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	<title>Il mercato Forex: notizie e consigli per guadagnare col trading fx online &#187; gbp</title>
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	<description>Forex: come guadagnare facendo trading online in modo semplice e con strumenti di analisi fx forniti dai brokers.</description>
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		<title>Forex, rapporto settimanale: i mercati toccano il fondo e sono pronti a risalire, la BCE in soccorso di Italia e Spagna</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 09:32:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/08/Agosto-15-21-2011.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2366" title="Rapporto Forex: settimana dal 15 al 21 Agosto 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/08/Agosto-15-21-2011.png" alt="Rapporto Forex: settimana dal 15 al 21 Agosto 2011" width="150" height="166" /></a>Un <strong>rapporto</strong> relativo all&#8217;andamento dell&#8217;<strong>economia</strong> e del <strong>mercato Forex</strong> nella settimana che si è appena conclusa (dal 15 al 21 agosto 2011) non può che cominciare con una considerazione: probabilmente si è toccato il fondo sui <strong>mercati azionari</strong> ed è possibile che si possa assistere a un ulteriore calo negli stessi fino a fine Agosto, ma i segnali, ricavati anche con analisi tecniche, lasciano intravvedere una <strong>risalita nel medio-breve periodo</strong>, già a partire da Settembre.</p>
<p>In ogni caso, rimanendo alta l&#8217;<strong>avversione al rischio </strong>degli investitori e i <strong>mercati estremamente volatili</strong>, non sono del tutto da escludere ulteriori <strong>trend ribassisti</strong>, ma è opinione diffusa che non sia un&#8217;ipotesi molto probabile.<br />
Certamente non si può negare che, nelle ultime settimane, sui mercati internazionali siano stati bruciati miliardi di euro e dollari di capitalizzazione, e che molte <strong>coppie di valute sul Forex</strong> ne siano uscite danneggiate, in particolar modo quelle riguardanti <strong>Yen giapponese (JPY)</strong> e <strong>soprattutto Franco svizzero (CHF).</strong><br />
<span id="more-2365"></span><br />
A ben guardare, analizzando le <strong>notizie</strong> e i <strong>dati macroeconomici</strong> diffusi in settimana non c&#8217;è molto per cui essere ottimisti.<br />
Infatti, se da una parte la <strong>Banca Centrale Europea</strong> ha fatto il proprio dovere, riuscendo a stabilizzare la situazione di due Stati membri come <strong>Spagna</strong> e <strong>Italia</strong> attraverso l&#8217;acquisto di un totale di 22 miliardi di euro di bonds spagnoli e italiani, dall&#8217;altra la politica ha dato una spallata alla <strong>stabilità dell&#8217;Eurozona</strong>.<br />
L&#8217;incontro avvenuto in settimana tra il <strong>Presidente della Francia, Nicolas Sarchozy</strong>, e il <strong>Cancelliere della Germania, Angela Merkel</strong>, ha evidenziato le difficoltà da parte dei leaders europei nel mettere in atto misure radicali per porre un serio stop alla crisi dell&#8217;<strong>Eurozona</strong>.<br />
Il Capo di Stato francese ha infatti escluso l&#8217;eventualità di un <strong>rafforzamento dell&#8217;EFSF</strong>, il fondo di salvataggio comunitario per i Paesi membri in difficoltà. La <strong>Merkel</strong> ha escluso, ancora una volta, l&#8217;introduzione degli <strong>Eurobonds</strong>, mentre qualcuno inizia a crederci veramente, come <strong>Ollie Rehn</strong>, che presiede la <strong>Commissione Economica e Monetaria dell&#8217;UE</strong>.<br />
Dal punto di vista dei <strong>dati macroeconomici</strong>, sono giunte pessime notizie dalla <strong>Germania</strong>, il cui <strong>PIL</strong>, nel secondo trimestre 2011, ha subito un rallentamento. Lo Stato tedesco è considerato la &#8220;locomotiva d&#8217;Europa&#8221; ed è evidente come dati negativi che lo riguardino non portano certo benefici all&#8217;<strong>Eurozona</strong>. Tra l&#8217;altro, proprio il <strong>PIL</strong> dei Paesi dell&#8217;UE, nel secondo trimestre 2011, è risultato in calo all&#8217;1,7% dal +2,5% precedente.<br />
La prossima settimana sarà importante verificare l&#8217;andamento dell&#8217;<strong>indice PMI manifatturiero e dei servizi dell&#8217;Eurozona</strong>, anche se le attese sono per un calo in entrambi in casi, maggiore per quanto riguarda il settore dei servizi.<br />
Purtroppo i Paesi europei necessitano di crescere per superare la crisi del debito che li attanaglia e dati negativi in questo senso sono di certo deleteri.<br />
Pur in tale difficile situazione l&#8217;<strong>Euro</strong> sul <strong>Forex</strong> ha tenuto, soprattutto contro <strong>Dollaro USA (USD)</strong> e <strong>Sterlina inglese (GBP)</strong>. Tuttavia questo fatto sembra più da attribuirsi alla debolezza delle economie e alla crisi del debito sovrano di Stati Uniti e Regno Unito che a una reale forza dell&#8217;<strong>EUR</strong>.</p>

<p>I mercati sembrano in attesa di quello che accadrà il prossimo venerdì, 26 Agosto, a <strong>Jackson Hole</strong>, in Wyoming, quando è in programma il <strong>simposio annuale della Federal Reserve</strong>.<br />
Lo scorso anno fu importante, dal momento che il <strong>Presidente, Ben Bernanke</strong>, annunciò che la <strong>Fed</strong> stava prendendo in considerazione la possibilità di un nuovo piano di <strong>alleggerimento quantitativo (QE2)</strong>, puntualmente attuato a partire dal Novembre successivo. Quest&#8217;anno molto difficilmente verranno annunciate misure analoghe e, soprattutto, sembra improbabile che i mercati possano reagire in modo molto positivo a qualsiasi annuncio venga fatto da <strong>Bernanke</strong>, come invece accadde nel 2010. Questo perché l&#8217;anno passato la <strong>deflazione</strong> incombeva come una minaccia reale, mentre quest&#8217;anno l&#8217;<strong>inflazione</strong> è elevata, in più nel 2010 la <strong>ripresa economica</strong> era in atto, mentre ora assolutamente no.<br />
E&#8217; probabile che il numero uno della <strong>Fed</strong> ribadisca che l&#8217;acquisto di nuovi assets resti un&#8217;opzione, ma nulla più. Non si possono escludere però colpi di scena che, comunque, dovrebbero portare a benefici di breve durata sui mercati internazionali.</p>
<p>Durante la settimana alcuni <strong>&#8220;beni rifugio&#8221; hanno toccato i  loro massimi di sempre</strong>: l&#8217;<strong>oro</strong>, i rendimenti dei <strong>titoli di stato USA a 10 anni</strong>, lo <strong>Yen giapponese</strong> e il <strong>Franco svizzero</strong>. Questo soprattutto a causa dei timori di una <strong>crisi del settore bancario europeo</strong> e di un <strong>rallentamento nella crescita globale</strong>.<br />
Nel tentativo di contrastare l&#8217;<strong>avversione al rischio </strong>da parte degli investitori internazionali da alcune settimane stanno agendo alcune Banche Centrali, come la <strong>Bank of Japan</strong>, la <strong>Federal Reserve</strong> e la <strong>Swiss National Bank</strong>.<br />
In particolare la <strong>SNB</strong> sembra essere la più attiva nel tentativo di contrastare l&#8217;<strong>eccessivo apprezzamento sul Forex del CHF</strong>. Si è parlato di varie misure come quelle di un <strong>legame fisso nel rapporto di cambio CHF/EUR</strong> e anche di una possibile <strong>tassazione dei depositi in Franchi svizzeri</strong>, al fine di contrastare le manovre speculative. Allo stato attuale delle cose la prima misura sembra da escludere, visto l&#8217;alto valore del <strong>CHF</strong>, mentre è più probabile l&#8217;introduzione della tassa, che darebbe un forte segnale agli speculatori. Ma si tratta in entrambi i casi di misure estreme, che la <strong>SNB</strong> attuerebbe solo nel caso in cui non riuscisse a deprezzare il valore del <strong>CHF</strong> intervenendo sul <strong>mercato Forex</strong>.<br />
In ogni caso alcune analisi tecniche sembrano indicare che presto ci sarà un deprezzamento di questi &#8220;beni rifugio&#8221;, il cui valore sta diventando obiettivamente insostenibile.</p>

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		<title>Forex, rapporto settimanale: EUR e USD pagano incertezze legate al debito pubblico, salgono JPY, CHF, NZD, AUD e GBP</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2011 22:15:01 +0000</pubDate>
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<p>A beneficiare di tutta questa situazione sono stati, dal punto di vista del <strong>mercato Forex</strong>, le valute considerate &#8220;sicure&#8221;, come lo Yen giapponese (JPY) e soprattutto il Franco Svizzero (CHF), mentre tra le materie prime l&#8217;oro ha continuato a crescere. In particolare durante la settimana l&#8217;impennata delle quotazioni del CHF contro il Dollaro USA (USD) e l&#8217;Euro (EUR) è stata notevole, dal momento che la valuta svizzera è andata oltre il 4% contro l&#8217;USD e oltre il 3,7% contro l&#8217;EUR.<br />
<span id="more-2352"></span><br />
<strong>Guardando a quanto accaduto nel Vecchio Continente</strong>, si è assistito a un aumento dei rendimenti dei titoli di stato dei Paesi periferici che ha spazzato via l&#8217;euforia della scorsa settimana, successiva al vertice europeo, durante il quale si era trovata una soluzione per ristrutturare il debito della Grecia e concedere nuovi aiuti economici al Governo di Atene.<br />
In particolare ci sono seri dubbi in merito alla revisione dell&#8217;EFSF (European Financial Stabilty Facility), il fondo di salvataggio europeo reso più flessibile e teoricamente più efficace, ma il cui valore sembra insufficiente, soprattutto nella prospettiva di dover intervenire anche per le situazioni a rischio di Spagna e Italia. In settimana il rendimento dei titoli di stato spagnoli è schizzato a oltre il 6% e lo Stato iberico rischia un nuovo downgrade. In particolare il bond spagnolo a 10 anni è a soli 90 punti base dal fatale 7%, livello costato caro a Grecia, Irlanda e Portogallo, avendo fatto da preludio al default. Anche alcuni dati macroeconomici riguardanti proprio la Spagna sembrano aver evidenziato l&#8217;esistenza di un&#8217;economia europea a due velocità. Infatti  la disoccupazione spagnola, pur essendo diminuita a Luglio, resta a un preoccupante 20,89%, mentre l&#8217;inflazione è al 3,1%, contro il +6,3% della Germania, vera locomotiva europea, nella quale la disoccupazione è calata per la 25esima volta consecutiva.<br />
Inevitabilmente l&#8217;Euro ha pagato dazio sul <strong>mercato Forex</strong>, soprattutto contro il Franco svizzero, tanto che la coppia EUR/CHF ha toccato un nuovo record al ribasso, avendo toccato il valore di 1,1300. La moneta unica europea ha però retto contro l&#8217;USD, soprattutto perchè gli investitori sono parsi molto preoccupati e indecisi a causa del possibile, anche se improbabile, default degli Stati Uniti.<br />
<br />
Proprio <strong>negli USA</strong> preoccupa l&#8217;avvicinarsi del 2 Agosto, data che segna un&#8217;importante scadenza tecnica ed entro la quale democratici e repubblicani dovranno arrivare a un accordo bipartisan sull&#8217;innalzamento del tetto del debito e sulla riduzione della spesa pubblica per evitare che la più grande potenza economica mondiale dichiari default. Il piano proposto dal repubblicano John Boehner, dopo essere passato alla Camera, è stato bocciato al Senato. Ora il Presidente Obama ha auspicato il raggiungimento di un accordo a tutti i costi, cosa che probabilmente avverrà all&#8217;ultimo minuto con il probabile innalzamento del tetto del debito USA. Sarà poi interessante capire come i mercati accoglieranno tale provvedimento e, soprattutto, se le agenzie di rating opereranno un downgrade del debito usa o minacceranno di farlo.<br />
La situazione dell&#8217;economia statunitense resta sempre in bilico, dal momento che lo scorso venerdì sono stati diffusi i dati riguardanti il PIL, con una crescita relativa al primo trimestre 2011 rivista al ribasso allo 0,4% dal +1,9% precedente, mentre per il secondo trimestre si prevede una crescita piuttosto lenta al +1,3% su base annuale. Restano quindi possibili nuovi stimoli all&#8217;economia da parte della Fed che, per bocca del suo Presidente, Ben Bernanke, ha comunque già fatto sapere di restare sempre vigile e pronta ad intervenire in caso di necessità.</p>
<p>Tornando verso l&#8217;Europa, e <strong>guardando la situazione del Regno Unito</strong>, in settimana sono stati pubblicati i dati relativi al PIL del secondo trimestre 2011, salito di un misero 0,2%. Tuttavia questo dato, secondo quanto riferito dall&#8217;Istituto Nazionale di Statistica di Sua Maestà, risulta pesantemente condizionato da alcuni eventi particolari, quali le ripercussioni dello tsunami in Giappone e il blocco delle attività dovuto al matrimonio reale. Secondo le stime, infatti, la crescita sarebbe potuta essere superiore, attorno allo 0,7%, valore che sarebbe stato valutato dagli investitori più positivamente di quanto non sia accaduto in effetti. In realtà altri dati macro non sembrerebbero autorizzare all&#8217;ottimismo relativo all&#8217;economia britannica.<br />
Sul <strong>Forex</strong> la Sterlina britannica (GBP) è risultata in crescita contro l&#8217;USD, arretrando però contro il CHF e il Dollaro australiano (AUD). Questo trend dovrebbe essere anche quello che caratterizzerà il breve periodo.</p>
<p>Spostandoci <strong>in Asia e nella zona del Pacifico</strong>, dal punto di vista del <strong>mercato FX</strong> sia il Dollaro australiano (AUD) che quello neozelandese (NZD) hanno fatto registrare livelli record contro la moneta statunitense e anche lo Yen giapponese ha fatto segnare importanti rialzi contro l&#8217;USD. A sostenere queste valute, oltre che l&#8217;incertezza riguardante il debito USA, ci hanno pensato alcuni dati relativi alle rispettive economie domestiche. Per esempio l&#8217;inflazione australiana, nel secondo trimestre 2011, è salita dello 0,9%, mentre ci sia attendeva un +0,7%. L&#8217;indice dei prezzi al consumo in Nuova Zelanda è aumentato dell&#8217;1%, superando le stime che si erano attestate a un +0,8%.  In questo modo aumentano le probabilità di un ritocco al rialzo dei tassi ufficiali di interesse nel breve periodo da parte delle rispettive Banche Centrali. Rialzo che, nel caso della Reserve Bank of Australia, probabilmente non avverrà la prossima settimana, quando verrà presa una decisione in merito ai tassi, che dovrebbero rimanere al 4,75%, ma ci si attende un comunicato con toni tali da lasciar intuire possibili ritocchi nel breve.<br />
</p>
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		<title>Forex, rapporto settimanale: scacciato lo spettro di default per la Grecia, EUR forte vs USD, in rialzo CAD, NZD e AUD</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 10:16:22 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/07/Giugno-27-Luglio0312011.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2313" title="Forex, rapporto settimana dal 27 Giugno al 3 Luglio 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/07/Giugno-27-Luglio0312011.png" alt="Forex, rapporto settimana dal 27 Giugno al 3 Luglio 2011" width="150" height="166" /></a>Nella settimana che si è appena conclusa (dal 27 Giugno al 3 Luglio 2011) si è assistito a un forte ritorno della <strong>propensione al rischio</strong> da parte degli investitori internazionali, dovuto principalmente al fatto che la <strong>Grecia</strong> è riuscita a ottenere la <strong>quinta tranche</strong>, da circa 12 miliardi di Euro, prevista nel <strong>piano di aiuti economici</strong> da parte di <strong>UE</strong> e <strong>FMI</strong>, <strong>evitando così il possibile default.<br />
</strong>Questa circostanza ha dato una spinta decisiva ai <strong>mercati azionari</strong> internazionali in genere, con l&#8217;indice <strong><em>Dow Jones</em></strong> della Borsa di New York che ha guadagnato il 5,4% su base settimanale e lo S&amp;P500 il 5,6%.<br />
<span id="more-2310"></span>Guardando nello specifico al <strong>mercato Forex</strong> il <strong>Dollaro canadese (CAD)</strong>, il <strong>Dollaro australiano (AUD)</strong> e il <strong>Dollaro neozelandese (NZD)</strong> sono state le tre valute che hanno fatto registrare le migliori performances, grazie anche al rimbalzo verificatosi sul <strong>mercato delle materie prime</strong>. In sofferenza invece le monete considerate &#8220;sicure&#8221;, con <strong>il Franco Svizzero (CHF)</strong> che ha avuto un calo significativo, dopo aver toccato livelli record contro le valute più importanti a Giugno.</p>
<p>Anche l&#8217;<strong>oro</strong> ha pagato il ritorno alla <strong>propensione al rischio</strong>, scendendo sotto quota 1.500$ l&#8217;oncia e indebolendosi contro l&#8217;<strong>Euro (EUR)</strong>, che è stata la moneta che meglio si è comportata in Europa, mentre il <strong>Dollaro USA (USD)</strong> è risultato piuttosto debole, tranne contro <strong>Yen giapponese (JPY)</strong> e <strong>CHF</strong>.</p>
<p>Analizzando quanto accaduto in <strong>Grecia</strong>, l&#8217;approvazione della <strong>quinta tranche del piano di aiuti economici di UE e FMI</strong> è stata diretta conseguenza del via libera del Parlamento ellenico al nuovo piano di austerità da 78 miliardi di euro proposto dal <strong>Primo Ministro Papandreou</strong>. Questi aiuti serviranno alla Grecia per tener fede ai pagamenti degli interessi relativi ai mesi di Luglio e Agosto, evitando dunque il possibile <strong>default</strong> e avvicinando il Paese alla possibile concessione di un <strong>secondo piano di salvataggio da 85 miliardi di euro da Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea</strong>.<br />
Stando a quanto dichiarato dal Ministro delle Finanze austriaco, questo <strong>secondo piano</strong> verrebbe coperto per il 70% da investitori privati e governi dell&#8217;<strong>Eurozona</strong>, mentre il restante 30% spetterebbe al <strong>FMI</strong>. I Ministri delle Finanze europei affronteranno la questione in una riunione in programma il prossimo 11 Luglio a Bruxelles. Nel frattempo sarà interessante capire come la politica si muoverà per coinvolgere i privati nel nuovo piano di aiuti alla Grecia, visto che il loro contributo dovrebbe aggirarsi attorno ai 30 miliardi di euro.</p>

<p>E&#8217; facile prevedere che, una volta risolta la questione del nuovo piano di salvataggio per la Grecia, l&#8217;attenzione degli investitori internazionali si sposterà <strong>sulla crescita economica</strong> e sulla <strong>politica monetaria dell&#8217;Eurozona</strong>. Le ultime dichiarazioni dei rappresentanti della <strong>Banca Centrale Europea</strong> sono andate tutte nell&#8217;ottica di un nuovo <strong>rialzo dei tassi di interesse</strong> a Luglio. Tuttavia il destino dell&#8217;<strong>Euro</strong> sul <strong>Forex</strong> è legato anche alle possibili aspettative future, al di là del rialzo ormai alle porte. Resta molto difficile che la <strong>BCE</strong> possa effettuare, oltre a quello di Luglio, un ulteriore aumento dei tassi ufficiali a breve, nonostante il 2,7% di inflazione registrato a Giugno.</p>
<p>La <strong>Sterlina britannica (GBP)</strong> ha sofferto a causa delle previsioni relative al possibile <strong>aumento dei tassi di interesse</strong> da parte della <strong>Bank of England (BoE)</strong>. Infatti gli economisti, considerate anche le ultime dichiarazioni da parte dei rappresentanti della Banca Centrale britannica, prevedono un rialzo non prima di Maggio 2012.</p>
<p><strong>Il Dollaro canadese</strong> ha avuto una spinta decisiva dal rilevamento dell&#8217;inflazione, balzata al 3,7% su base annua, il più alto degli ultimi otto anni, ben oltre l&#8217;obiettivo del 2% fissato dalla <strong>Bank of Canada</strong>. Dovesse mantenersi questo livello di <strong>inflazione</strong>, il <strong>Governatore della BoC, Carney</strong>, non potrebbe esimersi dal prendere adeguate contromisure prima della fine del 2011. Si ritiene infatti che, prima della conclusione dell&#8217;anno in corso, la <strong>BoC</strong> possa intervenire alzando di 25 punti base i tassi ufficiali a Settembre e di ulteriori 25 pb emtro i 3 mesi successivi.</p>
<p>Il <strong>Dollaro USA</strong> ha subito le pressioni esercitate dal rafforzamento dell&#8217;<strong>Euro</strong>, dei <strong>mercati azionari</strong> e anche del <strong>petrolio</strong>. Solo la <strong>debolezza dell&#8217;oro</strong> e <strong>il rialzo dei rendimenti dei titoli di stato statunitensi</strong> hanno evitato all&#8217;<strong>USD</strong> di subire cali più significativi.</p>

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		<title>Forex, rapporto settimanale: occhi puntati su crisi di Eurozona e Grecia, niente QE3 dalla Fed, CHF da record</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 22:10:23 +0000</pubDate>
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<p>In <strong>Grecia</strong> il governo del <strong>Primo Ministro Papandreou</strong> ha ottenuto la fiducia per una manciata di voti e la prossima settimana porterà al voto in Parlamento il nuovo piano di austerità, la cui approvazione è fondamentale per l’accesso alla nuova <strong>tranche</strong> del piano congiunto di aiuti di <strong>FMI</strong> e <strong>UE</strong>. Gli esperti ritengono che <strong>Papandreou</strong> riuscirà nel suo intento, anche se c’è un certo margine di incertezza che fa sì che gli investitori internazionali continuino a rimanere vigili sulla situazione greca. Tuttavia non si arresta il rischio di estensione a macchia d’olio della crisi, con l’<strong>agenzia Moody’s </strong>che non ha escluso il possibile <em>downgrade</em> di alcune <strong>banche italiane</strong>.<br />
Questa situazione di incertezza nell’<strong>Eurozona</strong> si ripercuote inevitabilmente sui mercati internazionali e sul “sentimento” degli investitori.<br />
<span id="more-2299"></span></p>

<p>Spostandosi dal Vecchio Continente agli <strong>Stati Uniti</strong>, in settimana sono giunte notizie poco soddisfacenti dopo la riunione del <strong>FOMC</strong> della <strong>Federal Reserve</strong>, che si è conclusa senza accenni a un nuovo <strong>piano di stimolo all’economia (QE3)</strong>. Infatti il <strong>Presidente della Fed, Ben Bernanke</strong>, ha sottolineato come, al completamento dell’attuale piano di alleggerimento quantitativo (QE2), previsto per la fine di Giugno 2011, non sono in programma nuovi piani analoghi per aiutare l’economia USA.<br />
Nel comunicato finale il tono usato è risultato essere meno ottimistico rispetto a quello della precedente riunione, dal momento che la <strong>Fed</strong> ha precisato che la ripresa in atto procede più lentamente di quanto ci si aspettasse. Inoltre sono state riviste al ribasso le <strong>previsioni riguardanti il PIL</strong> e aumentate quelle sulla <strong>disoccupazione</strong>. Il <strong>rallentamento della ripresa</strong> sembra aver trovato conferma anche nei <strong>dati macroeconomici</strong> giunti in settimana, dai quali si evince la difficoltà in cui si trova l’intera economia statunitense.</p>
<p>Sul <strong>Forex,</strong> la <strong>Sterlina britannica</strong> ha confermato la propria debolezza, risentendo anche della pubblicazione dei resoconti dell’ultima riunione della <strong>Bank of England</strong>, dai quali è emerso il rafforzamento della volontà di mantenere i <strong>tassi ufficiali di interesse</strong> agli attuali livelli, con l’attenzione dei membri del comitato per la politica monetaria che si è spostata dal controllo dell’<strong>inflazione</strong> alla <strong>fragilità della ripresa economica</strong>. E’ dunque altamente improbabile che ci possano essere <strong>rialzi dei tassi</strong> entro la fine del 2011.</p>
<p>La <strong>coppia Forex EUR/USD</strong> si è mantenuta sopra quota 1,4000, impedendo all’<strong>indice dell’USD </strong>di salire. La <strong>coppia GBP/CHF</strong> ha toccato un nuovo record negativo a 1,3271 e le previsioni vanno nel senso di un proseguimento dell’attuale andamento ribassista.</p>
<p>Sui <strong>mercati azionari</strong> e su quello delle <strong>materie prime</strong>, entrambi deboli, si è avuta una settimana piuttosto volatile.<br />
Il <strong>Dow Jones</strong> è riuscito a risalire, sia pur di poco.<br />
L’<strong>indice CRB </strong>delle materie prime è tornato ad arretrate, raggiungendo anche un minimo di 326,88.<br />
Il <strong>petrolio greggio</strong> ha rotto il livello di 90$ al barile, chiudendo debole.<br />
L’<strong>oro</strong>, al contrario, è tornato prossimo ai 1.500$ l’oncia e potrebbe essere un segnale nel senso di un’inversione del recente trend.<br />
</p>
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		<title>Forex, rapporto settimanale: UE e FMI danno ossigeno all’EUR in attesa della visita europea di Wen Jiabao</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jun 2011 22:16:41 +0000</pubDate>
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Sia il <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong> che l’<strong>Unione Europea </strong>hanno garantito i nuovi fondi, a patto però che il <strong>Governo di Atene</strong> attui nuove misure di austerità, per le quali si sta battendo da tempo il <strong>Primo Ministro Papandreu</strong>, causa di rivolte popolari durante la scorsa settimana. Infatti il Governo è chiamato a nuovi tagli della spesa pubblica uniti a un ulteriore aumento delle tasse. Solo in questo modo la <strong>Grecia</strong> potrà continuare a ricevere gli aiuti economici internazionali per cercare di allontanare il rischio di insolvenza e dichiarare default.<br />
<span id="more-2283"></span><br />
I fattori che depongono a favore del fatto che <strong>Papandreu</strong> riuscirà a ottenere la maggioranza per far approvare le nuove misure di austerità sono molteplici, primo fra tutti il fatto che un eventuale default della <strong>Grecia</strong> significherebbe, di fatto, l’avvio di una seconda crisi economica a livello globale, che coinvolgerebbe in primis altri Paesi periferici dell’<strong>Eurozona</strong>, includendo anche l’<strong>Italia</strong>, finora relativamente al riparo da rischi di crisi del debito sovrano. In settimana, per la precisione nella giornata di venerdì, l’agenzia <strong>Moody’s</strong> ha reso noto di aver messo il rating dell’<strong>Italia</strong> sotto osservazione, in vista di un possibile downgrade, in considerazione della continua crescita del debito pubblico.</p>
<p>Dal punto di vista del <strong>mercato Forex</strong>, nel caso in cui dovesse andare in porto la nuova tranche di aiuti alla <strong>Grecia</strong>, l’<strong>EUR</strong> potrebbe trarne nuovi benefici, anche se nel breve è improbabile che la quotazione della <strong>coppia EUR/USD</strong> vada oltre i livelli compresi tra 1,4450 e 1,4500.</p>

<p>Permanendo l’incertezza legata alla <strong>Grecia</strong>, gli investitori internazionali hanno preferito rimanere estremamente cauti in merito alla forza della <strong>ripresa economica</strong>. Il <strong>mercato delle materie prime</strong> si è mantenuto debole anche questa settimana: non sono bastate le notizie positive arrivate dalla <strong>Grecia</strong> nella giornata di venerdì. L’<strong>avversione al rischio </strong>dovrebbe continuare pure nella prossima settimana, anche in caso di notizie favorevoli provenienti da Atene e dall’UE.<br />
Sul <strong>Forex</strong> non si è assistito, come invece avviene in questi casi, a particolari rimbalzi da parte delle coppie che includono lo <strong>Yen giapponese (JPY)</strong>. Invece sono <strong>aumentati i rendimenti dei titoli di Stato USA</strong>, arrivati molto vicini ai recenti massimi, segnale del persistere dell’incertezza e dell’avversione al rischio da parte degli investitori internazionali.</p>
<p>Tornando all’<strong>Eurozona</strong>, la settimana che si è appena conclusa avrebbe potuto chiudersi in maniera disastrosa, mentre invece le dichiarazioni di rappresentati di <strong>FMI</strong> e <strong>UE</strong> relative ai nuovi aiuti alla <strong>Grecia</strong> sembrano aver dato un po’ di serenità a livello globale, ma bisognerà capire se si tratti solo di una situazione momentanea, oppure sia destinata a mantenersi.<br />
In tal senso la prossima settimana sarà molto importante valutare quanto dichiarerà il <strong>Premier cinese, Wen Jiabao,</strong> che sarà in <strong>visita ufficiale in Europa</strong>. Le parole del numero uno del <strong>Governo di Pechino</strong> potrebbero dare sostegno all’<strong>Euro (EUR) </strong>sul <strong>Forex</strong>, tanto che la moneta unica contro il <strong>Dollaro USA (USD)</strong> potrebbe spingersi oltre la quotazione indicata precedentemente come massima: 1,4500. Esiste però anche il rischio di un andamento al ribasso, nel caso in cui <strong>Wen Jiabao</strong> dovesse pronunciare parole che possano far intuire un disimpegno della <strong>Cina</strong> nel sostenere l’<strong>Eurozona</strong>.</p>
<p>La prossima settimana si dovranno anche prendere in considerazione alcuni importanti <strong>dati macroeconomici</strong> che arriveranno dall’<strong>Eurozona</strong>, come l’<strong>indice IFO </strong>della <strong>Germania</strong>, importante per valutare la situazione dell’industria tedesca. Ci si attende un dato di crescita modesta, segnale di un rallentamento della crescita stessa anche nella <em>“locomotiva”</em> <strong>Germania</strong>.<br />
Inoltre verrà pubblicato il dato rivisto relativo all’<strong>indice PMI manifatturiero e del settore dei servizi: </strong>ci si attende una revisione al ribasso, segnale di un’estate molto complicata nell’<strong>Eurozona</strong>.</p>
<p>Spostandosi nel <strong>Regno Unito</strong>, mercoledì sono stati pubblicati i rapporti relativi all’ultima riunione del <strong>Comitato per la Politica monetaria della Bank of England</strong>, molto attesi perché si trattava della prima riunione dopo l’abbandono di <strong>Andrew Sentance</strong>. E’ emerso che <strong>Ben Broadbent</strong>, che ha sostituito <strong>Sentance</strong>, si è mostrato molto preoccupato per l’<strong>andamento dell’inflazione</strong>, con particolare riferimento all’<strong>aumento dei prezzi delle materie prime</strong>. Tuttavia il nuovo membro non ha sostenuto la necessità di un aumento dei <strong>tassi ufficiali di interesse</strong>, misura invece ritenuta necessaria dal suo predecessore <strong>Sentance</strong>.<br />
In settimana sono giunti anche i dati relativi alle <strong>vendite al dettaglio</strong> di Maggio, risultati deludenti perché hanno evidenziato una flessione dell’1,6%.<br />
Si è assistito a una <strong>diminuzione significativa dei rendimenti dei titoli di Stato del Regno Unito</strong>, che la scorsa settimana avevano beneficato dell’incertezza relativa alla <strong>Grecia</strong> e all’<strong>Eurozona</strong> in generale. Il rendimento del <strong><em>Gilt</em></strong> a due anni è calato di più di 10 punti base.<br />
Dal punto di vista del <strong>mercato Forex</strong>, eventuali rafforzamenti della <strong>Sterlina britannica (GBP)</strong> potrebbero essere visti come una buona opportunità per vendere la valuta, specialmente contro il <strong>Franco svizzero (CHF).</strong></p>
<p>Mercoledì 22 Giugno sarà una data da segnarsi sul calendario per la prossima settimana, dal momento che si concluderà la riunione di due giorni del <strong>FOMC</strong>, il comitato della <strong>Fed</strong> che si occupa della politica monetaria. Ci si attende che il numero uno della <strong>Federal Reserve, Ben Bernanke</strong>, nel discorso di chiusura dei lavori, sottolinei ancora una volta il <strong>rallentamento della ripresa dell’economia USA</strong>, senza però lasciar intendere la necessità di un nuovo piano di stimoli all’economica (QE3), come auspicato da più parti. Gli analisti prevedono che <strong>Bernanke</strong> ribadirà la visione ottimistica riferita alla seconda metà del 2011.</p>

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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 17:03:58 +0000</pubDate>
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<p><span id="more-2278"></span></p>
<p>Volendo essere ottimisti si può attribuire questo arretramento alla <strong>crescita dei prezzi dell’energia</strong>, che ha finito per influenzare negativamente la domanda da parte dei consumatori.<br />
Guardando quanto sta accadendo da un punto di vista pessimistico si potrebbero invece mettere in evidenza le <strong>lacune strutturali a sostegno della crescita</strong>, come la disoccupazione e le difficoltà nell’uscire da una serie di stimoli all’economia messi in atto dalle <strong>Banche Centrali</strong> dei vari Paesi, per non parlare poi delle misure di contenimento della spesa pubblica, necessarie per la sistemazione dei conti degli Stati ma deleterie per la crescita economia.<br />
Probabilmente la verità sta nel mezzo: le mancanze strutturali unite alla crescita dei prezzi delle materie prime potrebbero essere due fattori che hanno interagito, portando al rallentamento della ripresa economica.<br />
Gli sviluppi nell’immediato dipenderanno:</p>
<ul>
<li>da come e se verrà risolta la crisi del debito sovrano in Grecia</li>
<li>dalla possibile decisione degli Stati Uniti di alzare la soglia del rapporto debito/PIL</li>
<li>dal possibile scoppio della bolla speculativa del settore immobiliare in Cina</li>
</ul>
<p>Questi tre fattori saranno fondamentali e le previsioni non sono, in nessuno dei tre casi, ottimistiche.<br />
<br />
A livello <strong>Forex</strong>, gli scenari che si prospettano consigliano che potrebbe essere saggio e profittevole stare “short” su <strong>AUD</strong>, <strong>NZD</strong> e <strong>CAD</strong> contro <strong>USD</strong> e <strong>JPY</strong> nell’ottica di cogliere opportunità qualora si andasse appena sopra gli attuali livelli di quotazione sul <strong>mercato internazione dei cambi</strong>.</p>
<p>L’<strong>Euro (EUR) </strong>ha chiuso la settimana in stand-by, rompendo il livello chiave posto a 1,4500 conto l’USD, sia per quanto emerso in merito alla volontà della <strong>BCE</strong> in considerazione dello stato dell’economia dell’<strong>Eurozona</strong>, ritenuta meno rigida rispetto alle previsioni, che per la possibile decisione della <strong>Germania</strong> di non sostenere la proposta di <strong>nuovi aiuti alla Grecia</strong>.<br />
La <strong>Banca Centrale Europea</strong> ha fatto sapere che manterrà un alto livello di vigilanza sugli sviluppi dell’economia comunitaria, lasciando intendere un <strong>possibile aumento dei tassi di interesse nel prossimo mese di Luglio</strong>.<br />
Tale notizia avrebbe dovuto aiutare l’<strong>EUR</strong> a crescere, mentre invece si è avuto l’effetto opposto, poiché l’attenzione di investitori ed economisti si è concentrata sui <strong>dati macroeconomici</strong> diffusi dalla stessa <strong>BCE</strong>, che hanno evidenziato una crescita per il 2011 che potrebbe essere più alta rispetto alle previsioni, ma anche un <strong>rallentamento dell’inflazione nel 2012</strong>, in un intervallo compreso tra l’1,1% e il 2,3%, molto vicino all’obiettivo dichiarato del 2%. Questo ha fatto pensare a un mantenimento degli attuali <strong>tassi</strong> ancora a lungo.<br />
Considerando che l’<strong>EUR</strong> in questi ultimi mesi ha beneficiato delle notizie sulle decisioni della <strong>Banca Centrale Europea</strong> relative ai <strong>tassi ufficiali di interesse</strong>, è facile capire come questi dati macro abbiamo fanno suonare un campanello d’allarme presso gli investitori internazionali, con conseguenze immediate sul <strong>Forex</strong>.<br />
Il fatto poi che la <strong>Germania</strong> potrebbe non appoggiare la decisione di concedere <strong>nuovi aiuti alla Grecia</strong> ha influito ancor più negativamente sulle quotazioni dell’<strong>Euro</strong>. Infatti, se il Governo di Berlino decidesse di non concedere più aiuti ad Atene, potrebbe innescarsi un meccanismo tale da portare l’intera <strong>Eurozona</strong> sull’orlo di una nuova, pensante crisi.<br />
Un nuovo default, anche solo “tecnico”, della <strong>Grecia</strong> porterebbe sicuramente le agenzie di rating a declassare ulteriormente il debito ellenico, con conseguenze anche su <strong>Irlanda</strong> e <strong>Portogallo</strong> prima, e su altri Stati comunitari in difficoltà poi. L’eventuale rifiuto della <strong>Germania</strong> a concedere nuovi aiuti alla Grecia sarebbe anche un autogol per lo stesso Governo della Merkel e per Parigi, dal momento che molte banche tedesche e  francesi risultano esposte nei confronti della <strong>Grecia</strong> e potrebbero essere costrette a chiedere aiuti ai rispettivi Governi centrali.</p>
<p>In settimana c’è stato anche l’annuncio della <strong>Bank of England</strong> relativo al mantenimento degli attuali <strong>tassi di interesse</strong> nel <strong>Regno Unito</strong>. Decisione ampiamente attesa, le cui motivazioni saranno rese note con la pubblicazione dei verbali della riunione, programmata per il 22 Giugno prossimo. Del resto, permanendo debole la crescita economica e alta l’inflazione è difficile prevedere rialzi dei <strong>tassi di interesse</strong> inglesi nel breve periodo.<br />
Inoltre i <strong>dati macroeconomici</strong> e le previsioni di vari istituti di ricerca confermano che la crescita del <strong>PIL</strong> del <strong>Regno Unito</strong> sarà molto limitata nel breve. Di certo le quotazioni sul <strong>Forex</strong> della <strong>Sterlina britannica (GBP)</strong> non ne hanno tratto beneficio, sebbene l’andamento della valuta di Sua Maestà continui a essere maggiormente influenzato dalla <strong>crisi dell’Eurozona</strong> e <strong>dalla lenta ripresa dell’economia USA.</strong></p>
<p>Spostandosi in <strong>Giappone</strong>, sarà interessante verificare se <strong>la Bank of Japan (BOJ)</strong> deciderà di proseguire nell’acquisto di assets privati, al termine della riunione di 2 giorni (13-14 Giugno) in programma la prossima settimana. Non si attendono invece cambi in merito ai <strong>tassi di interesse</strong>, che dovrebbero continuare a rimanere ai minimi storici, a un livello prossimo allo 0%.</p>
<p>Infine uno sguardo anche a quanto accaduto a livello dei <strong>mercati delle materie prime</strong>. In particolare il <strong>prezzo del petrolio</strong> sembra non aver ancora trovato una direzione precisa. Infatti in settimana (8 Giugno) si è tenuta a Vienna una riunione dell’<strong>OPEC</strong>, dalla quale ci si aspettava l’annuncio di un aumento della produzione di oro nero. Annuncio che invece non c’è stato, con i Paesi membri che hanno deciso di non decidere, mantenendo inalterata la quantità di barili giornalieri. Questo ha favorito il rialzo dei prezzi sia del <strong>WTI</strong> che del <strong>Brent</strong>, che sono saliti rispettivamente oltre 102$ e 120$ al barile, salvo poi ripiegare sotto 100$ e 119$ nella giornata di venerdì, quando l’<strong>Arabia Saudita </strong>ha annunciato l’aumento nella produzione giornaliera. In realtà questo aumento è servito a tamponare la perdita dovuta al mancato apporto produttivo della <strong>Libia</strong>, a causa dei ben noti problemi interni e internazionali del Paese nordafricano.</p>

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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 21:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/06/Maggio30-Giugno5.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2269" title="Rapporto Forex: settimana dal 30 Maggio al 5 Giugno 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/06/Maggio30-Giugno5.png" alt="Rapporto Forex: settimana dal 30 Maggio al 5 Giugno 2011" width="150" height="166" /></a>La settimana che si è appena conclusa (dal 30 Maggio al 5 Giugno 2011) ha visto il <strong>Dollaro USA (USD)</strong> ancora in sofferenza sul <strong>mercato Forex</strong>, nonostante alcuni fattori avrebbero dovuto favorire il recupero della valuta statunitense. Primi fra tutti la <strong>debolezza dei mercati azionari</strong> e dei <strong>prezzi delle materie prime.</strong></p>
<p>La <strong>debolezza dell’USD</strong> è chiaramente attribuibile ai <strong>dati macroeconomici</strong> che sono giunti in settimana dagli Stati Uniti, risultati deludenti al punto da favorire nuovamente la diffusione di voci riguardanti un <strong>nuovo piano di alleggerimento quantitativo (QE3)</strong> da parte della <strong>Federal Reserve</strong>, in modo da dare sostegno all’economia USA. Tali notizie sembrano infondate, ma fino a quando la <strong>Fed</strong> non chiarirà del tutto la sua posizione in merito a un nuovo alleggerimento quantitativo, resterà alta la pressione sulla valuta statunitense. In tal senso sarà importante il discorso che <strong>Ben Bernanke</strong>, numero uno della <strong>Fed</strong>, terrà martedì prossimo.<br />
<span id="more-2267"></span><br />
A pesare sull’<strong>USD</strong> sono state anche le voci riguardanti un <strong>possibile downgrade del rating USA</strong> che potrebbe essere messo in atto dall’agenzia <strong>Moody’s.</strong><br />
C’è comunque da notare che la debolezza della moneta americana non si è palesata contro tutte le valute. Infatti il <strong>Dollaro</strong> è risultato praticamente invariato contro le monete storicamente legate alle materie prime, come l’<strong>AUD, il CAD e lo NZD. </strong></p>

<p>La <strong>miglior moneta del Forex della scorsa settimana</strong> è stata sicuramente l’<strong>Euro (EUR)</strong>, in grado di apprezzarsi contro tutte le valute principali, con la sola esclusione dello <strong>ZAR</strong>. La spinta decisiva è stata data dalla <strong>svolta nella vicenda della nuova crisi del debito della Grecia</strong>. Ora bisognerà verificare se si sia trattato del capitolo conclusivo della vicenda o se ci saranno ulteriori sviluppi nel breve. In quest’ottica saranno importanti le parole che il <strong>Presidente della BCE, Jean-Claude Trichet</strong>, pronuncerà il prossimo martedì. Ci si attende che il numero uno della <strong>Banca Centrale Europea</strong> lasci intendere che potrebbe esserci un nuovo <strong>rialzo dei tassi ufficiali di interesse</strong> per Luglio, affermando comunque la necessità di una stretta vigilanza sugli sviluppi dell’economia mondiale e dell’<strong>Eurozona</strong>. In caso contrario è possibile che l’<strong>EUR</strong> torni a perdere e ad essere messo sotto pressione.<br />
Tornando alla situazione della <strong>Grecia</strong>, venerdì il Ministro delle Finanze greco ha fatto sapere che le conclusioni di <strong>UE, FMI e BCE</strong> sono state “positive”, pur non specificando esattamente a cosa si riferisse tale termine. Quello che conta è che il <strong>Governo di Atene</strong> pare abbia passato la prova e che quindi si appresti a ricevere una nuova tranche di aiuti economici, prevista per la fine di Giugno. E’ emerso che la Grecia avrebbe accettato di applicare misure più restrittive di austerità e di vendere alcune risorse ora in mano allo Stato. Queste circostanze non sono state accettate di buon grado dai lavoratori statali, pronti a scioperare da subito.<br />
Per capire meglio come si evolverà la crisi greca saranno importanti le riunioni, in programma dal 20 Giugno in poi, che si terranno tra rappresentanti ellenici e quelli di <strong>UE</strong> e <strong>FMI</strong>.<br />
Le ripercussioni di questa nuova situazione non hanno tardato a farsi sentire sulla quotazione dell’<strong>EUR</strong> sul <strong>Forex</strong>, tornato sopra 1,4500 contro l’<strong>USD</strong> nella giornata di venerdì.<br />
La ripresa dell’<strong>EUR</strong> è legata anche agli <strong>esiti delle elezioni in Portogallo</strong>, altro Stato periferico dell’<strong>Eurozona</strong> in difficoltà economiche. Dovessero manifestarsi segnali di cambiamento a livello politico, la moneta unica finirebbe inevitabilmente per soffrirne.<br />
Altro fattore che potrebbe pesare negativamente sull’<strong>EUR</strong> è rappresentato dall’esito dei nuovi e più restrittivi <strong>stress test</strong> cui è stato sottoposto l’intero sistema bancario del Vecchio Continente. In particolare si teme per gli esiti riguardanti le banche spagnole.</p>
<p>Guardando a quanto successo nel <strong>Regno Unito</strong>, in settimana ha fatto parlare la decisione di <strong>Andrew Sentance</strong> di abbandonare il <strong>Comitato monetario della Bank of England</strong>, a seguito della decisione di <strong>lasciare invariati i tassi ufficiali di interesse</strong> per l’ennesima volta. Secondo <strong>Sentance</strong>, così facendo, la <strong>BOE</strong> starebbe perdendo la propria credibilità, lasciando che l’inflazione raggiunga il 4,5%. La <strong>Sterlina britannica (GBP)</strong> ha dovuto fare i conti anche con alcuni <strong>dati macroeconomici deludenti</strong>, riguardanti l’<strong>indice PMI manifatturiero</strong>, ma soprattutto il <strong>settore dei servizi</strong>, calato in modo preoccupante ai livelli più bassi dalla scorso Febbraio. E si sa quanto il settore dei servizi sia trainante per l’economia britannica.<br />
Di questo passo pare <strong>sempre più improbabile un aumento dei tassi nel breve</strong>, tanto che una decisione in tal senso potrebbe essere presa solo nel primo trimestre del 2012.</p>
<p>Spostandosi in <strong>Australia</strong>, i dati diffusi in settimana hanno segnalato una contrazione dell’economia dell’1,2% nel primo trimestre 2011, dovuta soprattutto alle inondazioni che hanno recentemente colpito la regione del Queensland, evento che ha avuto un impatto negativo sui volumi di esportazione delle materie prime. A questo si deve anche aggiungere quanto accaduto in Giappone con il terremoto, dal momento che il Paese del Sol Levante è un importante partner commerciale dell’Australia.<br />
La <strong>Reserve Bank of Australia</strong> ha <strong>confermato i tassi ufficiali di interesse al 4,75%</strong> per il settimo mese consecutivo, ma un rialzo dei tassi sembra essere imminente.</p>
<p>Restando nella stessa zona geografica, in <strong>Nuova Zelanda</strong> la prossima settimana è attesa la decisione della <strong>Reserve Bank of New Zealand</strong> in merito ai <strong>tassi di interesse</strong>, che dovrebbero restare invariati al 2,5%. Questo in considerazione di livelli dell’inflazione sotto controllo, un debole impatto negativo dei recenti terremoti, bassi volumi di esportazioni e dell’elevata quotazione del <strong>NZD</strong> sul <strong>Forex.</strong></p>

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		<title>Rapporto settimanale Forex: USD debole, crisi greca tiene sotto pressione l’EUR, CHF da record</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 10:18:38 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2252" title="Rapporto Forex: settimana dal 23 al 29 Maggio 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/05/Maggio-23292011.png" alt="Rapporto Forex: settimana dal 23 al 29 Maggio 2011" width="150" height="166" />La settimana che si è appena conclusa (dal 16 al 22 Maggio 2011) è terminata con una ventata di ottimismo relativa ai <strong>mercati azionari</strong> e delle <strong>materie prime</strong>, mentre il <strong>Dollaro USA</strong> ha chiuso debole, soprattutto dopo le dichiarazioni provenienti dal <strong>G8</strong>, relative alla ripresa economica che starebbe prendendo sempre più consistenza. In realtà molti <strong>dati macroeconomici</strong> pubblicati negli ultimi tempi sembrerebbero suggerire proprio il contrario, soprattutto considerando la crescita dell’economia dei Paesi più sviluppati. Solo per citarne alcuni, proprio nell’ultima settimana nell’<strong>Eurozona</strong> l’<strong>indice PMI </strong>è calato notevolmente e anche negli <strong>Stati Uniti</strong> gli <strong>ordini di beni durevoli</strong> hanno avuto la stessa risultanza.<br />
<span id="more-2250"></span><br />
Proprio nell’<strong>Eurozona</strong> continua a tener banco <strong>la crisi del debito della Grecia</strong>. In settimana si sono dovute registrare altre notizie che complicano la situazione. Innanzitutto molti piccoli partiti greci si sono detti contrari all’introduzione di nuove misure di austerità per ridurre il <strong>debito pubblico</strong>.<br />
Poi si è diffusa la notizia che il <strong>FMI</strong>, a causa del proprio regolamento interno, potrebbe decidere di non erogare la tranche di aiuti al Paese ellenico prevista per Giugno.<br />
Infine c’è da registrare come, anche all’interno degli Stati membri dell’<strong>UE</strong>, comincino a manifestarsi insofferenze nei confronti dell’elargizione di nuovi aiuti ad Atene. L’intera questione greca continuerà a mettere <strong>sotto pressione l’Euro</strong> sul <strong>mercato Forex</strong> nelle prossime settimane.</p>

<p>Nonostante i rimbalzi verificatisi sul mercato delle materie prime e da parte delle valute più importanti contro l’<strong>USD</strong>, ci sono segnali tali da far ritenere che l’<strong>avversione al rischio </strong>da parte degli investitori internazionali sia ancora piuttosto alta. Basti pensare ai recenti rialzi dei <strong>rendimenti dei titoli di stato USA</strong>, al <strong>rafforzamento di oro e argento</strong>, ai <strong>record</strong> fatti registrare dal <strong>Franco svizzero (CHF)</strong> e al comportamento delle <strong>coppie Forex</strong> che includono lo <strong>Yen giapponese (JPY)</strong>, molto spesso vicine al record al ribasso.<br />
Sul <strong>mercato Forex</strong> la <strong>debolezza dell’USD</strong> potrebbe essere sfruttata per comprare la valuta statunitense, soprattutto contro monete legate all’andamento delle materie prime, come il <strong>Dollaro australiano (AUD)</strong> o <strong>quello neozelandese (NZD)</strong>.<br />
Nello specifico potrebbero indicare un <strong>trend ribassista dell’USD</strong> il fatto che la <strong>coppia EUR/USD</strong> vada oltre il valore 1,4350-70, la <strong>GBP/USD</strong> oltre 1,6520-50, la <strong>USD/JPY</strong> sotto 80,00-30 e l’<strong>indice del Dollaro USA </strong>sotto 74,55.</p>
<p>Per quanto riguarda l’<strong>EUR </strong>sarà fondamentale valutare i <strong>dati macroeconomici</strong> che saranno diffusi a Giugno. In particolare sarà interessante valutare come la moneta comunitaria uscirà a seguito della pubblicazione dei dati dei <strong>nuovi stress tests riguardanti il sistema bancario Europeo</strong> e la situazione della <strong>crisi greca</strong>, che a Giugno potrebbe subire una svolta negativa.<br />
In merito agli <strong>stress tests</strong>, effettuati con parametri più stringenti della volta precedente, c’è molta preoccupazione per la <strong>situazione della Spagna</strong>, il cui sistema bancario potrebbe essere messo in seria discussione, chiamando il Paese ad affrontare una crisi simile a quella che ha costretto l’<strong>Irlanda</strong> a ricorrere agli aiuti di <strong>UE</strong> e <strong>FMI</strong>.<br />
L’<strong>EUR</strong> resterà dunque sotto pressione fino alla pubblicazione di questi dati. Una volta resi noti, l’eventuale quotazione <strong>EUR/USD</strong> sotto il livello 1,4040 potrebbe indicare un <strong>trend ribassista</strong>.</p>
<p>La settimana è stata molto positiva per il <strong>Franco svizzero (CHF)</strong>, che è arrivato al <strong>massimo storico contro l’EUR </strong>ed ha <strong>sfiorato il record anche contro la Sterlina britannica (GBP)</strong>. Chiaramente questa forza del <strong>CHF</strong> si può spiegare con la difficile situazione dell’<strong>Eurozona</strong> dovuta alla crisi greca, ma anche con almeno altri due fattori.<br />
Il primo è l’invito del <strong>FMI</strong> alla <strong>Swiss National Bank</strong> ad <strong>alzare i tassi di interesse ufficiali</strong>, ritenuti a livelli troppo bassi vista la situazione dell’economia svizzera.<br />
Il secondo è da ricercarsi nell’<strong>incremento delle esportazioni </strong>fatto registrare in Aprile (+7,9%).</p>
<p>Spostandosi in <strong>Canada</strong>, non si può fare a meno di notare come il <strong>Dollaro canadese (CAD)</strong> sia stata l’unica valuta tra le 10 più importanti a perdere contro l’<strong>USD</strong>. Le cause di questa debolezza possono essere individuate nella pubblicazione dei dati sull’<strong>inflazione</strong> di Aprile, salita solo dello 0,3% contro lo 0,5% delle attese, e da quelli sulle <strong>vendite al dettaglio</strong> di Marzo, calate dello 0,5% contro l’attesa di un aumento dello 0,9%. A influire negativamente sul <strong>CAD</strong> ci hanno pensato anche i dati provenienti dagli <strong>USA</strong>, relativi soprattutto alla <strong>richiesta di sussidi alla disoccupazione</strong> e alle <strong>vendite di case in costruzione.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #33cccc;"><strong>CALENDARIO ECONOMICO DELLA SETTIMANA DAL 30 MAGGIO AL 5 GIUNGO 2011</strong></span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La prossima settimana</strong> il <strong>calendario economico in ottica Forex</strong> presenta alcuni importanti appuntamenti, che abbiamo diviso per Paese (o zona) e, di conseguenza, per relativa valuta sul mercato internazionale dei cambi.</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Stati Uniti (USD)</strong></span></p>
<p><strong>Martedì:</strong> indice del prezzo delle case, PMI di Chicago di Maggio, indice della fiducia dei consumatori</p>
<p><strong>Mercoledì:</strong> spesa nel settore delle costruzioni, indice ISM manifatturiero di Maggio, vendite di veicoli di Maggio</p>
<p><strong>Giovedì:</strong> richiesta di sussidi alla disoccupazione, produttività dei settori non agricoli del primo trimestre 2011, ordini industriali di Aprile</p>
<p><strong>Venerdì:</strong> rapporto sull’occupazione di Maggio, indice ISM composto del settore non manifatturiero</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Eurozona (EUR)</strong></span></p>
<p><strong>Martedì:</strong> vendite al dettaglio in Germania, disoccupazione di Maggio</p>
<p><strong>Mercoledì:</strong> indice PMI manifatturiero di Maggio in Germania, discorso del Presidente della BCE Trichet</p>
<p><strong>Venerdì:</strong> indice PMI dei servizi di Maggio in Germania</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Regno Unito (GBP)</strong></span></p>
<p><strong>Mercoledì:</strong> indice PMI manifatturiero di Maggio, credito al consumo di Aprile</p>
<p><strong>Giovedì:</strong> indice PMI del settore delle costruzioni di Maggio</p>
<p><strong>Venerdì:</strong> indice PMI dei servizi di Maggio</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Giappone (JPY)</strong></span></p>
<p><strong>Martedì:</strong> dati sull’occupazione di Aprile, produzione di veicoli, costruzione di case nuove</p>
<p><strong>Mercoledì:</strong> vendite di veicoli di Maggio</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Canada (CAD)</strong></span></p>
<p><strong>Lunedì:</strong> PIL di Marzo, PIL del primo trimestre 2011</p>
<p><strong>Martedì:</strong> indice dei prezzi dei prodotti industriali di Aprile, indice delle materie prime, decisione della BOC sui tassi ufficiali di interesse</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Nuova Zelanda e Australia (NZD e AUD)</strong></span></p>
<p><strong>Lunedì: </strong>bilancia commerciale di Aprile in Nuova Zelanda</p>
<p><strong>Martedì:</strong> indice NBNZ della fiducia negli affari in Nuova Zelanda, credito nel settore privato in Australia</p>
<p><strong>Mercoledì:</strong> indice dei prezzi delle materie prime di Maggio in Nuova Zelanda, PIL del primo trimestre 2011 in Australia, indice RBA delle materie prime di Maggio in Australia</p>
<p><strong>Giovedì:</strong> bilancia commerciale di Aprile in Australia, vendite al dettaglio in Australia</p>
<p><strong>Venerdì:</strong> concessioni edilizie di Aprile in Nuova Zelanda</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Cina (CNY)</strong></span></p>
<p><strong>Mercoledì:</strong> indice PMI manifatturiero di Maggio</p>
<p><strong>Venerdì:</strong> indice PMI non manifatturiero di Maggio</p>

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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 09:03:31 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2234" title="Rapporto Forex: settimana dal 16 al 22 Maggio 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/05/Maggio-16222011.png" alt="Rapporto Forex: settimana dal 16 al 22 Maggio 2011" width="150" height="166" />Durante la settimana che si è appena conclusa (dal 16 al 22 Maggio 2011) sul <strong>mercato Forex</strong> l’<strong>Euro (EUR) </strong>ha tentato un recupero dopo le pressioni cui è stato sottoposto la scorsa settimana, dovendo sempre fare i conti con la <strong>crisi del debito sovrano della Grecia</strong>. Proprio in merito alle difficoltà del Paese ellenico, in settimana si sono susseguite voci riguardanti una <strong>revisione</strong> del piano di aiuti concessi e quelle di una nuova <strong>ristrutturazione del debito</strong>, ipotesi questa poco gradita alla <strong>BCE</strong>. Il risultato è stato che sul <strong>Forex</strong> si sono avute massicce vendite di posizioni in <strong>EUR</strong>, soprattutto nelle giornata di venerdì, a seguito del <strong>downgrade della Grecia </strong>di 3 punti da parte di <strong>Fitch</strong>, che ha portato il rating da <strong><em>BB+</em></strong> a <strong><em>B+</em></strong>. <strong>Fitch</strong> ha inoltre precisato che qualsiasi mossa che potrebbe essere fatta per prolungare la durata del prestito obbligazionario concesso alla <strong>Grecia</strong> sarà vista come una evento verso un <strong>nuovo default</strong>.</p>
<p><span id="more-2233"></span></p>
<p>A peggiorare la situazione greca ci ha pensato anche il rifiuto da parte <strong>Norvegia</strong>, <strong>Islanda</strong> e <strong>Liechtenstein</strong> di concedere eventuali nuovi aiuti economici, decisione dovuta alla gestione, definita “poco trasparente”, dei fondi finora messi a disposizione per salvare il Paese ellenico.</p>
<p>In particolare le vendite di <strong>EUR</strong> hanno portato la <strong>coppia Forex EUR/CHF</strong> ad avvicinarsi al minimo storico di sempre, posto a 1,24, livello che potrebbe essere varcato la prossima settimana. Probabile che anche la <strong>coppia EUR/AUD</strong> sia destinata a varcare il minimo storico di 1,2925. Pur essendo riuscito a chiudere su livelli più alti rispetto alla scorsa settimana contro <strong>USD, GBP</strong> e <strong>JPY</strong>, è possibile che la moneta unica europea nei prossimi giorni di contrattazioni perda anche contro queste tre valute. Attenzione anche al possibile nuovo record della coppia <strong>XAU/EUR</strong>, con l’<strong>oro</strong> che potrebbe apprezzarsi notevolmente contro l’<strong>Euro</strong>.<br />
</p>
<p>Praticamente invariate le quotazioni dell’<strong>USD</strong>, favorite dal <strong>consolidamento diffuso dei mercati delle materie prime.</strong> La pubblicazione dei rapporti della riunione del <strong>FOMC</strong> della <strong>Fed</strong> dello scorso 26-27 Aprile ha fornito alcuni considerevoli spunti di riflessione. Innanzitutto alcuni membri hanno dichiarato la propria disponibilità a un nuovo piano di <strong>alleggerimento quantitativo</strong> solo nel caso in cui si dovesse verificare un significativo cambio nelle previsioni economiche o dovessero emergere importanti rischi delle stesse. Inoltre pochi membri hanno fatto notare che le previsioni relative all’<strong>inflazione</strong> e alle <strong>condizioni economiche</strong> potrebbero favorire la <strong>cessazione del piano di stimolo</strong> per l’economia già durante il 2011. Infine alcuni partecipanti alla riunione hanno fatto notare come la cessazione anticipata degli stimoli all’economia potrebbe danneggiare la <strong>ripresa economica</strong> in atto.<br />
Insomma, la strada verso un primo <strong>rialzo dei tassi ufficiali di interesse da parte della Fed</strong> sembra essere ancora lontana, ma non lontanissima.</p>
<p>Nel <strong>Regno Unito</strong> sono stati pubblicati i rapporti dell’ultima riunione della <strong>Bank of England</strong>, dai quali si è ricavato l’andamento della votazione per il <strong>mantenimento dei tassi di interesse allo 0,5%</strong>: 6 a 3. Tra i favorevoli all’aumento, <strong>Sentance</strong> vedrebbe di buon occhio un rialzo di 50 punti base, mentre Dale e Weale riterrebbero più corretto un rialzo di 25 punti base.</p>
<p>In settimana la <strong>Bank of Japan</strong> ha votato a favore del <strong>mantenimento dei tassi di interesse tra lo 0% e lo 0,1%</strong>, facendo notare come l’economia giapponese andrà incontro a un periodo di forte pressione, dovuta agli effetti del terribile terremoto che ha devastato parte del Paese. Tuttavia le banche si attendono un moderato recupero dell’economia a partire della seconda metà dell’anno fiscale in corso. In considerazione delle sfide che il Paese dovrà affrontare, la <strong>Banca Centrale del Giappone</strong> ha ritenuto di non dover attuare ulteriori <strong>misure di stimolo</strong> oltre a quelle già in atto dallo scorso Aprile.</p>
<p>Infine in <strong>Australia</strong> la <strong>Reserve Bank of Australia</strong> ha sottolineato come, in caso di evoluzione delle condizioni economiche in linea con le previsioni, sarà inevitabile un <strong>rialzo dei tassi di interesse</strong>, senza però specificare nulla in merito alle tempistiche. Attenzione all’andamento del <strong>Dollaro australiano (AUD)</strong> nel breve periodo, che dovrebbe essere strettamente legato a quello del <strong>prezzo dell’oro</strong> e a possibili cali dello stesso, dopo essersi consolidato attorno ai 1.500$ l’oncia.</p>
<h3><span style="color: #33cccc;"><strong>CALENDARIO ECONOMICO DELLA SETTIMANA DAL 16 AL 22 MAGGIO 2011</strong></span></h3>
<p><strong>La prossima settimana</strong> il <strong>calendario economico in ottica Forex</strong> presenta alcuni importanti appuntamenti che potrebbero influire sulle quotazioni delle valute dei Paesi ai quali si riferiscono.</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Lunedì </strong></span>attenzione concentrata sul valore dell’indice dei direttori d’acquisto (PMI) dell’<strong>Eurozona</strong>.</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Martedì</strong> </span>verrà reso noto il dato finale sul PIL della <strong>Germania</strong> e quello dell’indice Ifo, che misura la fiducia delle imprese tedesche, mentre dagli <strong>Stati Uniti</strong> giungerà l’indicatore delle vendite di case nuove.</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Mercoledì</strong> </span>sarà la volta della diffusione dei rapporti riguardanti l’ultima riunione della <strong>Bank of Japan</strong>, del valore del PIL del <strong>Regno Unito</strong> e di quello riguardante i beni durevoli negli <strong>Stati Uniti</strong>.</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Giovedì</strong> </span>si conoscerà il valore della bilancia commerciale e dell’occupazione in <strong>Svizzera</strong>, oltre al numero di richieste di sussidi di disoccupazione e al dato (rivisto) sul PIL degli <strong>Stati Uniti</strong>.</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Venerdì</strong> </span>la settimana si chiuderà con la comunicazione del PIL del <strong>Giappone</strong>, dell’andamento dei prezzi delle case nel <strong>Regno Unito</strong>, dell’indice KOF della <strong>Svizzera</strong>, delle entrate e delle spese personali e delle vendite di case in costruzione negli <strong>USA</strong>.</p>

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		<title>Forex e dati macroeconomici: rimbalzo tecnico dell’EUR vs USD, salgono i prezzi delle materie prime</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 10:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sul <strong>mercato Forex</strong> l’<strong>Euro (EUR)</strong> ha proseguito nel rimbalzo tecnico dei giorni scorsi nei confronti del <strong>Dollaro USA (USD)</strong>. Infatti il supporto chiave a 1,405 ha tenuto e il rimbalzo si è confermato nell’area di valori compresa tra 1,425 e 1,43.</p>
<p>Guardando al <strong>mercato delle materie prime</strong>, ieri c’è stato un <strong>generale recupero</strong> sui mercati internazionali. In particolare l’<strong>oro</strong> è rimbalzato da 1.486$ a 1.495$ l’oncia, favorito soprattutto dal <strong>recupero dell’EUR</strong> e dal permanere dell’incertezza su principali mercati azionari d’Europa.<span id="more-2216"></span><br />
Anche il <strong>prezzo del petrolio</strong> è salito notevolmente, chiudendo a 100$ al barile, contro i 96$ della chiusura precedente. Questa crescita è spiegabile sia guardando alle scorte di greggio, ormai stabili dopo una fase di crescita, sia considerando l’accelerazione che si è avuta nell’uso della capacità produttiva delle raffinerie degli Stati Uniti. La crescita del <strong>prezzo del petrolio greggio</strong> ha favorito la <strong>Borsa di Wall Street</strong>, che ha beneficiato dell’andamento positivo dei titoli energetici.<br />
La <strong>crescita dei prezzi delle materie prime</strong> ha fatto da sostegno alle <strong>Borse europee</strong>, con i titoli minerari che si sono comportati molto bene.</p>

<p>Sul fronte dei <strong>dati macroeconomici</strong> le notizie più importanti si sono avute dalla <strong>Gran Bretagna</strong>. Infatti le <strong>richieste di sussidi di disoccupazione</strong> di Aprile 2011 sono aumentate di 12.000 unità, mentre ci si attendeva un dato sostanzialmente piatto. In calo invece la disoccupazione, che a Marzo ha fatto registrare un -7,7%. Sono stati pubblicati anche i <strong>rapporti dell’ultima riunione della Bank of England</strong>, che hanno evidenziato una votazione di 6 voti a 3 in favore del mantenimento dei tassi di interesse allo 0,5%. La Sterlina <strong>inglese (GBP)</strong> è risultata perciò in difficoltà sia contro l’<strong>USD</strong> che contro lo <strong>JPY</strong>.</p>
<p>Sul <strong>mercato obbligazionario</strong> continua a dominare la preoccupazione per la <strong>nuova crisi della Grecia</strong>. E’ probabile che il <strong>Governo di Atene</strong> ottenga un riscadenzamento per ristrutturare il proprio debito sovrano, ma nel frattempo <strong>lo spread a 10 anni dei titoli di stato della Grecia contro il Bund tedesco</strong> continua a salire, tanto che, nella sola giornata di ieri, è aumentato di 15 punti base.<br />
I <strong>titoli di stato italiani</strong> e quelli <strong>spagnoli</strong> hanno mantenuto i differenziali contro il Bund sostanzialmente invariati, a 163 punti base e 221 punti base rispettivamente.<br />
Da notare come il <strong>rendimento del Bund a 10 anni</strong> continui a mantenersi al 3,10%, nonostante la forza dell’economia tedesca e il recente aumento dell’inflazione del 2,9% . E’ possibile che tali livelli bassi diventeranno alla lunga insostenibili, in considerazione della situazione del debito pubblico della Grecia e di una possibile espansione della crisi ad altri Stati periferici europei.</p>

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