2% fissato dalla <strong>Bank of Canada</strong>. Dovesse mantenersi questo livello di <strong>inflazione</strong>, il <strong>Governatore della BoC, Carney</strong>, non potrebbe esimersi dal prendere adeguate contromisure prima della fine del 2011. Si ritiene infatti che, prima della conclusione dell&#8217;anno in corso, la <strong>BoC</strong> possa intervenire alzando di 25 punti base i tassi ufficiali a Settembre e di ulteriori 25 pb emtro i 3 mesi successivi.</p>
<p>Il <strong>Dollaro USA</strong> ha subito le pressioni esercitate dal rafforzamento dell&#8217;<strong>Euro</strong>, dei <strong>mercati azionari</strong> e anche del <strong>petrolio</strong>. Solo la <strong>debolezza dell&#8217;oro</strong> e <strong>il rialzo dei rendimenti dei titoli di stato statunitensi</strong> hanno evitato all&#8217;<strong>USD</strong> di subire cali più significativi.</p>

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		<title>Forex, rapporto settimanale: occhi puntati su crisi di Eurozona e Grecia, niente QE3 dalla Fed, CHF da record</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 22:10:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/06/Giugno-2026011.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2300" title="Forex, rapporto settimana dal 20 al 26 Giugno 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/06/Giugno-2026011.png" alt="Forex, rapporto settimana dal 20 al 26 Giugno 2011" width="150" height="166" /></a>Nella settimana che si è appena conclusa (dal 20 al 26 Giugno 2011) le notizie sulla <strong>crisi del debito della Grecia</strong> e quelle relative all’economia dell’<strong>Eurozona</strong> hanno attirato gli interessi degli investitori internazionali. Relativamente al <strong>mercato Forex</strong>, sicuramente il <strong>Franco svizzero</strong> è stata la valuta che si è meglio comportata, dato che le quotazioni del <strong>CHF</strong> hanno raggiunto nuovi record contro <strong>Dollaro USA (USD), Euro (EUR)</strong> e <strong>Sterlina britannica (GBP).</strong></p>
<p>In <strong>Grecia</strong> il governo del <strong>Primo Ministro Papandreou</strong> ha ottenuto la fiducia per una manciata di voti e la prossima settimana porterà al voto in Parlamento il nuovo piano di austerità, la cui approvazione è fondamentale per l’accesso alla nuova <strong>tranche</strong> del piano congiunto di aiuti di <strong>FMI</strong> e <strong>UE</strong>. Gli esperti ritengono che <strong>Papandreou</strong> riuscirà nel suo intento, anche se c’è un certo margine di incertezza che fa sì che gli investitori internazionali continuino a rimanere vigili sulla situazione greca. Tuttavia non si arresta il rischio di estensione a macchia d’olio della crisi, con l’<strong>agenzia Moody’s </strong>che non ha escluso il possibile <em>downgrade</em> di alcune <strong>banche italiane</strong>.<br />
Questa situazione di incertezza nell’<strong>Eurozona</strong> si ripercuote inevitabilmente sui mercati internazionali e sul “sentimento” degli investitori.<br />
<span id="more-2299"></span></p>

<p>Spostandosi dal Vecchio Continente agli <strong>Stati Uniti</strong>, in settimana sono giunte notizie poco soddisfacenti dopo la riunione del <strong>FOMC</strong> della <strong>Federal Reserve</strong>, che si è conclusa senza accenni a un nuovo <strong>piano di stimolo all’economia (QE3)</strong>. Infatti il <strong>Presidente della Fed, Ben Bernanke</strong>, ha sottolineato come, al completamento dell’attuale piano di alleggerimento quantitativo (QE2), previsto per la fine di Giugno 2011, non sono in programma nuovi piani analoghi per aiutare l’economia USA.<br />
Nel comunicato finale il tono usato è risultato essere meno ottimistico rispetto a quello della precedente riunione, dal momento che la <strong>Fed</strong> ha precisato che la ripresa in atto procede più lentamente di quanto ci si aspettasse. Inoltre sono state riviste al ribasso le <strong>previsioni riguardanti il PIL</strong> e aumentate quelle sulla <strong>disoccupazione</strong>. Il <strong>rallentamento della ripresa</strong> sembra aver trovato conferma anche nei <strong>dati macroeconomici</strong> giunti in settimana, dai quali si evince la difficoltà in cui si trova l’intera economia statunitense.</p>
<p>Sul <strong>Forex,</strong> la <strong>Sterlina britannica</strong> ha confermato la propria debolezza, risentendo anche della pubblicazione dei resoconti dell’ultima riunione della <strong>Bank of England</strong>, dai quali è emerso il rafforzamento della volontà di mantenere i <strong>tassi ufficiali di interesse</strong> agli attuali livelli, con l’attenzione dei membri del comitato per la politica monetaria che si è spostata dal controllo dell’<strong>inflazione</strong> alla <strong>fragilità della ripresa economica</strong>. E’ dunque altamente improbabile che ci possano essere <strong>rialzi dei tassi</strong> entro la fine del 2011.</p>
<p>La <strong>coppia Forex EUR/USD</strong> si è mantenuta sopra quota 1,4000, impedendo all’<strong>indice dell’USD </strong>di salire. La <strong>coppia GBP/CHF</strong> ha toccato un nuovo record negativo a 1,3271 e le previsioni vanno nel senso di un proseguimento dell’attuale andamento ribassista.</p>
<p>Sui <strong>mercati azionari</strong> e su quello delle <strong>materie prime</strong>, entrambi deboli, si è avuta una settimana piuttosto volatile.<br />
Il <strong>Dow Jones</strong> è riuscito a risalire, sia pur di poco.<br />
L’<strong>indice CRB </strong>delle materie prime è tornato ad arretrate, raggiungendo anche un minimo di 326,88.<br />
Il <strong>petrolio greggio</strong> ha rotto il livello di 90$ al barile, chiudendo debole.<br />
L’<strong>oro</strong>, al contrario, è tornato prossimo ai 1.500$ l’oncia e potrebbe essere un segnale nel senso di un’inversione del recente trend.<br />
</p>
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		<title>Forex, rapporto settimanale: UE e FMI danno ossigeno all’EUR in attesa della visita europea di Wen Jiabao</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jun 2011 22:16:41 +0000</pubDate>
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Sia il <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong> che l’<strong>Unione Europea </strong>hanno garantito i nuovi fondi, a patto però che il <strong>Governo di Atene</strong> attui nuove misure di austerità, per le quali si sta battendo da tempo il <strong>Primo Ministro Papandreu</strong>, causa di rivolte popolari durante la scorsa settimana. Infatti il Governo è chiamato a nuovi tagli della spesa pubblica uniti a un ulteriore aumento delle tasse. Solo in questo modo la <strong>Grecia</strong> potrà continuare a ricevere gli aiuti economici internazionali per cercare di allontanare il rischio di insolvenza e dichiarare default.<br />
<span id="more-2283"></span><br />
I fattori che depongono a favore del fatto che <strong>Papandreu</strong> riuscirà a ottenere la maggioranza per far approvare le nuove misure di austerità sono molteplici, primo fra tutti il fatto che un eventuale default della <strong>Grecia</strong> significherebbe, di fatto, l’avvio di una seconda crisi economica a livello globale, che coinvolgerebbe in primis altri Paesi periferici dell’<strong>Eurozona</strong>, includendo anche l’<strong>Italia</strong>, finora relativamente al riparo da rischi di crisi del debito sovrano. In settimana, per la precisione nella giornata di venerdì, l’agenzia <strong>Moody’s</strong> ha reso noto di aver messo il rating dell’<strong>Italia</strong> sotto osservazione, in vista di un possibile downgrade, in considerazione della continua crescita del debito pubblico.</p>
<p>Dal punto di vista del <strong>mercato Forex</strong>, nel caso in cui dovesse andare in porto la nuova tranche di aiuti alla <strong>Grecia</strong>, l’<strong>EUR</strong> potrebbe trarne nuovi benefici, anche se nel breve è improbabile che la quotazione della <strong>coppia EUR/USD</strong> vada oltre i livelli compresi tra 1,4450 e 1,4500.</p>

<p>Permanendo l’incertezza legata alla <strong>Grecia</strong>, gli investitori internazionali hanno preferito rimanere estremamente cauti in merito alla forza della <strong>ripresa economica</strong>. Il <strong>mercato delle materie prime</strong> si è mantenuto debole anche questa settimana: non sono bastate le notizie positive arrivate dalla <strong>Grecia</strong> nella giornata di venerdì. L’<strong>avversione al rischio </strong>dovrebbe continuare pure nella prossima settimana, anche in caso di notizie favorevoli provenienti da Atene e dall’UE.<br />
Sul <strong>Forex</strong> non si è assistito, come invece avviene in questi casi, a particolari rimbalzi da parte delle coppie che includono lo <strong>Yen giapponese (JPY)</strong>. Invece sono <strong>aumentati i rendimenti dei titoli di Stato USA</strong>, arrivati molto vicini ai recenti massimi, segnale del persistere dell’incertezza e dell’avversione al rischio da parte degli investitori internazionali.</p>
<p>Tornando all’<strong>Eurozona</strong>, la settimana che si è appena conclusa avrebbe potuto chiudersi in maniera disastrosa, mentre invece le dichiarazioni di rappresentati di <strong>FMI</strong> e <strong>UE</strong> relative ai nuovi aiuti alla <strong>Grecia</strong> sembrano aver dato un po’ di serenità a livello globale, ma bisognerà capire se si tratti solo di una situazione momentanea, oppure sia destinata a mantenersi.<br />
In tal senso la prossima settimana sarà molto importante valutare quanto dichiarerà il <strong>Premier cinese, Wen Jiabao,</strong> che sarà in <strong>visita ufficiale in Europa</strong>. Le parole del numero uno del <strong>Governo di Pechino</strong> potrebbero dare sostegno all’<strong>Euro (EUR) </strong>sul <strong>Forex</strong>, tanto che la moneta unica contro il <strong>Dollaro USA (USD)</strong> potrebbe spingersi oltre la quotazione indicata precedentemente come massima: 1,4500. Esiste però anche il rischio di un andamento al ribasso, nel caso in cui <strong>Wen Jiabao</strong> dovesse pronunciare parole che possano far intuire un disimpegno della <strong>Cina</strong> nel sostenere l’<strong>Eurozona</strong>.</p>
<p>La prossima settimana si dovranno anche prendere in considerazione alcuni importanti <strong>dati macroeconomici</strong> che arriveranno dall’<strong>Eurozona</strong>, come l’<strong>indice IFO </strong>della <strong>Germania</strong>, importante per valutare la situazione dell’industria tedesca. Ci si attende un dato di crescita modesta, segnale di un rallentamento della crescita stessa anche nella <em>“locomotiva”</em> <strong>Germania</strong>.<br />
Inoltre verrà pubblicato il dato rivisto relativo all’<strong>indice PMI manifatturiero e del settore dei servizi: </strong>ci si attende una revisione al ribasso, segnale di un’estate molto complicata nell’<strong>Eurozona</strong>.</p>
<p>Spostandosi nel <strong>Regno Unito</strong>, mercoledì sono stati pubblicati i rapporti relativi all’ultima riunione del <strong>Comitato per la Politica monetaria della Bank of England</strong>, molto attesi perché si trattava della prima riunione dopo l’abbandono di <strong>Andrew Sentance</strong>. E’ emerso che <strong>Ben Broadbent</strong>, che ha sostituito <strong>Sentance</strong>, si è mostrato molto preoccupato per l’<strong>andamento dell’inflazione</strong>, con particolare riferimento all’<strong>aumento dei prezzi delle materie prime</strong>. Tuttavia il nuovo membro non ha sostenuto la necessità di un aumento dei <strong>tassi ufficiali di interesse</strong>, misura invece ritenuta necessaria dal suo predecessore <strong>Sentance</strong>.<br />
In settimana sono giunti anche i dati relativi alle <strong>vendite al dettaglio</strong> di Maggio, risultati deludenti perché hanno evidenziato una flessione dell’1,6%.<br />
Si è assistito a una <strong>diminuzione significativa dei rendimenti dei titoli di Stato del Regno Unito</strong>, che la scorsa settimana avevano beneficato dell’incertezza relativa alla <strong>Grecia</strong> e all’<strong>Eurozona</strong> in generale. Il rendimento del <strong><em>Gilt</em></strong> a due anni è calato di più di 10 punti base.<br />
Dal punto di vista del <strong>mercato Forex</strong>, eventuali rafforzamenti della <strong>Sterlina britannica (GBP)</strong> potrebbero essere visti come una buona opportunità per vendere la valuta, specialmente contro il <strong>Franco svizzero (CHF).</strong></p>
<p>Mercoledì 22 Giugno sarà una data da segnarsi sul calendario per la prossima settimana, dal momento che si concluderà la riunione di due giorni del <strong>FOMC</strong>, il comitato della <strong>Fed</strong> che si occupa della politica monetaria. Ci si attende che il numero uno della <strong>Federal Reserve, Ben Bernanke</strong>, nel discorso di chiusura dei lavori, sottolinei ancora una volta il <strong>rallentamento della ripresa dell’economia USA</strong>, senza però lasciar intendere la necessità di un nuovo piano di stimoli all’economica (QE3), come auspicato da più parti. Gli analisti prevedono che <strong>Bernanke</strong> ribadirà la visione ottimistica riferita alla seconda metà del 2011.</p>

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		<title>Forex, rapporto settimanale: EUR in stand-by, preoccupa il rallentamento della ripresa economica globale</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 17:03:58 +0000</pubDate>
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<p><span id="more-2278"></span></p>
<p>Volendo essere ottimisti si può attribuire questo arretramento alla <strong>crescita dei prezzi dell’energia</strong>, che ha finito per influenzare negativamente la domanda da parte dei consumatori.<br />
Guardando quanto sta accadendo da un punto di vista pessimistico si potrebbero invece mettere in evidenza le <strong>lacune strutturali a sostegno della crescita</strong>, come la disoccupazione e le difficoltà nell’uscire da una serie di stimoli all’economia messi in atto dalle <strong>Banche Centrali</strong> dei vari Paesi, per non parlare poi delle misure di contenimento della spesa pubblica, necessarie per la sistemazione dei conti degli Stati ma deleterie per la crescita economia.<br />
Probabilmente la verità sta nel mezzo: le mancanze strutturali unite alla crescita dei prezzi delle materie prime potrebbero essere due fattori che hanno interagito, portando al rallentamento della ripresa economica.<br />
Gli sviluppi nell’immediato dipenderanno:</p>
<ul>
<li>da come e se verrà risolta la crisi del debito sovrano in Grecia</li>
<li>dalla possibile decisione degli Stati Uniti di alzare la soglia del rapporto debito/PIL</li>
<li>dal possibile scoppio della bolla speculativa del settore immobiliare in Cina</li>
</ul>
<p>Questi tre fattori saranno fondamentali e le previsioni non sono, in nessuno dei tre casi, ottimistiche.<br />
<br />
A livello <strong>Forex</strong>, gli scenari che si prospettano consigliano che potrebbe essere saggio e profittevole stare “short” su <strong>AUD</strong>, <strong>NZD</strong> e <strong>CAD</strong> contro <strong>USD</strong> e <strong>JPY</strong> nell’ottica di cogliere opportunità qualora si andasse appena sopra gli attuali livelli di quotazione sul <strong>mercato internazione dei cambi</strong>.</p>
<p>L’<strong>Euro (EUR) </strong>ha chiuso la settimana in stand-by, rompendo il livello chiave posto a 1,4500 conto l’USD, sia per quanto emerso in merito alla volontà della <strong>BCE</strong> in considerazione dello stato dell’economia dell’<strong>Eurozona</strong>, ritenuta meno rigida rispetto alle previsioni, che per la possibile decisione della <strong>Germania</strong> di non sostenere la proposta di <strong>nuovi aiuti alla Grecia</strong>.<br />
La <strong>Banca Centrale Europea</strong> ha fatto sapere che manterrà un alto livello di vigilanza sugli sviluppi dell’economia comunitaria, lasciando intendere un <strong>possibile aumento dei tassi di interesse nel prossimo mese di Luglio</strong>.<br />
Tale notizia avrebbe dovuto aiutare l’<strong>EUR</strong> a crescere, mentre invece si è avuto l’effetto opposto, poiché l’attenzione di investitori ed economisti si è concentrata sui <strong>dati macroeconomici</strong> diffusi dalla stessa <strong>BCE</strong>, che hanno evidenziato una crescita per il 2011 che potrebbe essere più alta rispetto alle previsioni, ma anche un <strong>rallentamento dell’inflazione nel 2012</strong>, in un intervallo compreso tra l’1,1% e il 2,3%, molto vicino all’obiettivo dichiarato del 2%. Questo ha fatto pensare a un mantenimento degli attuali <strong>tassi</strong> ancora a lungo.<br />
Considerando che l’<strong>EUR</strong> in questi ultimi mesi ha beneficiato delle notizie sulle decisioni della <strong>Banca Centrale Europea</strong> relative ai <strong>tassi ufficiali di interesse</strong>, è facile capire come questi dati macro abbiamo fanno suonare un campanello d’allarme presso gli investitori internazionali, con conseguenze immediate sul <strong>Forex</strong>.<br />
Il fatto poi che la <strong>Germania</strong> potrebbe non appoggiare la decisione di concedere <strong>nuovi aiuti alla Grecia</strong> ha influito ancor più negativamente sulle quotazioni dell’<strong>Euro</strong>. Infatti, se il Governo di Berlino decidesse di non concedere più aiuti ad Atene, potrebbe innescarsi un meccanismo tale da portare l’intera <strong>Eurozona</strong> sull’orlo di una nuova, pensante crisi.<br />
Un nuovo default, anche solo “tecnico”, della <strong>Grecia</strong> porterebbe sicuramente le agenzie di rating a declassare ulteriormente il debito ellenico, con conseguenze anche su <strong>Irlanda</strong> e <strong>Portogallo</strong> prima, e su altri Stati comunitari in difficoltà poi. L’eventuale rifiuto della <strong>Germania</strong> a concedere nuovi aiuti alla Grecia sarebbe anche un autogol per lo stesso Governo della Merkel e per Parigi, dal momento che molte banche tedesche e  francesi risultano esposte nei confronti della <strong>Grecia</strong> e potrebbero essere costrette a chiedere aiuti ai rispettivi Governi centrali.</p>
<p>In settimana c’è stato anche l’annuncio della <strong>Bank of England</strong> relativo al mantenimento degli attuali <strong>tassi di interesse</strong> nel <strong>Regno Unito</strong>. Decisione ampiamente attesa, le cui motivazioni saranno rese note con la pubblicazione dei verbali della riunione, programmata per il 22 Giugno prossimo. Del resto, permanendo debole la crescita economica e alta l’inflazione è difficile prevedere rialzi dei <strong>tassi di interesse</strong> inglesi nel breve periodo.<br />
Inoltre i <strong>dati macroeconomici</strong> e le previsioni di vari istituti di ricerca confermano che la crescita del <strong>PIL</strong> del <strong>Regno Unito</strong> sarà molto limitata nel breve. Di certo le quotazioni sul <strong>Forex</strong> della <strong>Sterlina britannica (GBP)</strong> non ne hanno tratto beneficio, sebbene l’andamento della valuta di Sua Maestà continui a essere maggiormente influenzato dalla <strong>crisi dell’Eurozona</strong> e <strong>dalla lenta ripresa dell’economia USA.</strong></p>
<p>Spostandosi in <strong>Giappone</strong>, sarà interessante verificare se <strong>la Bank of Japan (BOJ)</strong> deciderà di proseguire nell’acquisto di assets privati, al termine della riunione di 2 giorni (13-14 Giugno) in programma la prossima settimana. Non si attendono invece cambi in merito ai <strong>tassi di interesse</strong>, che dovrebbero continuare a rimanere ai minimi storici, a un livello prossimo allo 0%.</p>
<p>Infine uno sguardo anche a quanto accaduto a livello dei <strong>mercati delle materie prime</strong>. In particolare il <strong>prezzo del petrolio</strong> sembra non aver ancora trovato una direzione precisa. Infatti in settimana (8 Giugno) si è tenuta a Vienna una riunione dell’<strong>OPEC</strong>, dalla quale ci si aspettava l’annuncio di un aumento della produzione di oro nero. Annuncio che invece non c’è stato, con i Paesi membri che hanno deciso di non decidere, mantenendo inalterata la quantità di barili giornalieri. Questo ha favorito il rialzo dei prezzi sia del <strong>WTI</strong> che del <strong>Brent</strong>, che sono saliti rispettivamente oltre 102$ e 120$ al barile, salvo poi ripiegare sotto 100$ e 119$ nella giornata di venerdì, quando l’<strong>Arabia Saudita </strong>ha annunciato l’aumento nella produzione giornaliera. In realtà questo aumento è servito a tamponare la perdita dovuta al mancato apporto produttivo della <strong>Libia</strong>, a causa dei ben noti problemi interni e internazionali del Paese nordafricano.</p>

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