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	<title>Il mercato Forex: notizie e consigli per guadagnare col trading fx online &#187; fed</title>
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	<description>Forex: come guadagnare facendo trading online in modo semplice e con strumenti di analisi fx forniti dai brokers.</description>
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		<title>Forex, rapporto settimanale: stress test Eurozona ok, preoccupa il deficit USA, CHF e JPY in rialzo, giù EUR e USD</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 09:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/07/Luglio-11172011.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2346" title="Forex, rapporto della settimana dall'11 al 17 Luglio 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/07/Luglio-11172011.png" alt="Forex, rapporto della settimana dall'11 al 17 Luglio 2011" width="150" height="166" /></a>La settimana che si è appena conclusa (dall&#8217;11 al 17 Luglio 2011) ha visto al centro dell&#8217;attenzione degli investitori internazionali la negoziazione per la <strong>revisione del tetto del debito USA</strong> e la pubblicazione degli <strong>stress tests sulle banche europee</strong>.</p>
<p>Negli <strong>Stati Uniti</strong>, infatti, è proseguito il dialogo tra i leaders del Congresso statunitense e la Casa Bianca, relativo all&#8217;<strong>innalzamento del tetto del debito </strong>e ai <strong>tagli alla spesa statale</strong> da fare per riportare il deficit entro parametri accettabili. In realtà più che di dialogo sarebbe corretto parlare di discorsi retorici da entrambe le parti, che sembrano rendere sempre più difficile il raggiungimento di un accordo, che deve giungere entro la scadenza tecnica del 2 Agosto. Le <strong>soluzioni</strong> che si prospettano sembrano andare in 3 diverse direzioni.<br />
<strong>La prima</strong> vedrebbe una sorta di grande compromesso, che comporterebbe la riduzione del deficit di circa 4 milioni di miliardi di <strong>USD</strong> in 10 anni, ottenuta attraverso una serie di tagli alle spese dello Stato e un aumento del gettito fiscale.<br />
<strong>La seconda</strong> comporterebbe una riduzione più contenuta del debito pubblico, attorno a 1,5-2 milioni di miliardi di <strong>USD</strong>, da raggiungere solo attraverso un taglio delle spese.<br />
<strong>La terza</strong> lascerebbe invariato il <strong>deficit</strong>, aumentando però la soglia di tolleranza del <strong>rapporto deficit-PIL</strong>.<br />
<span id="more-2344"></span></p>
<p>In questo scenario alcune <strong>agenzie di rating</strong> hanno avvertito gli <strong>Stati Uniti</strong> che sono pronte a un <strong>taglio del rating</strong>, attualmente <strong><em>&#8220;AAA&#8221;</em></strong>, nel caso in cui non si stabilisca un innalzamento della soglia in tempo per evitare un default. Taglio che potrebbe comunque avvenire se il <strong>Governo USA</strong> non proporrà soluzioni convincenti per la riduzione del debito pubblico.<br />
Visti i toni dello &#8220;scontro&#8221; tra Congresso e Casa Bianca, la soluzione più probabile sembra quella del semplice innalzamento della soglia di tolleranza, con la decisione in tal senso che sarà presa all&#8217;ultimo momento. Resta comunque attuale il rischio che non si possa giungere nemmeno a questo tipo di compromesso.<br />
Questa <strong>incertezza a livello politico</strong> avrà conseguenze evidenti anche sul mercato <strong>Forex</strong>, nel quale il <strong>Dollaro USA</strong> resterà sotto pressione e sarà estremamente vulnerabile fino a quando non si saprà qualcosa di definitivo. In questo scenario ne beneficeranno le valute e gli assets considerati come &#8220;sicuri&#8221;, vale a dire i <strong>metalli preziosi</strong> a livello delle materie prime, il <strong>Franco svizzero (CHF)</strong> e lo <strong>Yen giapponese (JPY)</strong> a livello del mercato internazionale dei cambi.</p>

<p>In settimana gli <strong>Stati Uniti</strong> sono risultati al centro dell&#8217;attenzione degli investitori internazionali anche per il discorso che il <strong>Presidente della Fed, Ben Bernanke</strong>, ha tenuto di fronte alla Commissione Finanze del Senato americano. Il numero uno della <strong>Federal Reserve</strong> ha in sostanza ribadito che l&#8217;istituzione che presiede è pronta a intervenire con nuove <strong>misure di sostegno all&#8217;economia</strong>, dovessero persistere le difficoltà di recupero dell&#8217;economia USA palesatesi negli ultimi mesi. <strong>Bernanke</strong> ha tuttavia precisato che un nuovo piano di <strong>alleggerimento quantitativo (QE3)</strong> non è così vicino come molti vogliono far credere. Le conseguenze della sua testimonianza non si sono fatte attendere sui mercati internazionali, che hanno subito penalizzato gli investimenti più rischiosi, provocando anche un rimbalzo dell&#8217;<strong>USD</strong>.</p>
<p>Nella giornata di <strong>venerdì</strong>, in Europa, sono stati pubblicati i risultati degli <strong>stress tests</strong> volti a verificare la tenuta del sistema bancario del Vecchio Continente. Non ci sono state sorprese negative, dal momento che <strong>solo 8 banche (5 spagnole, 2 greche e 1 austriaca) su 91 non sono state in grado di rispettare i parametri previsti dall&#8217;indicatore Core Tier 1</strong>. Nel riferire tale risultanza si è posto l&#8217;accento sul fatto che, se non ci fossero stati ingenti aumenti di capitale tra Gennaio e Aprile 2011, ben 20 banche avrebbero fallito il test.<br />
Va comunque considerato che lo scenario prospettato per questi tests non ha preso in considerazione l&#8217;ipotesi di default da parte degli Stati periferici dell&#8217;UE, ma &#8220;solo&#8221; una congiuntura caratterizzata da recessione + un significativo arretramento dei mercati azionari.<br />
In caso di default le ripercussioni sul sistema bancario potrebbero andare, in negativo, ben oltre i risultati evidenziati da questo stress test.<br />
L&#8217;aspetto positivo riguarda senza dubbio il fatto che questi tests hanno &#8220;costretto&#8221; alcune tra le più importanti banche europee a un aumento di capitale e a rendere più trasparenti i propri bilanci.<br />
La reazione dei mercati alla pubblicazione del risultati dei tests è stata praticamente inesistente, ma va tenuto presente che i dati sono stati resi noti solo venerdì e che serviranno un paio di giorni per assorbirli. L&#8217;<strong>EUR</strong> si è mantenuto sopra quota 1,4100 contro l&#8217;<strong>USD</strong>, mentre lo <strong>spread</strong> tra il rendimento dei titoli di Stato di Italia e Spagna a 10 anni rispetto al Bund tedesco ha toccato nuovi record al rialzo da quando è entrato in vigore l&#8217;Euro.<br />
In ogni caso i risultati degli stress test sicuramente non &#8220;risolveranno i problemi dell&#8217;Eurozona&#8221;, per cui se la <strong>coppia Forex EUR/USD</strong> dovesse andare vicino, o oltre, quota 1,4300, potrebbe essere una buona occasione per vendere.</p>
<p>Naturalmente la crescente incertezza riguardante l&#8217;economia globale, la diffusa crisi del debito pubblico e le incertezze geopolitche hanno finito per avvantaggiare gli assets ritenuti più sicuri, i cosiddetti <em>&#8220;safe haven&#8221;</em>. Primi tra tutti il <strong>Franco svizzero (CHF)</strong> e lo <strong>Yen giapponese (JPY)</strong> sul <strong>Forex</strong>. In settimana, infatti, la <strong>coppia EUR/CHF</strong> ha toccato livelli negativi record, arrivando a quota 1,1495/1,1500, mentre la <strong>coppia USD/CHF</strong> è crollata attorno a 0,8085. La <strong>coppia USD/JPY</strong> è scivolata attorno a 78,45/78,50, toccando così il livello più basso dopo il minimo storico di 76,25 dello scorso 17 Marzo.<br />
Le istituzioni bancarie centrali di Giappone e Svizzera si sono mostrate preoccupate per l&#8217;ascesa delle rispettive monete, dichiarandosi vigili e pronte a intervenire sul <strong>mercato Forex</strong> in caso di apprezzamento eccessivo di <strong>Yen</strong> e <strong>Franco</strong>, rispettivamente.</p>
<p>Dando uno sguardo anche a quanto accaduto in <strong>Oceania</strong>, il <strong>Dollaro neozelandese (NZD)</strong> sembra aver ottenuto una fiducia pari a quella di cui godono <strong>CHF</strong> e <strong>JPY</strong> da parte degli investitori internazionali. Fiducia che invece non è stata concessa al <strong>Dollaro australiano (AUD)</strong>. Tale diversità tra le due valute dell&#8217;Oceania è giustificabile analizzando le strade intraprese dalle rispettive economie.<br />
Infatti i <strong>dati macroeconomici</strong> provenienti dall&#8217;<strong>Australia</strong> hanno mostrato una diminuzione della fiducia dei consumatori e degli affari, con le vendite al dettaglio calate dello 0,6% a Maggio e le concessioni edilizie crollate del 7,9% nello stesso mese. Inoltre si prevede che nel 2012 la <strong>Reserve Bank of Australia</strong> possa operate ben 4 tagli relativi ai tassi di interesse, mentre fino a poco tempo fa si parlava solo di aumenti.<br />
In <strong>Nuova Zelanda</strong> la ripresa economica sembra una realtà confermata dai dati. Basti pensare che il <strong>PIL</strong> è risultato in aumento dello 0,8% su base trimestrale e dell&#8217;1,4% annualizzato: un segnale decisamente incoraggiante dopo l&#8217;ennesimo terremoto che ha colpito Christchurch lo scorso Febbraio. Si prevede inoltre che <strong>la Reserve Bank of New Zealand</strong> possa continuare a rialzare i <strong>tassi ufficiali di interesse</strong> nei prossimi mesi.<br />
Nel <strong>mercato FX</strong> questa fotografia delle due economie australi potrebbe presto tradursi in un significativo  ribasso della <strong>coppia Forex AUD/NZD</strong>.</p>

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		<title>Forex e mercati: il discorso di Bernanke e la manovra finanziaria dell&#8217;Italia spingono i mercati, in calo l&#8217;USD vs EUR</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 07:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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Nessun articolo collegato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri si è assistito a una <strong>generale ripresa dei mercati</strong>, che ha finito per pagare soprattutto il <strong>Dollaro USA (USD)</strong>, in calo di 3 figure sull&#8217;<strong>Euro (EUR)</strong>, con la quotazione sul <strong>Forex</strong> scesa fino a 1,415. Il <strong>trend negativo</strong> della valuta statunitense potrebbe anche continuare, considerando pure le parole del numero uno della <strong>Federal Reserve, Ben Bernanke</strong>. Infatti il <strong>Governatore della Fed</strong> ha parlato ieri di fronte alla Commissione Finanze del Senato americano, confermando l&#8217;impegno della Banca Centrale USA a intervenire per dare <strong>nuovi stimoli di politica monetaria</strong> in caso di necessità, fornendo liquidità aggiuntiva in caso di eccessivo rallentamento dell&#8217;economia statunitense.<br />
<span id="more-2339"></span> Ieri sono stati pubblicati anche interessanti <strong>dati macroeconomici</strong>. In <strong>Giappone</strong> si segnala la <strong>ripresa della produzione industriale</strong> che, su base mensile, è salita del 6,2%, anche se il dato annuale è sempre negativo: -6,5%.<br />
Nell&#8217;<strong>Eurozona</strong> a Giugno salgono più delle previsioni i prezzi all&#8217;ingrosso in Germania, facendo registrare un +8,8%, contro il +8,5% previsto. La produzione industriale destagionalizzata a Maggio è cresciuta meno delle previsioni (+0,4%), fermandosi a +0,1%.<br />
Sul <strong>mercato delle materie prime</strong> da segnalare il <strong>nuovo record del prezzo dell&#8217;oro</strong>, che ieri ha rotto quota 1.585 € l&#8217;oncia, grazie al fatto che la Fed, attraverso Bernanke, ha fatto capire che potrebbe mantenere una politica monetaria &#8220;accomodante&#8221; per un tempo maggiore rispetto alle previsioni.<br />
In rialzo anche il <strong>prezzo del petrolio</strong>, scambiato attorno ai 99 $ al barile sul WTI, grazie all&#8217;aumentata fiducia nella ripresa economica e al sostegno ad essa che dovrebbe arrivare dalle autorità monetarie. La prossima resistenza tecnica è fissata a 99,2-99,5 $ e la sua eventuale rottura potrebbe portare il prezzo dell&#8217;oro nero verso quota 104 $ al barile.</p>
<p>Sono stati pubblicati anche i <strong>verbali dell&#8217;ultima riunione del FOMC</strong>, il comitato della Fed che si occupa della politica monetaria, dai quali si è appreso del timore di alcuni membri relativo a un possibile rialzo dell&#8217;inflazione, fattore questo che ha causato un immediato rialzo di 7 punti base dei rendimenti del T Bond a 10 anni.</p>
<p>L&#8217;allentamento momentaneo della pressione sui Paesi periferici dell&#8217;Eurozona si è fatto sentire subito sul <strong>mercato obbligazionario governativo</strong>. Dopo l&#8217;attacco speculativo all&#8217;Italia di martedì e l&#8217;impegno del Governo di approvare la manovra finanziaria il prossimo venerdì, è calato lo <strong>spread sul decennale tedesco</strong> dei titoli di stato italiani, toccando 279 punti base, valore che resta comunque alto. I mercati sembrano aver assorbito bene il <strong>downgrade di Moody&#8217;s relativo al rating dell&#8217;Irlanda</strong>, con lo spread del decennale irlandese sul Bund a 63 punti base.</p>
<p>Per quanto riguarda i <strong>mercati azionari</strong>, <strong>Piazza Affari</strong> ha proseguito nel rimbalzo grazie alle ricoperture sui titoli finanziari, fortemente penalizzati nelle precedenti sedute. L&#8217;indice Ftse Mib ha chiuso a quota 18842, in aumento dell&#8217;1,79%. Importanti nel recupero dei titoli bancari sono state anche le parole di Draghi di ieri, che ha anticipato parte dei risultati degli <strong><em>stress test</em></strong> che saranno pubblicati venerdì prossimo, annunciando il superamento della prova da parte degli istituti di credito italiani.<br />
A livello europeo, l&#8217;apprezzamento dell&#8217;agenzia di rating <strong>Fitch</strong> relativo alla nuova manovra finanziaria italiana e al discorso di Bernanke ha favorito il <strong>rialzo dello 0,8% dell&#8217;indice Eurostoxx 50</strong>. In risalita i titoli bancari, delle telecomunicazioni e industriali. Molto bene anche le azioni di società legate al settore dell&#8217;estrazione mineraria, in previsione del mantenimento di una politica &#8220;accomodante&#8221; da parte della Fed USA.<br />
La <strong>Borsa di New York</strong> ha potuto anch&#8217;essa beneficiare del discorso di Bernanke, con gli investitori che hanno riacquistato fiducia, in attesa dei dati societari trimestrali. Le società produttrici di metalli e quelle rivolte all&#8217;esportazione hanno beneficiato degli impressionanti dati sulla <strong>crescita del PIL della Cina</strong>, arrivato al +9,5% nel secondo trimestre 2011.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr><p>Nessun articolo collegato.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Forex: calendario economico della settimana dall&#8217;11 al 17 Luglio 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 13:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella settimana che va dall&#8217;11 al 17 Luglio 2011 sono da seguire alcuni avvenimenti e pubblicazioni di dati macroeconomici che potrebbero incidere sulle quotazioni delle valute sul mercato Forex. Attenzione quindi da porre al discorso che il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, terrà mercoledì 13 Luglio di fronte all&#8217;House Financial Service Committee, ovvero l&#8217;organo [...]<hr>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella settimana che va dall&#8217;<strong>11</strong> al <strong>17 Luglio 2011 </strong>sono da seguire alcuni avvenimenti e pubblicazioni di <strong>dati macroeconomici</strong> che potrebbero incidere sulle <strong>quotazioni delle valute sul mercato Forex</strong>.</p>
<p>Attenzione quindi da porre al <strong>discorso</strong> che il presidente della <strong>Federal Reserve, Ben Bernanke</strong>, terrà mercoledì 13 Luglio di fronte all&#8217;House Financial Service Committee, ovvero l&#8217;organo supervisore dei principali servizi finanziari negli Stati Uniti, riferendo in merito alla politica monetaria e allo stato dell&#8217;economia USA.<br />
Sempre dagli Stati Uniti sarà importante verificare il contenuto dei <strong>resoconti</strong> dell&#8217;ultima riunione del <strong>FOMC</strong>, ovvero il Comitato della Fed che si occupa della politica monetaria statunitense. In particolare c&#8217;è curiosità di sapere cosa si siano detti i membri in materia di normalizzazione della strategia relativa alla politica monetaria stessa.<br />
Sarà interessante apprendere anche quale sarà il punto di vista di <strong>Bernanke</strong> sull&#8217;eventualità di un nuovo piano di <strong>alleggerimento quantitativo</strong> (QE3), alla luce dei deludenti <strong>dati macroeconomici</strong> statunitensi diffusi la scorsa settimana, relativi al secondo trimestre 2011.<br />
<span id="more-2329"></span></p>

<p>Attenzione alta anche attorno alla <strong>seconda tranche di aiuti economici alla Grecia</strong>, dal momento che, dopo due settimane di discussione tra <strong>UE, BCE</strong> e <strong>FMI</strong> non si è ancora riusciti a formulare una proposta soddisfacente in merito al coinvolgimento di investitori privati negli aiuti al Governo di Atene.<br />
Infine, venerdì 15 Luglio, verranno diffusi i risultati dei nuovi <strong>stress tests</strong> effettuati su 91 banche europee e saranno oggetto di discussione tra i ministri delle finanze dei Paesi dell&#8217;Eurozona.</p>
<p>Ecco dunque i più importanti avvenimenti che il <strong>calendario economico</strong> della prossima settimana propone:</p>
<ul>
<li><span style="color: #33cccc;"><strong>Lunedì:</strong></span> fiducia delle famiglie in Giappone; concessioni edilizie in Canada</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="color: #33cccc;"><strong>Martedì:</strong></span> decisione sui tassi di interesse in Giappone; indice RICS dei prezzi delle case, valore di inflazione e bilancia commerciale nel Regno Unito; valore della bilancia commerciale e pubblicazione dei resoconti dell&#8217;ultima riunione del FOMC negli USA; valore della bilancia commerciale in Canada</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="color: #33cccc;"><strong>Mercoledì:</strong></span> PIL della Cina; indice dei prezzi alla produzione in Svizzera; richieste di sussidi alla disoccupazione nel Regno Unito; produzione industriale nell&#8217;Eurozona; prezzi all&#8217;importazione e discorso del Presidente della Fed, Ben Bernanke, di fronte all&#8217;House Financial Service Committee;</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="color: #33cccc;"><strong>Giovedì:</strong></span> Pil della Nuova Zelanda; valore dell&#8217;inflazione nell&#8217;Eurozona; vendite al dettaglio, indice dei prezzi alla produzione e richieste di sussidi alla disoccupazione negli USA</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="color: #33cccc;"><strong>Venerdì:</strong></span> resoconti dell&#8217;ultima riunione della Bank of Japan in Giappone; valore della bilancia commerciale nell&#8217;Eurozona; valore dell&#8217;inflazione e della produzione industriale negli USA; risultati degli stress tests del settore bancario nell&#8217;Eurozona</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<hr><p>Nessun articolo collegato.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Forex, rapporto settimanale: occhi puntati su crisi di Eurozona e Grecia, niente QE3 dalla Fed, CHF da record</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 22:10:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella settimana che si è appena conclusa (dal 20 al 26 Giugno 2011) le notizie sulla crisi del debito della Grecia e quelle relative all’economia dell’Eurozona hanno attirato gli interessi degli investitori internazionali. Relativamente al mercato Forex, sicuramente il Franco svizzero è stata la valuta che si è meglio comportata, dato che le quotazioni del [...]<hr>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/06/Giugno-2026011.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2300" title="Forex, rapporto settimana dal 20 al 26 Giugno 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/06/Giugno-2026011.png" alt="Forex, rapporto settimana dal 20 al 26 Giugno 2011" width="150" height="166" /></a>Nella settimana che si è appena conclusa (dal 20 al 26 Giugno 2011) le notizie sulla <strong>crisi del debito della Grecia</strong> e quelle relative all’economia dell’<strong>Eurozona</strong> hanno attirato gli interessi degli investitori internazionali. Relativamente al <strong>mercato Forex</strong>, sicuramente il <strong>Franco svizzero</strong> è stata la valuta che si è meglio comportata, dato che le quotazioni del <strong>CHF</strong> hanno raggiunto nuovi record contro <strong>Dollaro USA (USD), Euro (EUR)</strong> e <strong>Sterlina britannica (GBP).</strong></p>
<p>In <strong>Grecia</strong> il governo del <strong>Primo Ministro Papandreou</strong> ha ottenuto la fiducia per una manciata di voti e la prossima settimana porterà al voto in Parlamento il nuovo piano di austerità, la cui approvazione è fondamentale per l’accesso alla nuova <strong>tranche</strong> del piano congiunto di aiuti di <strong>FMI</strong> e <strong>UE</strong>. Gli esperti ritengono che <strong>Papandreou</strong> riuscirà nel suo intento, anche se c’è un certo margine di incertezza che fa sì che gli investitori internazionali continuino a rimanere vigili sulla situazione greca. Tuttavia non si arresta il rischio di estensione a macchia d’olio della crisi, con l’<strong>agenzia Moody’s </strong>che non ha escluso il possibile <em>downgrade</em> di alcune <strong>banche italiane</strong>.<br />
Questa situazione di incertezza nell’<strong>Eurozona</strong> si ripercuote inevitabilmente sui mercati internazionali e sul “sentimento” degli investitori.<br />
<span id="more-2299"></span></p>

<p>Spostandosi dal Vecchio Continente agli <strong>Stati Uniti</strong>, in settimana sono giunte notizie poco soddisfacenti dopo la riunione del <strong>FOMC</strong> della <strong>Federal Reserve</strong>, che si è conclusa senza accenni a un nuovo <strong>piano di stimolo all’economia (QE3)</strong>. Infatti il <strong>Presidente della Fed, Ben Bernanke</strong>, ha sottolineato come, al completamento dell’attuale piano di alleggerimento quantitativo (QE2), previsto per la fine di Giugno 2011, non sono in programma nuovi piani analoghi per aiutare l’economia USA.<br />
Nel comunicato finale il tono usato è risultato essere meno ottimistico rispetto a quello della precedente riunione, dal momento che la <strong>Fed</strong> ha precisato che la ripresa in atto procede più lentamente di quanto ci si aspettasse. Inoltre sono state riviste al ribasso le <strong>previsioni riguardanti il PIL</strong> e aumentate quelle sulla <strong>disoccupazione</strong>. Il <strong>rallentamento della ripresa</strong> sembra aver trovato conferma anche nei <strong>dati macroeconomici</strong> giunti in settimana, dai quali si evince la difficoltà in cui si trova l’intera economia statunitense.</p>
<p>Sul <strong>Forex,</strong> la <strong>Sterlina britannica</strong> ha confermato la propria debolezza, risentendo anche della pubblicazione dei resoconti dell’ultima riunione della <strong>Bank of England</strong>, dai quali è emerso il rafforzamento della volontà di mantenere i <strong>tassi ufficiali di interesse</strong> agli attuali livelli, con l’attenzione dei membri del comitato per la politica monetaria che si è spostata dal controllo dell’<strong>inflazione</strong> alla <strong>fragilità della ripresa economica</strong>. E’ dunque altamente improbabile che ci possano essere <strong>rialzi dei tassi</strong> entro la fine del 2011.</p>
<p>La <strong>coppia Forex EUR/USD</strong> si è mantenuta sopra quota 1,4000, impedendo all’<strong>indice dell’USD </strong>di salire. La <strong>coppia GBP/CHF</strong> ha toccato un nuovo record negativo a 1,3271 e le previsioni vanno nel senso di un proseguimento dell’attuale andamento ribassista.</p>
<p>Sui <strong>mercati azionari</strong> e su quello delle <strong>materie prime</strong>, entrambi deboli, si è avuta una settimana piuttosto volatile.<br />
Il <strong>Dow Jones</strong> è riuscito a risalire, sia pur di poco.<br />
L’<strong>indice CRB </strong>delle materie prime è tornato ad arretrate, raggiungendo anche un minimo di 326,88.<br />
Il <strong>petrolio greggio</strong> ha rotto il livello di 90$ al barile, chiudendo debole.<br />
L’<strong>oro</strong>, al contrario, è tornato prossimo ai 1.500$ l’oncia e potrebbe essere un segnale nel senso di un’inversione del recente trend.<br />
</p>
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		<title>Forex e dati macro: pesano il discorso di Bernanke e il calo dei prezzi delle materie prime</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 09:43:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella giornata di ieri sono stati pubblicati alcuni <strong>dati macroeconomici</strong> che possono dare significative indicazioni per come investire sul <strong>mercato Forex</strong>.</p>
<p>Infatti in <strong>Germania</strong> la <strong>produzione industriale</strong> in Aprile è risultata in calo dello 0,6%, in controtendenza rispetto alle previsioni degli economisti, che si attendevano un rialzo dello 0,2%. Il dato annualizzato mostra una crescita del 9,6%, leggermente inferiore rispetto alle attese (+10%).<br />
La <strong>pubblicazione del Beige Book della Fed</strong> ha messo in evidenza come ci sia stato, per la prima volta nel 2011, un <strong>rallentamento della crescita dell’economia USA</strong>, seppur limitato ad alcune regioni statunitensi. A pesare sulle spese dei consumatori americani è stato soprattutto l’aumento del prezzo dell’energia, mentre il settore manifatturiero ha subito la crisi in atto in Giappone.</p>
<p><span id="more-2276"></span> Oggi c’è attesa per la comunicazione del dato sulle <strong>richieste di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti</strong>, relativi alla prima settimana di Giugno. Ci si aspettano 430.000 nuove richieste, in aumento rispetto alle 422.000 della rilevazione della scorsa settimana.<br />
Gli investitori internazionali attendono anche la comunicazione dei <strong>tassi ufficiali di interesse</strong> da parte della <strong>Bank of England</strong>. In realtà non sono previsti aumenti, per cui i tassi dovrebbero rimanere allo 0,5%.<br />
Stesso discorso anche per la riunione odierna della <strong>Banca Centrale Europea</strong>, che dovrebbe confermare l’attuale tasso all’1,25%. In questo caso l’attenzione maggiore sarà rivolta a quanto dichiarerà il <strong>presidente della BCE, Jean-Claude Trichet,</strong> nella consueta conferenza stampa post riunione.</p>

<p>Sul fronte delle <strong>materie prime</strong>, i cui prezzi hanno registrato ieri un calo generalizzato, bisogna sottolineare come, nella riunione di ieri dell’<strong>OPEC</strong>, tenutasi a Vienna, i produttori mondiali non siano riusciti a raggiungere un accordo riguardante un <strong>possibile aumento della produzione di petrolio greggio</strong>. Ecco quindi che il prezzo dell’oro nero ieri ha chiuso in rialzo dell’1,7% a New York.</p>
<p>Sul <strong>mercato obbligazionario</strong> sono risultati in aumento i <strong>prezzi dei titoli di stato USA</strong>, con il benchmark arrivato sotto la soglia chiave del 3%, soprattutto per i timori legati alla velocità della crescita economica del Paese. Inoltre l’agenzia internazionale <strong>Fitch</strong> ha fatto sapere che potrebbe tagliare il <strong>rating USA</strong>, attualmente <em>“AAA”</em>, qualora il Governo statunitense non pagasse e rimborsasse il capitale di alcuni bond con scadenza ad agosto prossimo.</p>
<p>Uno sguardo anche ai <strong>mercati azionari</strong>, con <strong>Piazza Affari</strong> risultata ieri la peggiore dell’<strong>Eurozona</strong> assieme alla Borsa svedese. In Italia a pesare è stato soprattutto il calo dei titoli del settore bancario e finanziario, con Unipol in ribasso del 7,87%.<br />
Male anche gli altri listini europei, a seguito del deludente discorso del <strong>presidente della Fed, Ben Bernanke.</strong> Il numero uno della <strong>Federal Reserve</strong>, dopo aver sottolineato un rallentamento della ripresa USA, non ha offerto indicazioni in merito a un nuovo piano di stimolo (QE3) per l’economia. Oltre ai titoli minerari, calati in linea con la diminuzione del prezzo delle materie prime, hanno pagato i bancari.<br />
Negativa anche <strong>Wall Street</strong>, con i titoli del settore tecnologico e bancario in difficoltà, mentre alcuni petroliferi hanno beneficiato del mancato accordo dell’<strong>OPEC</strong> in merito a un possibile aumento della produzione di petrolio.<br />
</p>
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		<title>Forex e dati macro: in calo EUR/USD, delude il discorso di Bernanke, preoccupa la crisi della Grecia</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 09:29:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sul <strong>mercato Forex</strong> la <strong>coppia EUR/USD</strong> ha chiuso la seduta a 1,4665, in lieve calo rispetto al massimo di 1,4692 raggiunto durante la prima parte delle contrattazioni.</p>
<p>Sulla situazione economica mondiale pesa sempre la <strong>crisi della Grecia</strong>, con due importanti agenzie di rating come <strong>Fitch</strong> e <strong>Moody’s</strong> che hanno reso noto che un eventuale reinvestimento dei bond greci in scadenza sarebbe considerato allo stesso modo di un <strong><em>default</em></strong>.<br />
<span id="more-2272"></span><br />
Dal punto di vista dei <strong>dati macroeconomici</strong>, importanti nella valutazione dell’andamento delle monete sul <strong>Forex</strong>, in <strong>Eurozona</strong> gli <strong>ordinativi industriali</strong> della Germania in Aprile sono saliti del 2,8% su base mensile, in rialzo rispetto al 2% delle previsioni. Su base annua l’aumento è arrivato ora al 10,5%. Revisione al rialzo anche per il dato relativo al mese di Marzo, passato dal -4% al -2,7%.<br />
Sempre nella zona Euro, in Aprile si è avuta una crescita dello 0,9% delle <strong>vendite al dettaglio</strong>. Anche in questo caso il dato è risultato migliore delle previsioni: gli economisti si attendevano un +0,3%. In crescita anche il dato annuale, arrivato ora all’1,1%.</p>

<p>Sul <strong>mercato delle materie prime</strong> il <strong>petrolio</strong> è risultato in calo, probabilmente a causa della prossima riunione dell’<strong><em>Opec</em></strong>, in programma a Vienna, durante la quale i produttori potrebbero decidere di aumentare le quote di produzione. Nel frattempo le quotazioni dell’oro nero hanno pagato l’incertezza, dal momento che il prezzo del greggio in consegna a Luglio 2011 è calato di 64 centesimi al barile, a 98,45$,.</p>
<p>Sul <strong>mercato obbligazionario</strong> la giornata di ieri è stata caratterizzata da un basso volume di scambi, avvenuti soprattutto nel senso di una presa di beneficio successiva al rally degli scorsi giorni. Resta comunque l’incertezza legata alla delicata situazione della crisi greca.<br />
Da segnalare un calo di rendimento del <strong>BTP a 10 anni</strong>, arrivato al 4,71%, così come in calo sono risultate le quotazioni del <strong>Bund tedesco a 10 anni</strong>, che paga l’andamento positivo dei mercati azionari, e chiude al rendimento del 3,09%.<br />
In Italia il <strong>Ministero dell’Economia e delle Finanze</strong> ha dato mandato a un gruppo di banche perché collochino un nuovo <strong>BTP</strong>, con rendimento indicizzato all’inflazione dell’Eurozona a 15 anni.<br />
Spostandosi negli <strong>Stati Uniti</strong>, c’è da sottolineare il ribasso dei titoli di stato USA, dovuto sia alla forza dei mercati azionari che a una nuova asta di titoli a tre anni, per un valore complessivo di 32 miliardi di USD.</p>
<p>Uno sguardo anche a quanto avvenuto sui <strong>mercati azionari</strong>. In Italia la <strong>Borsa di Milano</strong> ha chiuso in lieve rialzo, con l’FTSE MIB a +0,24% e l’FTSE All Share in progresso dello 0,17%. Anche a livello europeo gli indici sono risultati in crescita, grazie in particolare al rimbalzo di <strong>Wall Street</strong>. Tra le principali Borse, in calo sono risultate solo quelle di Lisbona (-0,06%) e Atene (-2,55%).<br />
Negli <strong>Stati Uniti</strong> gli indici hanno chiuso in lieve ribasso, con il Dow Jones a -0,2%, il Nasdaq Composito e lo S&amp;P 500 a -0,1%. A pesare è stato il discorso di <strong>Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve</strong>, riguardante lo stato dell’economia USA. Il numero uno della <strong>Fed</strong> ha sottolineato come ci sia stato un rallentamento della ripresa economica nel secondo trimestre 2011, senza però fare alcun accenno a un nuovo piano di stimoli all’economia, il cosiddetto QE3.</p>

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		<title>Rapporto settimanale Forex: USD sempre debole, EUR sale grazie alla schiarita sulla crisi della Grecia</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 21:32:31 +0000</pubDate>
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<p>La <strong>debolezza dell’USD</strong> è chiaramente attribuibile ai <strong>dati macroeconomici</strong> che sono giunti in settimana dagli Stati Uniti, risultati deludenti al punto da favorire nuovamente la diffusione di voci riguardanti un <strong>nuovo piano di alleggerimento quantitativo (QE3)</strong> da parte della <strong>Federal Reserve</strong>, in modo da dare sostegno all’economia USA. Tali notizie sembrano infondate, ma fino a quando la <strong>Fed</strong> non chiarirà del tutto la sua posizione in merito a un nuovo alleggerimento quantitativo, resterà alta la pressione sulla valuta statunitense. In tal senso sarà importante il discorso che <strong>Ben Bernanke</strong>, numero uno della <strong>Fed</strong>, terrà martedì prossimo.<br />
<span id="more-2267"></span><br />
A pesare sull’<strong>USD</strong> sono state anche le voci riguardanti un <strong>possibile downgrade del rating USA</strong> che potrebbe essere messo in atto dall’agenzia <strong>Moody’s.</strong><br />
C’è comunque da notare che la debolezza della moneta americana non si è palesata contro tutte le valute. Infatti il <strong>Dollaro</strong> è risultato praticamente invariato contro le monete storicamente legate alle materie prime, come l’<strong>AUD, il CAD e lo NZD. </strong></p>

<p>La <strong>miglior moneta del Forex della scorsa settimana</strong> è stata sicuramente l’<strong>Euro (EUR)</strong>, in grado di apprezzarsi contro tutte le valute principali, con la sola esclusione dello <strong>ZAR</strong>. La spinta decisiva è stata data dalla <strong>svolta nella vicenda della nuova crisi del debito della Grecia</strong>. Ora bisognerà verificare se si sia trattato del capitolo conclusivo della vicenda o se ci saranno ulteriori sviluppi nel breve. In quest’ottica saranno importanti le parole che il <strong>Presidente della BCE, Jean-Claude Trichet</strong>, pronuncerà il prossimo martedì. Ci si attende che il numero uno della <strong>Banca Centrale Europea</strong> lasci intendere che potrebbe esserci un nuovo <strong>rialzo dei tassi ufficiali di interesse</strong> per Luglio, affermando comunque la necessità di una stretta vigilanza sugli sviluppi dell’economia mondiale e dell’<strong>Eurozona</strong>. In caso contrario è possibile che l’<strong>EUR</strong> torni a perdere e ad essere messo sotto pressione.<br />
Tornando alla situazione della <strong>Grecia</strong>, venerdì il Ministro delle Finanze greco ha fatto sapere che le conclusioni di <strong>UE, FMI e BCE</strong> sono state “positive”, pur non specificando esattamente a cosa si riferisse tale termine. Quello che conta è che il <strong>Governo di Atene</strong> pare abbia passato la prova e che quindi si appresti a ricevere una nuova tranche di aiuti economici, prevista per la fine di Giugno. E’ emerso che la Grecia avrebbe accettato di applicare misure più restrittive di austerità e di vendere alcune risorse ora in mano allo Stato. Queste circostanze non sono state accettate di buon grado dai lavoratori statali, pronti a scioperare da subito.<br />
Per capire meglio come si evolverà la crisi greca saranno importanti le riunioni, in programma dal 20 Giugno in poi, che si terranno tra rappresentanti ellenici e quelli di <strong>UE</strong> e <strong>FMI</strong>.<br />
Le ripercussioni di questa nuova situazione non hanno tardato a farsi sentire sulla quotazione dell’<strong>EUR</strong> sul <strong>Forex</strong>, tornato sopra 1,4500 contro l’<strong>USD</strong> nella giornata di venerdì.<br />
La ripresa dell’<strong>EUR</strong> è legata anche agli <strong>esiti delle elezioni in Portogallo</strong>, altro Stato periferico dell’<strong>Eurozona</strong> in difficoltà economiche. Dovessero manifestarsi segnali di cambiamento a livello politico, la moneta unica finirebbe inevitabilmente per soffrirne.<br />
Altro fattore che potrebbe pesare negativamente sull’<strong>EUR</strong> è rappresentato dall’esito dei nuovi e più restrittivi <strong>stress test</strong> cui è stato sottoposto l’intero sistema bancario del Vecchio Continente. In particolare si teme per gli esiti riguardanti le banche spagnole.</p>
<p>Guardando a quanto successo nel <strong>Regno Unito</strong>, in settimana ha fatto parlare la decisione di <strong>Andrew Sentance</strong> di abbandonare il <strong>Comitato monetario della Bank of England</strong>, a seguito della decisione di <strong>lasciare invariati i tassi ufficiali di interesse</strong> per l’ennesima volta. Secondo <strong>Sentance</strong>, così facendo, la <strong>BOE</strong> starebbe perdendo la propria credibilità, lasciando che l’inflazione raggiunga il 4,5%. La <strong>Sterlina britannica (GBP)</strong> ha dovuto fare i conti anche con alcuni <strong>dati macroeconomici deludenti</strong>, riguardanti l’<strong>indice PMI manifatturiero</strong>, ma soprattutto il <strong>settore dei servizi</strong>, calato in modo preoccupante ai livelli più bassi dalla scorso Febbraio. E si sa quanto il settore dei servizi sia trainante per l’economia britannica.<br />
Di questo passo pare <strong>sempre più improbabile un aumento dei tassi nel breve</strong>, tanto che una decisione in tal senso potrebbe essere presa solo nel primo trimestre del 2012.</p>
<p>Spostandosi in <strong>Australia</strong>, i dati diffusi in settimana hanno segnalato una contrazione dell’economia dell’1,2% nel primo trimestre 2011, dovuta soprattutto alle inondazioni che hanno recentemente colpito la regione del Queensland, evento che ha avuto un impatto negativo sui volumi di esportazione delle materie prime. A questo si deve anche aggiungere quanto accaduto in Giappone con il terremoto, dal momento che il Paese del Sol Levante è un importante partner commerciale dell’Australia.<br />
La <strong>Reserve Bank of Australia</strong> ha <strong>confermato i tassi ufficiali di interesse al 4,75%</strong> per il settimo mese consecutivo, ma un rialzo dei tassi sembra essere imminente.</p>
<p>Restando nella stessa zona geografica, in <strong>Nuova Zelanda</strong> la prossima settimana è attesa la decisione della <strong>Reserve Bank of New Zealand</strong> in merito ai <strong>tassi di interesse</strong>, che dovrebbero restare invariati al 2,5%. Questo in considerazione di livelli dell’inflazione sotto controllo, un debole impatto negativo dei recenti terremoti, bassi volumi di esportazioni e dell’elevata quotazione del <strong>NZD</strong> sul <strong>Forex.</strong></p>

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		<title>Rapporto settimanale Forex: venerdì nero per l’EUR dopo il nuovo downgrade del rating della Grecia, tiene l’USD</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 09:03:31 +0000</pubDate>
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<p><span id="more-2233"></span></p>
<p>A peggiorare la situazione greca ci ha pensato anche il rifiuto da parte <strong>Norvegia</strong>, <strong>Islanda</strong> e <strong>Liechtenstein</strong> di concedere eventuali nuovi aiuti economici, decisione dovuta alla gestione, definita “poco trasparente”, dei fondi finora messi a disposizione per salvare il Paese ellenico.</p>
<p>In particolare le vendite di <strong>EUR</strong> hanno portato la <strong>coppia Forex EUR/CHF</strong> ad avvicinarsi al minimo storico di sempre, posto a 1,24, livello che potrebbe essere varcato la prossima settimana. Probabile che anche la <strong>coppia EUR/AUD</strong> sia destinata a varcare il minimo storico di 1,2925. Pur essendo riuscito a chiudere su livelli più alti rispetto alla scorsa settimana contro <strong>USD, GBP</strong> e <strong>JPY</strong>, è possibile che la moneta unica europea nei prossimi giorni di contrattazioni perda anche contro queste tre valute. Attenzione anche al possibile nuovo record della coppia <strong>XAU/EUR</strong>, con l’<strong>oro</strong> che potrebbe apprezzarsi notevolmente contro l’<strong>Euro</strong>.<br />
</p>
<p>Praticamente invariate le quotazioni dell’<strong>USD</strong>, favorite dal <strong>consolidamento diffuso dei mercati delle materie prime.</strong> La pubblicazione dei rapporti della riunione del <strong>FOMC</strong> della <strong>Fed</strong> dello scorso 26-27 Aprile ha fornito alcuni considerevoli spunti di riflessione. Innanzitutto alcuni membri hanno dichiarato la propria disponibilità a un nuovo piano di <strong>alleggerimento quantitativo</strong> solo nel caso in cui si dovesse verificare un significativo cambio nelle previsioni economiche o dovessero emergere importanti rischi delle stesse. Inoltre pochi membri hanno fatto notare che le previsioni relative all’<strong>inflazione</strong> e alle <strong>condizioni economiche</strong> potrebbero favorire la <strong>cessazione del piano di stimolo</strong> per l’economia già durante il 2011. Infine alcuni partecipanti alla riunione hanno fatto notare come la cessazione anticipata degli stimoli all’economia potrebbe danneggiare la <strong>ripresa economica</strong> in atto.<br />
Insomma, la strada verso un primo <strong>rialzo dei tassi ufficiali di interesse da parte della Fed</strong> sembra essere ancora lontana, ma non lontanissima.</p>
<p>Nel <strong>Regno Unito</strong> sono stati pubblicati i rapporti dell’ultima riunione della <strong>Bank of England</strong>, dai quali si è ricavato l’andamento della votazione per il <strong>mantenimento dei tassi di interesse allo 0,5%</strong>: 6 a 3. Tra i favorevoli all’aumento, <strong>Sentance</strong> vedrebbe di buon occhio un rialzo di 50 punti base, mentre Dale e Weale riterrebbero più corretto un rialzo di 25 punti base.</p>
<p>In settimana la <strong>Bank of Japan</strong> ha votato a favore del <strong>mantenimento dei tassi di interesse tra lo 0% e lo 0,1%</strong>, facendo notare come l’economia giapponese andrà incontro a un periodo di forte pressione, dovuta agli effetti del terribile terremoto che ha devastato parte del Paese. Tuttavia le banche si attendono un moderato recupero dell’economia a partire della seconda metà dell’anno fiscale in corso. In considerazione delle sfide che il Paese dovrà affrontare, la <strong>Banca Centrale del Giappone</strong> ha ritenuto di non dover attuare ulteriori <strong>misure di stimolo</strong> oltre a quelle già in atto dallo scorso Aprile.</p>
<p>Infine in <strong>Australia</strong> la <strong>Reserve Bank of Australia</strong> ha sottolineato come, in caso di evoluzione delle condizioni economiche in linea con le previsioni, sarà inevitabile un <strong>rialzo dei tassi di interesse</strong>, senza però specificare nulla in merito alle tempistiche. Attenzione all’andamento del <strong>Dollaro australiano (AUD)</strong> nel breve periodo, che dovrebbe essere strettamente legato a quello del <strong>prezzo dell’oro</strong> e a possibili cali dello stesso, dopo essersi consolidato attorno ai 1.500$ l’oncia.</p>
<h3><span style="color: #33cccc;"><strong>CALENDARIO ECONOMICO DELLA SETTIMANA DAL 16 AL 22 MAGGIO 2011</strong></span></h3>
<p><strong>La prossima settimana</strong> il <strong>calendario economico in ottica Forex</strong> presenta alcuni importanti appuntamenti che potrebbero influire sulle quotazioni delle valute dei Paesi ai quali si riferiscono.</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Lunedì </strong></span>attenzione concentrata sul valore dell’indice dei direttori d’acquisto (PMI) dell’<strong>Eurozona</strong>.</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Martedì</strong> </span>verrà reso noto il dato finale sul PIL della <strong>Germania</strong> e quello dell’indice Ifo, che misura la fiducia delle imprese tedesche, mentre dagli <strong>Stati Uniti</strong> giungerà l’indicatore delle vendite di case nuove.</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Mercoledì</strong> </span>sarà la volta della diffusione dei rapporti riguardanti l’ultima riunione della <strong>Bank of Japan</strong>, del valore del PIL del <strong>Regno Unito</strong> e di quello riguardante i beni durevoli negli <strong>Stati Uniti</strong>.</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Giovedì</strong> </span>si conoscerà il valore della bilancia commerciale e dell’occupazione in <strong>Svizzera</strong>, oltre al numero di richieste di sussidi di disoccupazione e al dato (rivisto) sul PIL degli <strong>Stati Uniti</strong>.</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Venerdì</strong> </span>la settimana si chiuderà con la comunicazione del PIL del <strong>Giappone</strong>, dell’andamento dei prezzi delle case nel <strong>Regno Unito</strong>, dell’indice KOF della <strong>Svizzera</strong>, delle entrate e delle spese personali e delle vendite di case in costruzione negli <strong>USA</strong>.</p>

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		<title>Rapporto settimanale Forex: pesanti ribassi sul mercato dei metalli e delle materie prime, ristrutturazione in vista in Grecia?</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 11:29:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/05/Maggio-02082011.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2158" title="Rapporto Forex: settimana del 2 all'8 Maggio 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/05/Maggio-02082011.png" alt="Rapporto Forex: settimana del 2 all'8 Maggio 2011" width="150" height="166" /></a>La settimana che si è appena conclusa (dal 2 all’8 Maggio 2011) ha visto un <strong>declino piuttosto accentuato dei mercati</strong> che finora si erano comportati in modo positivo, spinti dai dati che stavano a indicare una decisa ripresa dell’economia globale. Il riferimento è ai <strong>mercati azionari</strong>, a quelli delle <strong>materie prime</strong> e dei <strong>metalli</strong>. Si è assistito a una serie di vendite piuttosto sostenuta, che in certi casi ha condotto gli indici a perdite significative, soprattutto per quanto riguarda <strong>petrolio</strong> e <strong>metalli preziosi</strong>, come l’<strong>argento</strong>.</p>
<p><span id="more-2155"></span></p>
<p>L’impressione è che gli investitori internazionali abbiano perso un po’ di fiducia nella ripresa dell’economia mondiale, spinti soprattutto dai <strong>dati macroeconomici</strong> non esaltanti, ma nemmeno così negativi, provenienti dagli Stati Uniti.</p>
<p>Infatti, se è vero che negli <strong>USA</strong> l’<strong>indice ISM non manifatturiero </strong>di Aprile è sceso da 57,3 a 52,8, è anche vero che sono aumentati i posti di lavoro nel settore privato e anche quelli a livello globale, così come ci sono stati segnali di una tenuta dei consumi. L’impressione è che l’economia statunitense stia continuando nella risalita, anche se più lentamente rispetto alle previsioni di poco tempo fa.</p>
<p>Dal punto di vista degli investimenti sul <strong>mercato Forex,</strong> nel breve ci potrebbe essere un <strong>recupero del Dollaro USA (USD)</strong> e della <strong>Sterlina britannica (GBP)</strong>. Di certo la ripresa dell’economia globale in atto dovrebbe consentire alle <strong>valute legate alle materie prime (AUD, CAD, NZD e NOK)</strong> di mantenere una certa forza contro le <strong>principali valute (EUR, GBP, USD e JPY)</strong>, ma è possibile che l’<strong>USD</strong> riesca a recuperare terreno contro le altre monete principali. Potrebbe essere un buon momento per vendere le <strong>coppie Forex</strong> formate da “valuta principale vs valuta legata alle materie prime”, come per esempio <strong>EUR/AUD, GBP/CAD</strong> e <strong>EUR/NZD.</strong></p>

<p>In settimana si è assistito all’ennesimo sviluppo della difficile situazione del <strong>debito sovrano in Grecia</strong>. Ci sono state voci che hanno riportato di un imminente riunione di emergenza tra i ministri dell’economia dell’<strong>Eurozona</strong> per discutere in merito alla situazione greca, che tiene costantemente <strong>sotto pressione l’EUR.</strong> <strong>Resta improbabile l’uscita della Grecia dall’Euro</strong>, mentre sembra più possibile una<strong> ristrutturazione del debito greco</strong> o un revisione dei termini del piano di salvataggio deciso a suo tempo da <strong>FMI</strong> e <strong>UE</strong>.<br />
<strong>In caso di ristrutturazione l’impatto sull’EUR dovrebbe essere solo a breve termine</strong> e certamente meno significativo rispetto alla prima. Ora infatti i mercati sono preparati da tempo a un’eventuale nuova crisi greca.<br />
Soprattutto l’<strong>EUR</strong> non dovrebbe risentire particolarmente di eventuali ristrutturazioni del debito greco perché <strong>continuano a restare solide le basi del recente recupero della moneta unica</strong>, cioè la ripresa economica globale, il fatto che Francia e Germania restino sempre vigili in merito a possibili crolli e la politica monetaria inaugurata recentemente dalla BCE.</p>
<p>Spostandosi nel Regno Unito, dopo un primo trimestre 2011 in cui la crescita del <strong>PIL</strong> è stata al di sotto delle aspettative, alcuni dati macroeconomici sembrano suggerire che il trend possa proseguire anche nel secondo trimestre. In particolare la lettura del dato di Aprile riguardante l’<strong>indice PMI del settore dei servizi, manifatturiero e di quello delle costruzioni</strong>. Tale indice misura la fiducia nel futuro del settore al quale si riferisce. In particolare preoccupa il dato riguardante i servizi, che rappresentano una parte importante del prodotto interno lordo britannico, affossati dai continui tagli alla spesa pubblica decisi dal Governo.<br />
Come questo potrebbe influenzare le <strong>quotazioni della GBP sul Forex</strong> è ancora piuttosto difficile da dire. E’ tuttavia probabile che la <strong>Sterlina</strong> continui a rimanere forte contro l’<strong>USD</strong>, soprattutto in considerazione dell’attuale politica monetaria della <strong>Fed</strong>. Sarà comunque importante seguire le mosse della <strong>Bank of England</strong> in merito ai <strong>tassi di interesse</strong>, che non dovrebbero cambiare nel breve periodo.<br />
Sarà altresì importante valutare i <strong>dati sull’inflazione di Aprile</strong> che verranno pubblicati mercoledì prossimo per capire se verrà confermato il calo dei prezzi oppure no.</p>
<p>Come si diceva, le perdite sui mercati internazionali hanno riguardato in particolare i <strong>metalli preziosi</strong>, con l’<strong>argento</strong> che in settimana ha perso oltre il 30%. Anche l’<strong>oro</strong> ha perso, ma di certo le perdite sono state molto più contenute rispetto all’<strong>argento</strong>. Attualmente risulta difficile capire se si stia andando verso una decisa inversione del <strong>trend rialzista</strong> che ormai da molto tempo sta caratterizzando i metalli preziosi. Nel caso dell’<strong>argento</strong>, per esempio, gran parte delle massicce vendite si sono verificate alla notizia che George Soros e Carlos Slim, due tra gli uomini più ricchi del mondo, stavano vendendo il prezioso.</p>
<p>Sul <strong>mercato delle materie</strong> il <strong>prezzo del petrolio</strong> è risultato in notevole calo. Sia il <strong>Brent</strong> che il <strong>WTI</strong> hanno sofferto a causa di vari fattori, tra i quali il <strong>recupero dell’USD sul Forex</strong> (Dollaro USA e petrolio sono solitamente legati da un rapporto inversamente proporzionale), i dati sulla ripresa dell’economia mondiale e le possibili mosse a breve termine della BCE.<br />
Tuttavia <strong>è ancora presto per dire che il trend rialzista del petrolio sia terminato</strong>, dato che i fattori chiave che ne hanno determinato il rialzo negli ultimi mesi restano intatti. Più probabile che si sia trattato di una correzione.</p>
<p>In settimana la <strong>Reserve Bank of Australia (RBA) ha lasciato invariati al 4,25% i tassi di interesse</strong>, come nelle attese di economisti e investitori internazionali. Tuttavia nel comunicato che ha fatto seguito a tale decisione si è appreso del <strong>rialzo delle previsioni riguardanti l’inflazione</strong>, salite al 3,25% dal 3% precedente. Che sia il segnale di possibili revisioni della politica monetaria a breve termine?</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #33cccc;"><strong>CALENDARIO ECONOMICO DELLA SETTIMANA DAL 9 AL 15 MAGGIO 2011</strong></span></h3>
<p><strong>La prossima settimana</strong> il <strong>calendario economico in ottica Forex</strong> presenta alcuni importanti appuntamenti, che abbiamo diviso per Paese (o zona) e, di conseguenza, per relativa valuta sul mercato internazionale dei cambi.</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Stati Uniti (USD)</strong></span></p>
<p>Martedì: prezzi all’importazione di Aprile, scorte del commercio all’ingrosso di Marzo</p>
<p>Mercoledì: bilancia commerciale di Marzo</p>
<p>Giovedì: anticipazione dei dati sull’occupazione, prezzi alla produzione (PPI) di Aprile, vendite all’ingrosso di Aprile,</p>
<p>Venerdì: indice dei prezzi alla consumo (CPI) di Aprile</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Eurozona (EUR)</strong></span></p>
<p>Lunedì: bilancia commerciale di Marzo della Germania, indice Sentix di Maggio</p>
<p>Mercoledì: indice dei prezzi al consumo (CPI) di Aprile in Germania, indice dei prezzi all’ingrosso di Aprile</p>
<p>Giovedì: produzione industriale di Marzo</p>
<p>Venerdì: anticipazione del PIL della Germania del primo trimestre 2011</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Regno Unito (GBP)</strong></span></p>
<p>Lunedì: prezzo delle case di Aprile</p>
<p>Mercoledì: valore della bilancia commerciale di Marzo, report trimestrale della BoE sull’inflazione</p>
<p>Giovedì: valore della produzione industriale di Marzo, produzione manifatturiera di Marzo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Giappone (JPY)</strong></span></p>
<p>Domenica: rapporti della riunione della BOJ dello scorso 6-7 Aprile</p>
<p>Mercoledì: valore della bilancia commerciale di Marzo, ordinativi di macchine industriali di Aprile</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Canada (CAD)</strong></span></p>
<p>Lunedì: permessi di costruzione di case nuove di Aprile</p>
<p>Mercoledì: valore della bilancia commerciale di Marzo</p>
<p>Giovedì: indice dei prezzi delle case nuove di Marzo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Nuova Zelanda e Australia (NZD e AUD)</strong></span></p>
<p>Martedì: valore della bilancia commerciale di Marzo in Australia, indice NAB in Australia</p>
<p>Giovedì: indice PMI di Aprile in Nuova Zelanda, rapporto sull’occupazione di Aprile in Australia</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Cina (CNY)</strong></span></p>
<p>Mercoledì: valore della bilancia commerciale di Aprile, indici CPI e PPI di Aprile, bilancia commerciale di Aprile, vendite al dettaglio di Aprile</p>

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		<title>Rapporto settimanale Forex: continua il trend ribassista per l’USD, nuovi record per CHF e AUD vs USD</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 22:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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<p><span id="more-2131"></span></p>
<p>Sul <strong>mercato Forex il Franco svizzero (CHF) e il Dollaro australiano (AUD) sono state le due valute che sono cresciute maggiormente</strong>. La moneta svizzera ha tratto beneficio da commenti particolarmente positivi contenuti nel rapporto diffuso dalla <strong>Swiss National Bank (SNB)</strong>. L’<strong>AUD</strong> è cresciuto grazie a una lettura particolarmente positiva relativa all’<strong>inflazione</strong> del Paese.<br />
I <strong>mercati azionari hanno continuato a crescere</strong>, con l’indice della Borsa di New York che ha chiuso la settimana a 12.810.<br />
L’<strong>oro ha toccato un nuovo record storico</strong>, essendo stato scambiato a 1.570$ l’oncia. In generale <strong>positivo anche il mercato delle materie prime</strong>.</p>

<p>Dunque <strong>Bernanke</strong>, nella conferenza stampa tenutasi in settimana, ha annunciato uno <strong>revisione al ribasso della crescita economica negli Stati Uniti</strong>, sottolineando la volontà da parte della <strong>Fed</strong> di portare a termine il <strong>programma del QE2</strong> e segnalando incertezza in merito a quando cesseranno gli stimoli all’economia, decisione legata strettamente all’evoluzione della situazione economica globale.</p>
<p>Il <strong>Franco svizzero (CHF)</strong> ha toccato un <strong>nuovo record sul Forex contro il Dollaro USA (USD)</strong> dopo i commenti sull’<strong>inflazione</strong> del <strong>Presidente della Swiss National Bank, Philipp Hildebrand</strong>. Il numero uno della <strong>Banca Centrale svizzera</strong> ha sottolineato i rischi legati all’aumento dei prezzi, dovuto soprattutto alla domanda da parte dei paesi emergenti, ribadendo la volontà di adottare tutte le misure necessarie al <strong>mantenimento della stabilità dei prezzi in Svizzera</strong>, senza alcuna esitazione. Riguardo alla crescita dell’economia interna, i dati diffusi indicano che la stessa dovrebbe mantenersi costante se non addirittura aumentare.</p>
<p>In settimana, anche <strong>il Dollaro australiano (AUD) ha raggiunto un nuovo record sul Forex contro l’USD</strong>. Il dato sull’<strong>inflazione</strong> ha segnalato un aumento del 3,3% su base annua nel primo trimestre 2011, valore al di sopra del 2-3% stabilito quale obiettivo dalla <strong>RBA</strong> e superiore anche alle previsioni di una crescita del 3%. La <strong>Banca Centrale australiana non si è detta preoccupata per questa crescita dell’inflazione,</strong> da attribuirsi in gran parte ai danni causati dalle inondazioni estive e dal ciclone Yasi. I mercati sembrano pronti a scommettere su un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base nei prossimi 12 mesi. Attualmente il <strong>tasso ufficiale di interesse australiano è fermo al 4,75%.</strong></p>
<p><strong>Ancora una settimana di sofferenza sul Forex per lo Yen giapponese (JPY)</strong>, anche a seguito dell’annuncio del <strong>mantenimento dei tassi di interesse al minimo</strong> (tra lo 0% e lo 0,1%) dato dalla <strong>Bank of Japan</strong>, come nelle attese. A seguito del terribile terremoto che ha di recente colpito il Paese del Sol Levante, la <strong>BoJ</strong> ha <strong>rivisto al ribasso le previsioni di crescita del PIL</strong> per l’anno fiscale che si è concluso ad Aprile 2011, portandole a un +0,6%, vale a dire 1 punto percentuale rispetto alle precedenti stime. Previsioni portate dal 2% al 2,9% per l’anno fiscale che si concluderà ad Aprile 2012, in considerazione anche della ricostruzione cui sarà costretto il Paese.</p>
<p>Infine il <strong>Dollaro neozelandese (NZD) ha vissuto un’altra settimana di ribassi sul Forex</strong>, con la <strong>Reserve Bank of New Zealand</strong> che, poco sorprendentemente, ha <strong>lasciato i tassi ufficiali di interesse invariati al 2,5%</strong>. Tale valore dovrebbe mantenersi per tutto il 2012. A preoccupare l’esecutivo dell’<strong>RBNZ</strong> sono soprattutto l’<strong>elevato prezzo del petrolio </strong>e la <strong>forza della valuta nazionale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #33cccc;"><strong>CALENDARIO MACROECONOMICO DELLA SETTIMANA DAL 02/05/2011 ALL&#8217;08/05/2011</strong></span></h3>
<p><strong>La prossima settimana </strong>sarà interessante capire se e come proseguirà la <strong>debolezza del Dollaro USA sul Forex</strong>, per cui bisognerà valutare con attenzione soprattutto la statistica riguardante i <strong>salariati non agricoli</strong>, che potrebbe risultare positiva anche se non sufficiente per invertire il <strong>trend ribassista dell’USD.</strong><br />
Da valutare anche la decisione relativa ai <strong>tassi ufficiali di interesse</strong> che sarà presa dalla <strong>Reserve Bank of Australia</strong>. Non ci si attendono variazioni, anche se sarà interessante capire la posizione della Banca Centrale australiana rispetto ai dati sull’<strong>inflazione</strong>.<br />
Anche la <strong>BCE</strong> dovrà decidere in merito ai <strong>tassi di interesse</strong> e, pure in questo caso, non ci si attendono variazioni, dato che gli analisti prevedono un nuovo rialzo solo a luglio. Non è comunque da escludersi che, nel caso in cui il <strong>Presidente Jean-Claude Trichet</strong> dovesse dare segnali di possibili rialzi già a giugno, in considerazione dell’<strong>alta inflazione dell’Eurozona</strong>, l’<strong>Euro (EUR)</strong> possa beneficiare degli effetti di tale annuncio.<br />
Focus anche sull’<strong>occupazione in Nuova Zelanda e Canada.</strong><br />
Nel dettaglio<strong> lunedì</strong> si dovranno valutare i dati sulle vendite al dettaglio in Svizzera, l’indice PMI manifatturiero USA e il PMI dell’Eurozona.<br />
<strong>Martedì</strong> attenzione all’annuncio sui tassi di interesse da parte della RBA e al dato sugli ordinativi industriali USA.<br />
<strong>Mercoledì</strong> dall’UE giungeranno le statistiche sulle vendite al dettaglio e sull’indice PMI del settore dei servizi, mentre in Nuova Zelanda verranno pubblicati i dati relativi all’occupazione.<br />
<strong>Giovedì</strong> è il giorno dell’annuncio delle decisioni sui tassi ufficiali di interesse da parte della BCE e della Bank of England, mentre dagli USA sarà reso noto il numero delle domande di sussidi di disoccupazione.<br />
<strong>Venerdì</strong> attenzione al dato sulla disoccupazione in Svizzera, a quello sull’occupazione in Canada e al numero di lavoratori salariati non agricoli negli Stati Uniti.</p>

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