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	<title>Il mercato Forex: notizie e consigli per guadagnare col trading fx online &#187; nzd</title>
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	<description>Forex: come guadagnare facendo trading online in modo semplice e con strumenti di analisi fx forniti dai brokers.</description>
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		<title>Forex, rapporto settimanale: le Banche Centrali sostengono EUR, CHF, USD e JPY, è passata la bufera?</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Aug 2011 22:09:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non solo in questa ultima settimana (dall&#8217;8 al 14 Agosto 2011), ma anche nella precedente si è assistito a importanti interventi delle banche centrali a difesa, di volta in volta, dell&#8217;Euro (EUR), del Dollaro USA (USD), del Franco svizzero (CHF) e dello Yen giapponese (JPY), tutte valute messe in seria difficoltà dai recenti sviluppi dell&#8217;economia [...]<hr>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/08/Agosto-8-14-2011.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2358" title="Rapporto Forex: settimana dall'8 all'11 Agosto 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/08/Agosto-8-14-2011.png" alt="Rapporto Forex: settimana dall'8 all'11 Agosto 2011" width="150" height="166" /></a>Non solo in questa ultima settimana (dall&#8217;8 al 14 Agosto 2011), ma anche nella precedente si è assistito a importanti interventi delle <strong>banche centrali</strong> a difesa, di volta in volta, dell&#8217;<strong>Euro</strong> (EUR), del <strong>Dollaro USA</strong> (USD), del <strong>Franco svizzero</strong> (CHF) e dello <strong>Yen giapponese</strong> (JPY), tutte valute messe in seria difficoltà dai recenti sviluppi dell&#8217;economia mondiale.</p>
<p>Nella passata settimana si è così vista la <strong>BCE</strong> intervenire a sostegno di Spagna e <strong>Italia</strong>, alle prese con problemi seri legati al <strong>debito pubblico</strong>. In questo modo i rendimenti dei titoli di stato a 10 anni dei due Paesi dell&#8217;<strong>Eurozona</strong> sono scesi di nuovo sotto la soglia del 5%.<br />
La <strong>Fed</strong> statunitense ha dato il proprio contributo annunciando il <strong>blocco del tasso ufficiale di interesse attorno allo 0%</strong> fino alla metà del 2013, contribuendo in tal modo a dare maggior certezze agli investitori. Tuttavia tale mossa conferma anche la difficoltà della ripresa dell&#8217;economia USA e di quella globale.<br />
Anche la <strong>Swiss National Bank</strong> e la <strong>Bank of Japan</strong> sono intervenute per cercare di indebolire le rispettive valute sul <strong>Forex</strong>. Le due banche centrali hanno fatto capire di essere pronte e intervenire ulteriormente e in altro modo per supportare le rispettive economie, prospettiva accolta anche dalla <strong>Bank of England</strong>.<br />
<span id="more-2357"></span><br />
Ecco quindi che, a livello globale, il peggio sembra essere passato, ma le perdite verificatesi sui vari mercati in queste due ultime settimane sono state sicuramente ingenti e repentine.<br />
Volendo avere una visione ottimistica della situazione, tali ribassi potrebbero essere visti da molti investitori, sia a livello <strong>Forex</strong> che sui <strong>mercati azionari e obbligazionari</strong>, come un&#8217;opportunità di ritorno agli acquisti in vista di futuri rialzi che, tuttavia, non sono ancora certi, o meglio sono ancora più incerti del solito.<br />
Potrebbe essere una buona idea puntare sulle <strong>valute legate alle materie prime</strong>, come il D<strong>ollaro australiano (AUD), quello canadese (CAD) o quello neozelandese</strong>, mentre il <strong>Dollaro USA</strong> è probabile continui a mantenersi debole, essendo strettamente legato ai flebili segnali di ripresa dell&#8217;economia interna.<br />
Attenzione anche a possibili, significativi rimbalzi, visto che per molti si è toccato il fondo e ora la prospettiva è quella di risalire.</p>

<p>Guardando al <strong>mercato Forex</strong> della scorsa settimana, lo <strong>Yen giapponese (JPY)</strong> è stata la valuta che si è comportata meglio di tutte, con un guadagno andato oltre il 2% contro l&#8217;<strong>USD</strong>, mentre le altre valute principali hanno sofferto contro la moneta statunitense. Lo <strong>Yen</strong> è sembrato a molti investitori come il &#8220;rifugio&#8221; migliore, anche più di <strong>oro</strong> e <strong>CHF</strong>, in una situazione di estrema <strong>incertezza e volatilità sui mercati</strong>.<br />
La <strong>Bank of Japan</strong> si è vista costretta a effettuare un intervento unilaterale da record (4,5 Trilioni di JPY) per rendere stabile la situazione sul <strong>Forex</strong> e si è dichiarata sempre vigile e pronta a intervenire per il futuro. Internamente la situazione economica giapponese non è certo delle più brillanti, dal momento che il <strong>PIL</strong> del primo trimestre è risultato essere in calo dello 0,9% e le previsioni per i dati relativi al secondo trimestre 2011, che verranno pubblicati la prossima settimana, sono per un calo dello 0,6%. Per questo motivo uno <strong>Yen</strong> forte viene visto come ulteriore ostacolo alla ripresa, dal momento che finirebbero per essere penalizzate le esportazioni.</p>
<p>La <strong>Banca Centrale svizzera</strong> ha messo in atto una serie di misure per rallentare l&#8217;apprezzamento del <strong>Franco svizzero</strong> (CHF), riuscendoci parzialmente. La notizia che più ha contribuito a deprezzare la moneta svizzera è stata quella di un probabile <strong>legame fisso nel cambio CHF/EUR</strong>, cui si è sommata anche quella di una <strong>possibile tassa dell&#8217;1% sui depositi in franchi</strong>. In realtà il <strong>tasso di cambio fisso CHF/EUR</strong> sembra possa essere una misura estrema, da adottarsi solo nel caso in cui la <strong>Swiss National Bank</strong> non dovesse riuscire a influenzare in altro modo il <strong>mercato Forex</strong>, mentre è più probabile l&#8217;adozione della tassazione all&#8217;1% dei deposito in <strong>CHF</strong> che, di fatto, considerato il valore del tasso di interesse svizzero prossimo allo 0%, porterebbe di per sé a un rendimento negativo per i depositi in franchi. Per questi motivi è prevedibile, nel breve periodo, un ulteriore calo del valore del <strong>CHF</strong> sul <strong>Forex</strong>.</p>
<p>In questa situazione di estrema volatilità e di costante incertezza, è possibile che l&#8217;andamento delle principali valute, in particolare <strong>AUD, NZD, CAD, CHF, JPY</strong> e forse anche <strong>USD</strong>, possa essere strettamente legato e andare nella stessa direzione di quello dell&#8217;<strong>indice S&amp;P500 </strong>della <strong>Borsa di Wall Street</strong>, del <strong>rendimento dei titoli di stato USA a 10 anni</strong>, dell&#8217;<strong>oro</strong> e del <strong>petrolio</strong>. In particolare attenzione a possibili rotture, sia verso l&#8217;alto che verso il basso, dei supporti tecnici, che sarebbero da considerare significativi segnali.</p>

<hr><p>Nessun articolo collegato.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Forex, rapporto settimanale: EUR e USD pagano incertezze legate al debito pubblico, salgono JPY, CHF, NZD, AUD e GBP</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2011 22:15:01 +0000</pubDate>
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<p>A beneficiare di tutta questa situazione sono stati, dal punto di vista del <strong>mercato Forex</strong>, le valute considerate &#8220;sicure&#8221;, come lo Yen giapponese (JPY) e soprattutto il Franco Svizzero (CHF), mentre tra le materie prime l&#8217;oro ha continuato a crescere. In particolare durante la settimana l&#8217;impennata delle quotazioni del CHF contro il Dollaro USA (USD) e l&#8217;Euro (EUR) è stata notevole, dal momento che la valuta svizzera è andata oltre il 4% contro l&#8217;USD e oltre il 3,7% contro l&#8217;EUR.<br />
<span id="more-2352"></span><br />
<strong>Guardando a quanto accaduto nel Vecchio Continente</strong>, si è assistito a un aumento dei rendimenti dei titoli di stato dei Paesi periferici che ha spazzato via l&#8217;euforia della scorsa settimana, successiva al vertice europeo, durante il quale si era trovata una soluzione per ristrutturare il debito della Grecia e concedere nuovi aiuti economici al Governo di Atene.<br />
In particolare ci sono seri dubbi in merito alla revisione dell&#8217;EFSF (European Financial Stabilty Facility), il fondo di salvataggio europeo reso più flessibile e teoricamente più efficace, ma il cui valore sembra insufficiente, soprattutto nella prospettiva di dover intervenire anche per le situazioni a rischio di Spagna e Italia. In settimana il rendimento dei titoli di stato spagnoli è schizzato a oltre il 6% e lo Stato iberico rischia un nuovo downgrade. In particolare il bond spagnolo a 10 anni è a soli 90 punti base dal fatale 7%, livello costato caro a Grecia, Irlanda e Portogallo, avendo fatto da preludio al default. Anche alcuni dati macroeconomici riguardanti proprio la Spagna sembrano aver evidenziato l&#8217;esistenza di un&#8217;economia europea a due velocità. Infatti  la disoccupazione spagnola, pur essendo diminuita a Luglio, resta a un preoccupante 20,89%, mentre l&#8217;inflazione è al 3,1%, contro il +6,3% della Germania, vera locomotiva europea, nella quale la disoccupazione è calata per la 25esima volta consecutiva.<br />
Inevitabilmente l&#8217;Euro ha pagato dazio sul <strong>mercato Forex</strong>, soprattutto contro il Franco svizzero, tanto che la coppia EUR/CHF ha toccato un nuovo record al ribasso, avendo toccato il valore di 1,1300. La moneta unica europea ha però retto contro l&#8217;USD, soprattutto perchè gli investitori sono parsi molto preoccupati e indecisi a causa del possibile, anche se improbabile, default degli Stati Uniti.<br />
<br />
Proprio <strong>negli USA</strong> preoccupa l&#8217;avvicinarsi del 2 Agosto, data che segna un&#8217;importante scadenza tecnica ed entro la quale democratici e repubblicani dovranno arrivare a un accordo bipartisan sull&#8217;innalzamento del tetto del debito e sulla riduzione della spesa pubblica per evitare che la più grande potenza economica mondiale dichiari default. Il piano proposto dal repubblicano John Boehner, dopo essere passato alla Camera, è stato bocciato al Senato. Ora il Presidente Obama ha auspicato il raggiungimento di un accordo a tutti i costi, cosa che probabilmente avverrà all&#8217;ultimo minuto con il probabile innalzamento del tetto del debito USA. Sarà poi interessante capire come i mercati accoglieranno tale provvedimento e, soprattutto, se le agenzie di rating opereranno un downgrade del debito usa o minacceranno di farlo.<br />
La situazione dell&#8217;economia statunitense resta sempre in bilico, dal momento che lo scorso venerdì sono stati diffusi i dati riguardanti il PIL, con una crescita relativa al primo trimestre 2011 rivista al ribasso allo 0,4% dal +1,9% precedente, mentre per il secondo trimestre si prevede una crescita piuttosto lenta al +1,3% su base annuale. Restano quindi possibili nuovi stimoli all&#8217;economia da parte della Fed che, per bocca del suo Presidente, Ben Bernanke, ha comunque già fatto sapere di restare sempre vigile e pronta ad intervenire in caso di necessità.</p>
<p>Tornando verso l&#8217;Europa, e <strong>guardando la situazione del Regno Unito</strong>, in settimana sono stati pubblicati i dati relativi al PIL del secondo trimestre 2011, salito di un misero 0,2%. Tuttavia questo dato, secondo quanto riferito dall&#8217;Istituto Nazionale di Statistica di Sua Maestà, risulta pesantemente condizionato da alcuni eventi particolari, quali le ripercussioni dello tsunami in Giappone e il blocco delle attività dovuto al matrimonio reale. Secondo le stime, infatti, la crescita sarebbe potuta essere superiore, attorno allo 0,7%, valore che sarebbe stato valutato dagli investitori più positivamente di quanto non sia accaduto in effetti. In realtà altri dati macro non sembrerebbero autorizzare all&#8217;ottimismo relativo all&#8217;economia britannica.<br />
Sul <strong>Forex</strong> la Sterlina britannica (GBP) è risultata in crescita contro l&#8217;USD, arretrando però contro il CHF e il Dollaro australiano (AUD). Questo trend dovrebbe essere anche quello che caratterizzerà il breve periodo.</p>
<p>Spostandoci <strong>in Asia e nella zona del Pacifico</strong>, dal punto di vista del <strong>mercato FX</strong> sia il Dollaro australiano (AUD) che quello neozelandese (NZD) hanno fatto registrare livelli record contro la moneta statunitense e anche lo Yen giapponese ha fatto segnare importanti rialzi contro l&#8217;USD. A sostenere queste valute, oltre che l&#8217;incertezza riguardante il debito USA, ci hanno pensato alcuni dati relativi alle rispettive economie domestiche. Per esempio l&#8217;inflazione australiana, nel secondo trimestre 2011, è salita dello 0,9%, mentre ci sia attendeva un +0,7%. L&#8217;indice dei prezzi al consumo in Nuova Zelanda è aumentato dell&#8217;1%, superando le stime che si erano attestate a un +0,8%.  In questo modo aumentano le probabilità di un ritocco al rialzo dei tassi ufficiali di interesse nel breve periodo da parte delle rispettive Banche Centrali. Rialzo che, nel caso della Reserve Bank of Australia, probabilmente non avverrà la prossima settimana, quando verrà presa una decisione in merito ai tassi, che dovrebbero rimanere al 4,75%, ma ci si attende un comunicato con toni tali da lasciar intuire possibili ritocchi nel breve.<br />
</p>
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		<title>Forex, rapporto settimanale: EUR beneficia degli esiti del vertice UE, USD sotto pressione, NZD e AUD sugli scudi</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 22:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/07/Luglio-18242011.png"><img src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/07/Luglio-18242011.png" alt="Settimana Forex dal 18 al 24 Luglio 2011" title="Settimana Forex dal 18 al 24 Luglio 2011" width="150" height="166" class="alignleft size-full wp-image-2350" /></a>La settimana che si è appena conclusa (dal 18 al 23 Luglio 2011) ha visto al centro dell&#8217;attenzione degli investitori internazionali la crisi del debito di alcuni Paesi periferici dell&#8217;Eurozona, con la situazione della Grecia in primo piano e le relative misure scaturite dal vertice europeo tenutosi in settimana che hanno contribuito a stabilizzare la situazione della nazione ellenica. L&#8217;Euro (EUR) ha quindi tratto vantaggio dall&#8217;esito del vertice, recuperando valore verso la fine della settimana, anche se è ancora troppo presto per parlare di un ritorno della fiducia degli investitori, soprattutto perchè la moneta unica europea non si è tenuta al di sotto del livello di resistenza nel breve periodo contro Dollaro USA (USD), Yen giapponese (JPY) e Franco svizzero (CHF). In ogni caso, il leggero aumento della propensione al rischio ha favorito sia il mercato delle materie prime che quello azionario a livello globale.<br />
<span id="more-2348"></span><br />
A livello Forex, le due migliori valute si sono dimostrate essere il Dollaro australiano (AUD) e il Dollaro neozelandese (NZD), mentre il Dollaro canadese (CAD) ha finito per pagare i dati negativi relativi all&#8217;inflazione interna. L&#8217;USD si è mostrato debole contro tutte le valute principali, eccezion fatta per il CHF.</p>
<p>Il vertice tra i Ministri delle Finanze europei si è concluso con la decisione di adottare nuove misure a sostegno della Grecia e, in generale, per cercare di stabilizzare, una volta per tutte, la crisi del debito sovrano nell&#8217;Eurozona. Inoltre si è deciso anche per un&#8217;ambiziosa e sostanziale riforma dell&#8217;EFSF (European Financial Stabilty Facility), reso più flessibile ed efficace, sebbene la mancanza di dettagli diffusi in merito abbia finito per scontentare i mercati. In merito alla Grecia i leaders europei hanno deciso per un ulteriore aiuto da 109 miliardi di euro, che potranno in parte (50 miliardi) essere coperti da contributi privati, definiti &#8220;volontari&#8221; e considerati come misura unica ed eccezionale che potrà essere adottata solo per la Grecia.<br />
Relativamente all&#8217;EFSF si è deciso per una riduzione dei tassi di interesse al 3,5%, con prolungamento del periodo di maturazione degli interessi, passato ora a un minimo di 15 anni e un massimo di 30, con un periodo di grazia di 10 anni. Degli effetti di questa riforma beneficeranno anche Portogallo e Irlanda.</p>

<p>Guardando alla situazione degli Stati Uniti, alle prese con il tentativo di evitare il default, dopo colloqui tenutisi durante tutta la settimana che hanno solo parzialmente reso la situazione meno tesa tra esponenti repubblicani e democratici, venerdì la settimana si è chiusa con un sostanziale nulla di fatto. Sabato invece, il Presidente Barack Obama ha convocato un summit, durato 58 minuti, con i quattro esponenti di maggior rilievo dei due partiti: Johen Boehner (repubblica, presidente della Camera), Mitch McConnell (repubblicano, capogruppo del Senato), Nancy Pelosi (democratica, leader dei deputati) e Harry Reid (democratico, numero uno dei senatori). Il leader della Casa Bianca ha fatto capire di non transigere: vuole un accordo che permetta agli Stati Uniti di dichiarare il default entro lunedì mattina. E intanto l&#8217;agenzie Standard &amp; Poor&#8217;s ha ribadito di essere pronta a declassare il rating USA qualora non si dovesse arrivare a un accordo entro la scadenza tecnica del 2 Agosto. Di certo, per arrivare a un accordo, occorreranno pesanti revisioni delle richieste sia da parte dei democratici che dei repubblicani, il che significa riduzione sostanziale della spesa pubblica ma senza un eccessivo aumento delle tasse. Insomma, una bella matassa da sbrogliare per il Presidente Obama.</p>
<p>In settimana la Bank of Canada, con una decisione ampiamente attesa, ha lasciato invariati i tassi ufficiali di interesse all&#8217;1%. Le previsioni relative al PIL del Paese per il 2011 sono state riviste al ribasso, essendo passate da un +2,9% a un +2,8%, mentre sono rimaste invariate le stime di crescita per il 2012 (+2,6%) e il 2013 (+2,1%). Le previsioni relative all&#8217;inflazione sono che l&#8217;indice si manterrà attorno al 2% fino al 2013, sia a livello &#8220;core&#8221; che generale. Dopo l&#8217;annuncio relativo ai tassi il Dollaro canadese (CAD) ha guadagnato sul Forex, salvo poi perdere valore in seguito alla pubblicazione dei dati sull&#8217;inflazione, che a Giugno ha toccato quota +3,1% su base annua, contro previsione di crescita attorno all&#8217;1,3%.</p>
<p>Le valute che meglio si sono comportate sul Forex, ancora una volta, si sono dimostrate il Dollaro australiano e quello neozelandese.  Sull&#8217;AUD hanno finito per non pesare più di tanto alcune voci che vorrebbero la Reserve Bank of Australia sul punto di tagliare i tassi ufficiali di interesse a Luglio. Il NZD ha beneficiato della pubblicazione dei dati sull&#8217;inflazione del secondo trimestre del 2011, risultata in crescita più del previsto a +5,3% su base annua, in congiunzione con i valori del PIL diffusi la scorsa settimana. Questi due fattori hanno finito per pesare sulle valutazioni future del Dollaro neozelandese sul Forex, dal momento che si attengono a breve mosse da parte della Reserve Bank of New Zealand.</p>
<p>Sul mercato delle materie prime va segnalato il nuovo record dell&#8217;oro, la cui valutazione ha superato i 1.600$ l&#8217;oncia.</p>

<hr><p>Nessun articolo collegato.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Forex, rapporto settimanale: stress test Eurozona ok, preoccupa il deficit USA, CHF e JPY in rialzo, giù EUR e USD</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 09:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/07/Luglio-11172011.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2346" title="Forex, rapporto della settimana dall'11 al 17 Luglio 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/07/Luglio-11172011.png" alt="Forex, rapporto della settimana dall'11 al 17 Luglio 2011" width="150" height="166" /></a>La settimana che si è appena conclusa (dall&#8217;11 al 17 Luglio 2011) ha visto al centro dell&#8217;attenzione degli investitori internazionali la negoziazione per la <strong>revisione del tetto del debito USA</strong> e la pubblicazione degli <strong>stress tests sulle banche europee</strong>.</p>
<p>Negli <strong>Stati Uniti</strong>, infatti, è proseguito il dialogo tra i leaders del Congresso statunitense e la Casa Bianca, relativo all&#8217;<strong>innalzamento del tetto del debito </strong>e ai <strong>tagli alla spesa statale</strong> da fare per riportare il deficit entro parametri accettabili. In realtà più che di dialogo sarebbe corretto parlare di discorsi retorici da entrambe le parti, che sembrano rendere sempre più difficile il raggiungimento di un accordo, che deve giungere entro la scadenza tecnica del 2 Agosto. Le <strong>soluzioni</strong> che si prospettano sembrano andare in 3 diverse direzioni.<br />
<strong>La prima</strong> vedrebbe una sorta di grande compromesso, che comporterebbe la riduzione del deficit di circa 4 milioni di miliardi di <strong>USD</strong> in 10 anni, ottenuta attraverso una serie di tagli alle spese dello Stato e un aumento del gettito fiscale.<br />
<strong>La seconda</strong> comporterebbe una riduzione più contenuta del debito pubblico, attorno a 1,5-2 milioni di miliardi di <strong>USD</strong>, da raggiungere solo attraverso un taglio delle spese.<br />
<strong>La terza</strong> lascerebbe invariato il <strong>deficit</strong>, aumentando però la soglia di tolleranza del <strong>rapporto deficit-PIL</strong>.<br />
<span id="more-2344"></span></p>
<p>In questo scenario alcune <strong>agenzie di rating</strong> hanno avvertito gli <strong>Stati Uniti</strong> che sono pronte a un <strong>taglio del rating</strong>, attualmente <strong><em>&#8220;AAA&#8221;</em></strong>, nel caso in cui non si stabilisca un innalzamento della soglia in tempo per evitare un default. Taglio che potrebbe comunque avvenire se il <strong>Governo USA</strong> non proporrà soluzioni convincenti per la riduzione del debito pubblico.<br />
Visti i toni dello &#8220;scontro&#8221; tra Congresso e Casa Bianca, la soluzione più probabile sembra quella del semplice innalzamento della soglia di tolleranza, con la decisione in tal senso che sarà presa all&#8217;ultimo momento. Resta comunque attuale il rischio che non si possa giungere nemmeno a questo tipo di compromesso.<br />
Questa <strong>incertezza a livello politico</strong> avrà conseguenze evidenti anche sul mercato <strong>Forex</strong>, nel quale il <strong>Dollaro USA</strong> resterà sotto pressione e sarà estremamente vulnerabile fino a quando non si saprà qualcosa di definitivo. In questo scenario ne beneficeranno le valute e gli assets considerati come &#8220;sicuri&#8221;, vale a dire i <strong>metalli preziosi</strong> a livello delle materie prime, il <strong>Franco svizzero (CHF)</strong> e lo <strong>Yen giapponese (JPY)</strong> a livello del mercato internazionale dei cambi.</p>

<p>In settimana gli <strong>Stati Uniti</strong> sono risultati al centro dell&#8217;attenzione degli investitori internazionali anche per il discorso che il <strong>Presidente della Fed, Ben Bernanke</strong>, ha tenuto di fronte alla Commissione Finanze del Senato americano. Il numero uno della <strong>Federal Reserve</strong> ha in sostanza ribadito che l&#8217;istituzione che presiede è pronta a intervenire con nuove <strong>misure di sostegno all&#8217;economia</strong>, dovessero persistere le difficoltà di recupero dell&#8217;economia USA palesatesi negli ultimi mesi. <strong>Bernanke</strong> ha tuttavia precisato che un nuovo piano di <strong>alleggerimento quantitativo (QE3)</strong> non è così vicino come molti vogliono far credere. Le conseguenze della sua testimonianza non si sono fatte attendere sui mercati internazionali, che hanno subito penalizzato gli investimenti più rischiosi, provocando anche un rimbalzo dell&#8217;<strong>USD</strong>.</p>
<p>Nella giornata di <strong>venerdì</strong>, in Europa, sono stati pubblicati i risultati degli <strong>stress tests</strong> volti a verificare la tenuta del sistema bancario del Vecchio Continente. Non ci sono state sorprese negative, dal momento che <strong>solo 8 banche (5 spagnole, 2 greche e 1 austriaca) su 91 non sono state in grado di rispettare i parametri previsti dall&#8217;indicatore Core Tier 1</strong>. Nel riferire tale risultanza si è posto l&#8217;accento sul fatto che, se non ci fossero stati ingenti aumenti di capitale tra Gennaio e Aprile 2011, ben 20 banche avrebbero fallito il test.<br />
Va comunque considerato che lo scenario prospettato per questi tests non ha preso in considerazione l&#8217;ipotesi di default da parte degli Stati periferici dell&#8217;UE, ma &#8220;solo&#8221; una congiuntura caratterizzata da recessione + un significativo arretramento dei mercati azionari.<br />
In caso di default le ripercussioni sul sistema bancario potrebbero andare, in negativo, ben oltre i risultati evidenziati da questo stress test.<br />
L&#8217;aspetto positivo riguarda senza dubbio il fatto che questi tests hanno &#8220;costretto&#8221; alcune tra le più importanti banche europee a un aumento di capitale e a rendere più trasparenti i propri bilanci.<br />
La reazione dei mercati alla pubblicazione del risultati dei tests è stata praticamente inesistente, ma va tenuto presente che i dati sono stati resi noti solo venerdì e che serviranno un paio di giorni per assorbirli. L&#8217;<strong>EUR</strong> si è mantenuto sopra quota 1,4100 contro l&#8217;<strong>USD</strong>, mentre lo <strong>spread</strong> tra il rendimento dei titoli di Stato di Italia e Spagna a 10 anni rispetto al Bund tedesco ha toccato nuovi record al rialzo da quando è entrato in vigore l&#8217;Euro.<br />
In ogni caso i risultati degli stress test sicuramente non &#8220;risolveranno i problemi dell&#8217;Eurozona&#8221;, per cui se la <strong>coppia Forex EUR/USD</strong> dovesse andare vicino, o oltre, quota 1,4300, potrebbe essere una buona occasione per vendere.</p>
<p>Naturalmente la crescente incertezza riguardante l&#8217;economia globale, la diffusa crisi del debito pubblico e le incertezze geopolitche hanno finito per avvantaggiare gli assets ritenuti più sicuri, i cosiddetti <em>&#8220;safe haven&#8221;</em>. Primi tra tutti il <strong>Franco svizzero (CHF)</strong> e lo <strong>Yen giapponese (JPY)</strong> sul <strong>Forex</strong>. In settimana, infatti, la <strong>coppia EUR/CHF</strong> ha toccato livelli negativi record, arrivando a quota 1,1495/1,1500, mentre la <strong>coppia USD/CHF</strong> è crollata attorno a 0,8085. La <strong>coppia USD/JPY</strong> è scivolata attorno a 78,45/78,50, toccando così il livello più basso dopo il minimo storico di 76,25 dello scorso 17 Marzo.<br />
Le istituzioni bancarie centrali di Giappone e Svizzera si sono mostrate preoccupate per l&#8217;ascesa delle rispettive monete, dichiarandosi vigili e pronte a intervenire sul <strong>mercato Forex</strong> in caso di apprezzamento eccessivo di <strong>Yen</strong> e <strong>Franco</strong>, rispettivamente.</p>
<p>Dando uno sguardo anche a quanto accaduto in <strong>Oceania</strong>, il <strong>Dollaro neozelandese (NZD)</strong> sembra aver ottenuto una fiducia pari a quella di cui godono <strong>CHF</strong> e <strong>JPY</strong> da parte degli investitori internazionali. Fiducia che invece non è stata concessa al <strong>Dollaro australiano (AUD)</strong>. Tale diversità tra le due valute dell&#8217;Oceania è giustificabile analizzando le strade intraprese dalle rispettive economie.<br />
Infatti i <strong>dati macroeconomici</strong> provenienti dall&#8217;<strong>Australia</strong> hanno mostrato una diminuzione della fiducia dei consumatori e degli affari, con le vendite al dettaglio calate dello 0,6% a Maggio e le concessioni edilizie crollate del 7,9% nello stesso mese. Inoltre si prevede che nel 2012 la <strong>Reserve Bank of Australia</strong> possa operate ben 4 tagli relativi ai tassi di interesse, mentre fino a poco tempo fa si parlava solo di aumenti.<br />
In <strong>Nuova Zelanda</strong> la ripresa economica sembra una realtà confermata dai dati. Basti pensare che il <strong>PIL</strong> è risultato in aumento dello 0,8% su base trimestrale e dell&#8217;1,4% annualizzato: un segnale decisamente incoraggiante dopo l&#8217;ennesimo terremoto che ha colpito Christchurch lo scorso Febbraio. Si prevede inoltre che <strong>la Reserve Bank of New Zealand</strong> possa continuare a rialzare i <strong>tassi ufficiali di interesse</strong> nei prossimi mesi.<br />
Nel <strong>mercato FX</strong> questa fotografia delle due economie australi potrebbe presto tradursi in un significativo  ribasso della <strong>coppia Forex AUD/NZD</strong>.</p>

<hr><p>Nessun articolo collegato.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Forex, rapporto settimanale: scacciato lo spettro di default per la Grecia, EUR forte vs USD, in rialzo CAD, NZD e AUD</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 10:16:22 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/07/Giugno-27-Luglio0312011.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2313" title="Forex, rapporto settimana dal 27 Giugno al 3 Luglio 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/07/Giugno-27-Luglio0312011.png" alt="Forex, rapporto settimana dal 27 Giugno al 3 Luglio 2011" width="150" height="166" /></a>Nella settimana che si è appena conclusa (dal 27 Giugno al 3 Luglio 2011) si è assistito a un forte ritorno della <strong>propensione al rischio</strong> da parte degli investitori internazionali, dovuto principalmente al fatto che la <strong>Grecia</strong> è riuscita a ottenere la <strong>quinta tranche</strong>, da circa 12 miliardi di Euro, prevista nel <strong>piano di aiuti economici</strong> da parte di <strong>UE</strong> e <strong>FMI</strong>, <strong>evitando così il possibile default.<br />
</strong>Questa circostanza ha dato una spinta decisiva ai <strong>mercati azionari</strong> internazionali in genere, con l&#8217;indice <strong><em>Dow Jones</em></strong> della Borsa di New York che ha guadagnato il 5,4% su base settimanale e lo S&amp;P500 il 5,6%.<br />
<span id="more-2310"></span>Guardando nello specifico al <strong>mercato Forex</strong> il <strong>Dollaro canadese (CAD)</strong>, il <strong>Dollaro australiano (AUD)</strong> e il <strong>Dollaro neozelandese (NZD)</strong> sono state le tre valute che hanno fatto registrare le migliori performances, grazie anche al rimbalzo verificatosi sul <strong>mercato delle materie prime</strong>. In sofferenza invece le monete considerate &#8220;sicure&#8221;, con <strong>il Franco Svizzero (CHF)</strong> che ha avuto un calo significativo, dopo aver toccato livelli record contro le valute più importanti a Giugno.</p>
<p>Anche l&#8217;<strong>oro</strong> ha pagato il ritorno alla <strong>propensione al rischio</strong>, scendendo sotto quota 1.500$ l&#8217;oncia e indebolendosi contro l&#8217;<strong>Euro (EUR)</strong>, che è stata la moneta che meglio si è comportata in Europa, mentre il <strong>Dollaro USA (USD)</strong> è risultato piuttosto debole, tranne contro <strong>Yen giapponese (JPY)</strong> e <strong>CHF</strong>.</p>
<p>Analizzando quanto accaduto in <strong>Grecia</strong>, l&#8217;approvazione della <strong>quinta tranche del piano di aiuti economici di UE e FMI</strong> è stata diretta conseguenza del via libera del Parlamento ellenico al nuovo piano di austerità da 78 miliardi di euro proposto dal <strong>Primo Ministro Papandreou</strong>. Questi aiuti serviranno alla Grecia per tener fede ai pagamenti degli interessi relativi ai mesi di Luglio e Agosto, evitando dunque il possibile <strong>default</strong> e avvicinando il Paese alla possibile concessione di un <strong>secondo piano di salvataggio da 85 miliardi di euro da Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea</strong>.<br />
Stando a quanto dichiarato dal Ministro delle Finanze austriaco, questo <strong>secondo piano</strong> verrebbe coperto per il 70% da investitori privati e governi dell&#8217;<strong>Eurozona</strong>, mentre il restante 30% spetterebbe al <strong>FMI</strong>. I Ministri delle Finanze europei affronteranno la questione in una riunione in programma il prossimo 11 Luglio a Bruxelles. Nel frattempo sarà interessante capire come la politica si muoverà per coinvolgere i privati nel nuovo piano di aiuti alla Grecia, visto che il loro contributo dovrebbe aggirarsi attorno ai 30 miliardi di euro.</p>

<p>E&#8217; facile prevedere che, una volta risolta la questione del nuovo piano di salvataggio per la Grecia, l&#8217;attenzione degli investitori internazionali si sposterà <strong>sulla crescita economica</strong> e sulla <strong>politica monetaria dell&#8217;Eurozona</strong>. Le ultime dichiarazioni dei rappresentanti della <strong>Banca Centrale Europea</strong> sono andate tutte nell&#8217;ottica di un nuovo <strong>rialzo dei tassi di interesse</strong> a Luglio. Tuttavia il destino dell&#8217;<strong>Euro</strong> sul <strong>Forex</strong> è legato anche alle possibili aspettative future, al di là del rialzo ormai alle porte. Resta molto difficile che la <strong>BCE</strong> possa effettuare, oltre a quello di Luglio, un ulteriore aumento dei tassi ufficiali a breve, nonostante il 2,7% di inflazione registrato a Giugno.</p>
<p>La <strong>Sterlina britannica (GBP)</strong> ha sofferto a causa delle previsioni relative al possibile <strong>aumento dei tassi di interesse</strong> da parte della <strong>Bank of England (BoE)</strong>. Infatti gli economisti, considerate anche le ultime dichiarazioni da parte dei rappresentanti della Banca Centrale britannica, prevedono un rialzo non prima di Maggio 2012.</p>
<p><strong>Il Dollaro canadese</strong> ha avuto una spinta decisiva dal rilevamento dell&#8217;inflazione, balzata al 3,7% su base annua, il più alto degli ultimi otto anni, ben oltre l&#8217;obiettivo del 2% fissato dalla <strong>Bank of Canada</strong>. Dovesse mantenersi questo livello di <strong>inflazione</strong>, il <strong>Governatore della BoC, Carney</strong>, non potrebbe esimersi dal prendere adeguate contromisure prima della fine del 2011. Si ritiene infatti che, prima della conclusione dell&#8217;anno in corso, la <strong>BoC</strong> possa intervenire alzando di 25 punti base i tassi ufficiali a Settembre e di ulteriori 25 pb emtro i 3 mesi successivi.</p>
<p>Il <strong>Dollaro USA</strong> ha subito le pressioni esercitate dal rafforzamento dell&#8217;<strong>Euro</strong>, dei <strong>mercati azionari</strong> e anche del <strong>petrolio</strong>. Solo la <strong>debolezza dell&#8217;oro</strong> e <strong>il rialzo dei rendimenti dei titoli di stato statunitensi</strong> hanno evitato all&#8217;<strong>USD</strong> di subire cali più significativi.</p>

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		<title>Forex, rapporto settimanale: EUR in stand-by, preoccupa il rallentamento della ripresa economica globale</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 17:03:58 +0000</pubDate>
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<p><span id="more-2278"></span></p>
<p>Volendo essere ottimisti si può attribuire questo arretramento alla <strong>crescita dei prezzi dell’energia</strong>, che ha finito per influenzare negativamente la domanda da parte dei consumatori.<br />
Guardando quanto sta accadendo da un punto di vista pessimistico si potrebbero invece mettere in evidenza le <strong>lacune strutturali a sostegno della crescita</strong>, come la disoccupazione e le difficoltà nell’uscire da una serie di stimoli all’economia messi in atto dalle <strong>Banche Centrali</strong> dei vari Paesi, per non parlare poi delle misure di contenimento della spesa pubblica, necessarie per la sistemazione dei conti degli Stati ma deleterie per la crescita economia.<br />
Probabilmente la verità sta nel mezzo: le mancanze strutturali unite alla crescita dei prezzi delle materie prime potrebbero essere due fattori che hanno interagito, portando al rallentamento della ripresa economica.<br />
Gli sviluppi nell’immediato dipenderanno:</p>
<ul>
<li>da come e se verrà risolta la crisi del debito sovrano in Grecia</li>
<li>dalla possibile decisione degli Stati Uniti di alzare la soglia del rapporto debito/PIL</li>
<li>dal possibile scoppio della bolla speculativa del settore immobiliare in Cina</li>
</ul>
<p>Questi tre fattori saranno fondamentali e le previsioni non sono, in nessuno dei tre casi, ottimistiche.<br />
<br />
A livello <strong>Forex</strong>, gli scenari che si prospettano consigliano che potrebbe essere saggio e profittevole stare “short” su <strong>AUD</strong>, <strong>NZD</strong> e <strong>CAD</strong> contro <strong>USD</strong> e <strong>JPY</strong> nell’ottica di cogliere opportunità qualora si andasse appena sopra gli attuali livelli di quotazione sul <strong>mercato internazione dei cambi</strong>.</p>
<p>L’<strong>Euro (EUR) </strong>ha chiuso la settimana in stand-by, rompendo il livello chiave posto a 1,4500 conto l’USD, sia per quanto emerso in merito alla volontà della <strong>BCE</strong> in considerazione dello stato dell’economia dell’<strong>Eurozona</strong>, ritenuta meno rigida rispetto alle previsioni, che per la possibile decisione della <strong>Germania</strong> di non sostenere la proposta di <strong>nuovi aiuti alla Grecia</strong>.<br />
La <strong>Banca Centrale Europea</strong> ha fatto sapere che manterrà un alto livello di vigilanza sugli sviluppi dell’economia comunitaria, lasciando intendere un <strong>possibile aumento dei tassi di interesse nel prossimo mese di Luglio</strong>.<br />
Tale notizia avrebbe dovuto aiutare l’<strong>EUR</strong> a crescere, mentre invece si è avuto l’effetto opposto, poiché l’attenzione di investitori ed economisti si è concentrata sui <strong>dati macroeconomici</strong> diffusi dalla stessa <strong>BCE</strong>, che hanno evidenziato una crescita per il 2011 che potrebbe essere più alta rispetto alle previsioni, ma anche un <strong>rallentamento dell’inflazione nel 2012</strong>, in un intervallo compreso tra l’1,1% e il 2,3%, molto vicino all’obiettivo dichiarato del 2%. Questo ha fatto pensare a un mantenimento degli attuali <strong>tassi</strong> ancora a lungo.<br />
Considerando che l’<strong>EUR</strong> in questi ultimi mesi ha beneficiato delle notizie sulle decisioni della <strong>Banca Centrale Europea</strong> relative ai <strong>tassi ufficiali di interesse</strong>, è facile capire come questi dati macro abbiamo fanno suonare un campanello d’allarme presso gli investitori internazionali, con conseguenze immediate sul <strong>Forex</strong>.<br />
Il fatto poi che la <strong>Germania</strong> potrebbe non appoggiare la decisione di concedere <strong>nuovi aiuti alla Grecia</strong> ha influito ancor più negativamente sulle quotazioni dell’<strong>Euro</strong>. Infatti, se il Governo di Berlino decidesse di non concedere più aiuti ad Atene, potrebbe innescarsi un meccanismo tale da portare l’intera <strong>Eurozona</strong> sull’orlo di una nuova, pensante crisi.<br />
Un nuovo default, anche solo “tecnico”, della <strong>Grecia</strong> porterebbe sicuramente le agenzie di rating a declassare ulteriormente il debito ellenico, con conseguenze anche su <strong>Irlanda</strong> e <strong>Portogallo</strong> prima, e su altri Stati comunitari in difficoltà poi. L’eventuale rifiuto della <strong>Germania</strong> a concedere nuovi aiuti alla Grecia sarebbe anche un autogol per lo stesso Governo della Merkel e per Parigi, dal momento che molte banche tedesche e  francesi risultano esposte nei confronti della <strong>Grecia</strong> e potrebbero essere costrette a chiedere aiuti ai rispettivi Governi centrali.</p>
<p>In settimana c’è stato anche l’annuncio della <strong>Bank of England</strong> relativo al mantenimento degli attuali <strong>tassi di interesse</strong> nel <strong>Regno Unito</strong>. Decisione ampiamente attesa, le cui motivazioni saranno rese note con la pubblicazione dei verbali della riunione, programmata per il 22 Giugno prossimo. Del resto, permanendo debole la crescita economica e alta l’inflazione è difficile prevedere rialzi dei <strong>tassi di interesse</strong> inglesi nel breve periodo.<br />
Inoltre i <strong>dati macroeconomici</strong> e le previsioni di vari istituti di ricerca confermano che la crescita del <strong>PIL</strong> del <strong>Regno Unito</strong> sarà molto limitata nel breve. Di certo le quotazioni sul <strong>Forex</strong> della <strong>Sterlina britannica (GBP)</strong> non ne hanno tratto beneficio, sebbene l’andamento della valuta di Sua Maestà continui a essere maggiormente influenzato dalla <strong>crisi dell’Eurozona</strong> e <strong>dalla lenta ripresa dell’economia USA.</strong></p>
<p>Spostandosi in <strong>Giappone</strong>, sarà interessante verificare se <strong>la Bank of Japan (BOJ)</strong> deciderà di proseguire nell’acquisto di assets privati, al termine della riunione di 2 giorni (13-14 Giugno) in programma la prossima settimana. Non si attendono invece cambi in merito ai <strong>tassi di interesse</strong>, che dovrebbero continuare a rimanere ai minimi storici, a un livello prossimo allo 0%.</p>
<p>Infine uno sguardo anche a quanto accaduto a livello dei <strong>mercati delle materie prime</strong>. In particolare il <strong>prezzo del petrolio</strong> sembra non aver ancora trovato una direzione precisa. Infatti in settimana (8 Giugno) si è tenuta a Vienna una riunione dell’<strong>OPEC</strong>, dalla quale ci si aspettava l’annuncio di un aumento della produzione di oro nero. Annuncio che invece non c’è stato, con i Paesi membri che hanno deciso di non decidere, mantenendo inalterata la quantità di barili giornalieri. Questo ha favorito il rialzo dei prezzi sia del <strong>WTI</strong> che del <strong>Brent</strong>, che sono saliti rispettivamente oltre 102$ e 120$ al barile, salvo poi ripiegare sotto 100$ e 119$ nella giornata di venerdì, quando l’<strong>Arabia Saudita </strong>ha annunciato l’aumento nella produzione giornaliera. In realtà questo aumento è servito a tamponare la perdita dovuta al mancato apporto produttivo della <strong>Libia</strong>, a causa dei ben noti problemi interni e internazionali del Paese nordafricano.</p>

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		<title>Rapporto settimanale Forex: USD sempre debole, EUR sale grazie alla schiarita sulla crisi della Grecia</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 21:32:31 +0000</pubDate>
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<p>La <strong>debolezza dell’USD</strong> è chiaramente attribuibile ai <strong>dati macroeconomici</strong> che sono giunti in settimana dagli Stati Uniti, risultati deludenti al punto da favorire nuovamente la diffusione di voci riguardanti un <strong>nuovo piano di alleggerimento quantitativo (QE3)</strong> da parte della <strong>Federal Reserve</strong>, in modo da dare sostegno all’economia USA. Tali notizie sembrano infondate, ma fino a quando la <strong>Fed</strong> non chiarirà del tutto la sua posizione in merito a un nuovo alleggerimento quantitativo, resterà alta la pressione sulla valuta statunitense. In tal senso sarà importante il discorso che <strong>Ben Bernanke</strong>, numero uno della <strong>Fed</strong>, terrà martedì prossimo.<br />
<span id="more-2267"></span><br />
A pesare sull’<strong>USD</strong> sono state anche le voci riguardanti un <strong>possibile downgrade del rating USA</strong> che potrebbe essere messo in atto dall’agenzia <strong>Moody’s.</strong><br />
C’è comunque da notare che la debolezza della moneta americana non si è palesata contro tutte le valute. Infatti il <strong>Dollaro</strong> è risultato praticamente invariato contro le monete storicamente legate alle materie prime, come l’<strong>AUD, il CAD e lo NZD. </strong></p>

<p>La <strong>miglior moneta del Forex della scorsa settimana</strong> è stata sicuramente l’<strong>Euro (EUR)</strong>, in grado di apprezzarsi contro tutte le valute principali, con la sola esclusione dello <strong>ZAR</strong>. La spinta decisiva è stata data dalla <strong>svolta nella vicenda della nuova crisi del debito della Grecia</strong>. Ora bisognerà verificare se si sia trattato del capitolo conclusivo della vicenda o se ci saranno ulteriori sviluppi nel breve. In quest’ottica saranno importanti le parole che il <strong>Presidente della BCE, Jean-Claude Trichet</strong>, pronuncerà il prossimo martedì. Ci si attende che il numero uno della <strong>Banca Centrale Europea</strong> lasci intendere che potrebbe esserci un nuovo <strong>rialzo dei tassi ufficiali di interesse</strong> per Luglio, affermando comunque la necessità di una stretta vigilanza sugli sviluppi dell’economia mondiale e dell’<strong>Eurozona</strong>. In caso contrario è possibile che l’<strong>EUR</strong> torni a perdere e ad essere messo sotto pressione.<br />
Tornando alla situazione della <strong>Grecia</strong>, venerdì il Ministro delle Finanze greco ha fatto sapere che le conclusioni di <strong>UE, FMI e BCE</strong> sono state “positive”, pur non specificando esattamente a cosa si riferisse tale termine. Quello che conta è che il <strong>Governo di Atene</strong> pare abbia passato la prova e che quindi si appresti a ricevere una nuova tranche di aiuti economici, prevista per la fine di Giugno. E’ emerso che la Grecia avrebbe accettato di applicare misure più restrittive di austerità e di vendere alcune risorse ora in mano allo Stato. Queste circostanze non sono state accettate di buon grado dai lavoratori statali, pronti a scioperare da subito.<br />
Per capire meglio come si evolverà la crisi greca saranno importanti le riunioni, in programma dal 20 Giugno in poi, che si terranno tra rappresentanti ellenici e quelli di <strong>UE</strong> e <strong>FMI</strong>.<br />
Le ripercussioni di questa nuova situazione non hanno tardato a farsi sentire sulla quotazione dell’<strong>EUR</strong> sul <strong>Forex</strong>, tornato sopra 1,4500 contro l’<strong>USD</strong> nella giornata di venerdì.<br />
La ripresa dell’<strong>EUR</strong> è legata anche agli <strong>esiti delle elezioni in Portogallo</strong>, altro Stato periferico dell’<strong>Eurozona</strong> in difficoltà economiche. Dovessero manifestarsi segnali di cambiamento a livello politico, la moneta unica finirebbe inevitabilmente per soffrirne.<br />
Altro fattore che potrebbe pesare negativamente sull’<strong>EUR</strong> è rappresentato dall’esito dei nuovi e più restrittivi <strong>stress test</strong> cui è stato sottoposto l’intero sistema bancario del Vecchio Continente. In particolare si teme per gli esiti riguardanti le banche spagnole.</p>
<p>Guardando a quanto successo nel <strong>Regno Unito</strong>, in settimana ha fatto parlare la decisione di <strong>Andrew Sentance</strong> di abbandonare il <strong>Comitato monetario della Bank of England</strong>, a seguito della decisione di <strong>lasciare invariati i tassi ufficiali di interesse</strong> per l’ennesima volta. Secondo <strong>Sentance</strong>, così facendo, la <strong>BOE</strong> starebbe perdendo la propria credibilità, lasciando che l’inflazione raggiunga il 4,5%. La <strong>Sterlina britannica (GBP)</strong> ha dovuto fare i conti anche con alcuni <strong>dati macroeconomici deludenti</strong>, riguardanti l’<strong>indice PMI manifatturiero</strong>, ma soprattutto il <strong>settore dei servizi</strong>, calato in modo preoccupante ai livelli più bassi dalla scorso Febbraio. E si sa quanto il settore dei servizi sia trainante per l’economia britannica.<br />
Di questo passo pare <strong>sempre più improbabile un aumento dei tassi nel breve</strong>, tanto che una decisione in tal senso potrebbe essere presa solo nel primo trimestre del 2012.</p>
<p>Spostandosi in <strong>Australia</strong>, i dati diffusi in settimana hanno segnalato una contrazione dell’economia dell’1,2% nel primo trimestre 2011, dovuta soprattutto alle inondazioni che hanno recentemente colpito la regione del Queensland, evento che ha avuto un impatto negativo sui volumi di esportazione delle materie prime. A questo si deve anche aggiungere quanto accaduto in Giappone con il terremoto, dal momento che il Paese del Sol Levante è un importante partner commerciale dell’Australia.<br />
La <strong>Reserve Bank of Australia</strong> ha <strong>confermato i tassi ufficiali di interesse al 4,75%</strong> per il settimo mese consecutivo, ma un rialzo dei tassi sembra essere imminente.</p>
<p>Restando nella stessa zona geografica, in <strong>Nuova Zelanda</strong> la prossima settimana è attesa la decisione della <strong>Reserve Bank of New Zealand</strong> in merito ai <strong>tassi di interesse</strong>, che dovrebbero restare invariati al 2,5%. Questo in considerazione di livelli dell’inflazione sotto controllo, un debole impatto negativo dei recenti terremoti, bassi volumi di esportazioni e dell’elevata quotazione del <strong>NZD</strong> sul <strong>Forex.</strong></p>

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		<title>Rapporto settimanale Forex: USD debole, crisi greca tiene sotto pressione l’EUR, CHF da record</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 10:18:38 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2252" title="Rapporto Forex: settimana dal 23 al 29 Maggio 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/05/Maggio-23292011.png" alt="Rapporto Forex: settimana dal 23 al 29 Maggio 2011" width="150" height="166" />La settimana che si è appena conclusa (dal 16 al 22 Maggio 2011) è terminata con una ventata di ottimismo relativa ai <strong>mercati azionari</strong> e delle <strong>materie prime</strong>, mentre il <strong>Dollaro USA</strong> ha chiuso debole, soprattutto dopo le dichiarazioni provenienti dal <strong>G8</strong>, relative alla ripresa economica che starebbe prendendo sempre più consistenza. In realtà molti <strong>dati macroeconomici</strong> pubblicati negli ultimi tempi sembrerebbero suggerire proprio il contrario, soprattutto considerando la crescita dell’economia dei Paesi più sviluppati. Solo per citarne alcuni, proprio nell’ultima settimana nell’<strong>Eurozona</strong> l’<strong>indice PMI </strong>è calato notevolmente e anche negli <strong>Stati Uniti</strong> gli <strong>ordini di beni durevoli</strong> hanno avuto la stessa risultanza.<br />
<span id="more-2250"></span><br />
Proprio nell’<strong>Eurozona</strong> continua a tener banco <strong>la crisi del debito della Grecia</strong>. In settimana si sono dovute registrare altre notizie che complicano la situazione. Innanzitutto molti piccoli partiti greci si sono detti contrari all’introduzione di nuove misure di austerità per ridurre il <strong>debito pubblico</strong>.<br />
Poi si è diffusa la notizia che il <strong>FMI</strong>, a causa del proprio regolamento interno, potrebbe decidere di non erogare la tranche di aiuti al Paese ellenico prevista per Giugno.<br />
Infine c’è da registrare come, anche all’interno degli Stati membri dell’<strong>UE</strong>, comincino a manifestarsi insofferenze nei confronti dell’elargizione di nuovi aiuti ad Atene. L’intera questione greca continuerà a mettere <strong>sotto pressione l’Euro</strong> sul <strong>mercato Forex</strong> nelle prossime settimane.</p>

<p>Nonostante i rimbalzi verificatisi sul mercato delle materie prime e da parte delle valute più importanti contro l’<strong>USD</strong>, ci sono segnali tali da far ritenere che l’<strong>avversione al rischio </strong>da parte degli investitori internazionali sia ancora piuttosto alta. Basti pensare ai recenti rialzi dei <strong>rendimenti dei titoli di stato USA</strong>, al <strong>rafforzamento di oro e argento</strong>, ai <strong>record</strong> fatti registrare dal <strong>Franco svizzero (CHF)</strong> e al comportamento delle <strong>coppie Forex</strong> che includono lo <strong>Yen giapponese (JPY)</strong>, molto spesso vicine al record al ribasso.<br />
Sul <strong>mercato Forex</strong> la <strong>debolezza dell’USD</strong> potrebbe essere sfruttata per comprare la valuta statunitense, soprattutto contro monete legate all’andamento delle materie prime, come il <strong>Dollaro australiano (AUD)</strong> o <strong>quello neozelandese (NZD)</strong>.<br />
Nello specifico potrebbero indicare un <strong>trend ribassista dell’USD</strong> il fatto che la <strong>coppia EUR/USD</strong> vada oltre il valore 1,4350-70, la <strong>GBP/USD</strong> oltre 1,6520-50, la <strong>USD/JPY</strong> sotto 80,00-30 e l’<strong>indice del Dollaro USA </strong>sotto 74,55.</p>
<p>Per quanto riguarda l’<strong>EUR </strong>sarà fondamentale valutare i <strong>dati macroeconomici</strong> che saranno diffusi a Giugno. In particolare sarà interessante valutare come la moneta comunitaria uscirà a seguito della pubblicazione dei dati dei <strong>nuovi stress tests riguardanti il sistema bancario Europeo</strong> e la situazione della <strong>crisi greca</strong>, che a Giugno potrebbe subire una svolta negativa.<br />
In merito agli <strong>stress tests</strong>, effettuati con parametri più stringenti della volta precedente, c’è molta preoccupazione per la <strong>situazione della Spagna</strong>, il cui sistema bancario potrebbe essere messo in seria discussione, chiamando il Paese ad affrontare una crisi simile a quella che ha costretto l’<strong>Irlanda</strong> a ricorrere agli aiuti di <strong>UE</strong> e <strong>FMI</strong>.<br />
L’<strong>EUR</strong> resterà dunque sotto pressione fino alla pubblicazione di questi dati. Una volta resi noti, l’eventuale quotazione <strong>EUR/USD</strong> sotto il livello 1,4040 potrebbe indicare un <strong>trend ribassista</strong>.</p>
<p>La settimana è stata molto positiva per il <strong>Franco svizzero (CHF)</strong>, che è arrivato al <strong>massimo storico contro l’EUR </strong>ed ha <strong>sfiorato il record anche contro la Sterlina britannica (GBP)</strong>. Chiaramente questa forza del <strong>CHF</strong> si può spiegare con la difficile situazione dell’<strong>Eurozona</strong> dovuta alla crisi greca, ma anche con almeno altri due fattori.<br />
Il primo è l’invito del <strong>FMI</strong> alla <strong>Swiss National Bank</strong> ad <strong>alzare i tassi di interesse ufficiali</strong>, ritenuti a livelli troppo bassi vista la situazione dell’economia svizzera.<br />
Il secondo è da ricercarsi nell’<strong>incremento delle esportazioni </strong>fatto registrare in Aprile (+7,9%).</p>
<p>Spostandosi in <strong>Canada</strong>, non si può fare a meno di notare come il <strong>Dollaro canadese (CAD)</strong> sia stata l’unica valuta tra le 10 più importanti a perdere contro l’<strong>USD</strong>. Le cause di questa debolezza possono essere individuate nella pubblicazione dei dati sull’<strong>inflazione</strong> di Aprile, salita solo dello 0,3% contro lo 0,5% delle attese, e da quelli sulle <strong>vendite al dettaglio</strong> di Marzo, calate dello 0,5% contro l’attesa di un aumento dello 0,9%. A influire negativamente sul <strong>CAD</strong> ci hanno pensato anche i dati provenienti dagli <strong>USA</strong>, relativi soprattutto alla <strong>richiesta di sussidi alla disoccupazione</strong> e alle <strong>vendite di case in costruzione.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #33cccc;"><strong>CALENDARIO ECONOMICO DELLA SETTIMANA DAL 30 MAGGIO AL 5 GIUNGO 2011</strong></span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La prossima settimana</strong> il <strong>calendario economico in ottica Forex</strong> presenta alcuni importanti appuntamenti, che abbiamo diviso per Paese (o zona) e, di conseguenza, per relativa valuta sul mercato internazionale dei cambi.</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Stati Uniti (USD)</strong></span></p>
<p><strong>Martedì:</strong> indice del prezzo delle case, PMI di Chicago di Maggio, indice della fiducia dei consumatori</p>
<p><strong>Mercoledì:</strong> spesa nel settore delle costruzioni, indice ISM manifatturiero di Maggio, vendite di veicoli di Maggio</p>
<p><strong>Giovedì:</strong> richiesta di sussidi alla disoccupazione, produttività dei settori non agricoli del primo trimestre 2011, ordini industriali di Aprile</p>
<p><strong>Venerdì:</strong> rapporto sull’occupazione di Maggio, indice ISM composto del settore non manifatturiero</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Eurozona (EUR)</strong></span></p>
<p><strong>Martedì:</strong> vendite al dettaglio in Germania, disoccupazione di Maggio</p>
<p><strong>Mercoledì:</strong> indice PMI manifatturiero di Maggio in Germania, discorso del Presidente della BCE Trichet</p>
<p><strong>Venerdì:</strong> indice PMI dei servizi di Maggio in Germania</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Regno Unito (GBP)</strong></span></p>
<p><strong>Mercoledì:</strong> indice PMI manifatturiero di Maggio, credito al consumo di Aprile</p>
<p><strong>Giovedì:</strong> indice PMI del settore delle costruzioni di Maggio</p>
<p><strong>Venerdì:</strong> indice PMI dei servizi di Maggio</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Giappone (JPY)</strong></span></p>
<p><strong>Martedì:</strong> dati sull’occupazione di Aprile, produzione di veicoli, costruzione di case nuove</p>
<p><strong>Mercoledì:</strong> vendite di veicoli di Maggio</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Canada (CAD)</strong></span></p>
<p><strong>Lunedì:</strong> PIL di Marzo, PIL del primo trimestre 2011</p>
<p><strong>Martedì:</strong> indice dei prezzi dei prodotti industriali di Aprile, indice delle materie prime, decisione della BOC sui tassi ufficiali di interesse</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Nuova Zelanda e Australia (NZD e AUD)</strong></span></p>
<p><strong>Lunedì: </strong>bilancia commerciale di Aprile in Nuova Zelanda</p>
<p><strong>Martedì:</strong> indice NBNZ della fiducia negli affari in Nuova Zelanda, credito nel settore privato in Australia</p>
<p><strong>Mercoledì:</strong> indice dei prezzi delle materie prime di Maggio in Nuova Zelanda, PIL del primo trimestre 2011 in Australia, indice RBA delle materie prime di Maggio in Australia</p>
<p><strong>Giovedì:</strong> bilancia commerciale di Aprile in Australia, vendite al dettaglio in Australia</p>
<p><strong>Venerdì:</strong> concessioni edilizie di Aprile in Nuova Zelanda</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>Cina (CNY)</strong></span></p>
<p><strong>Mercoledì:</strong> indice PMI manifatturiero di Maggio</p>
<p><strong>Venerdì:</strong> indice PMI non manifatturiero di Maggio</p>

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		<title>Rapporto settimanale Forex: continua il trend ribassista per l’USD, nuovi record per CHF e AUD vs USD</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 22:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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<p><span id="more-2131"></span></p>
<p>Sul <strong>mercato Forex il Franco svizzero (CHF) e il Dollaro australiano (AUD) sono state le due valute che sono cresciute maggiormente</strong>. La moneta svizzera ha tratto beneficio da commenti particolarmente positivi contenuti nel rapporto diffuso dalla <strong>Swiss National Bank (SNB)</strong>. L’<strong>AUD</strong> è cresciuto grazie a una lettura particolarmente positiva relativa all’<strong>inflazione</strong> del Paese.<br />
I <strong>mercati azionari hanno continuato a crescere</strong>, con l’indice della Borsa di New York che ha chiuso la settimana a 12.810.<br />
L’<strong>oro ha toccato un nuovo record storico</strong>, essendo stato scambiato a 1.570$ l’oncia. In generale <strong>positivo anche il mercato delle materie prime</strong>.</p>

<p>Dunque <strong>Bernanke</strong>, nella conferenza stampa tenutasi in settimana, ha annunciato uno <strong>revisione al ribasso della crescita economica negli Stati Uniti</strong>, sottolineando la volontà da parte della <strong>Fed</strong> di portare a termine il <strong>programma del QE2</strong> e segnalando incertezza in merito a quando cesseranno gli stimoli all’economia, decisione legata strettamente all’evoluzione della situazione economica globale.</p>
<p>Il <strong>Franco svizzero (CHF)</strong> ha toccato un <strong>nuovo record sul Forex contro il Dollaro USA (USD)</strong> dopo i commenti sull’<strong>inflazione</strong> del <strong>Presidente della Swiss National Bank, Philipp Hildebrand</strong>. Il numero uno della <strong>Banca Centrale svizzera</strong> ha sottolineato i rischi legati all’aumento dei prezzi, dovuto soprattutto alla domanda da parte dei paesi emergenti, ribadendo la volontà di adottare tutte le misure necessarie al <strong>mantenimento della stabilità dei prezzi in Svizzera</strong>, senza alcuna esitazione. Riguardo alla crescita dell’economia interna, i dati diffusi indicano che la stessa dovrebbe mantenersi costante se non addirittura aumentare.</p>
<p>In settimana, anche <strong>il Dollaro australiano (AUD) ha raggiunto un nuovo record sul Forex contro l’USD</strong>. Il dato sull’<strong>inflazione</strong> ha segnalato un aumento del 3,3% su base annua nel primo trimestre 2011, valore al di sopra del 2-3% stabilito quale obiettivo dalla <strong>RBA</strong> e superiore anche alle previsioni di una crescita del 3%. La <strong>Banca Centrale australiana non si è detta preoccupata per questa crescita dell’inflazione,</strong> da attribuirsi in gran parte ai danni causati dalle inondazioni estive e dal ciclone Yasi. I mercati sembrano pronti a scommettere su un aumento dei tassi di interesse di 25 punti base nei prossimi 12 mesi. Attualmente il <strong>tasso ufficiale di interesse australiano è fermo al 4,75%.</strong></p>
<p><strong>Ancora una settimana di sofferenza sul Forex per lo Yen giapponese (JPY)</strong>, anche a seguito dell’annuncio del <strong>mantenimento dei tassi di interesse al minimo</strong> (tra lo 0% e lo 0,1%) dato dalla <strong>Bank of Japan</strong>, come nelle attese. A seguito del terribile terremoto che ha di recente colpito il Paese del Sol Levante, la <strong>BoJ</strong> ha <strong>rivisto al ribasso le previsioni di crescita del PIL</strong> per l’anno fiscale che si è concluso ad Aprile 2011, portandole a un +0,6%, vale a dire 1 punto percentuale rispetto alle precedenti stime. Previsioni portate dal 2% al 2,9% per l’anno fiscale che si concluderà ad Aprile 2012, in considerazione anche della ricostruzione cui sarà costretto il Paese.</p>
<p>Infine il <strong>Dollaro neozelandese (NZD) ha vissuto un’altra settimana di ribassi sul Forex</strong>, con la <strong>Reserve Bank of New Zealand</strong> che, poco sorprendentemente, ha <strong>lasciato i tassi ufficiali di interesse invariati al 2,5%</strong>. Tale valore dovrebbe mantenersi per tutto il 2012. A preoccupare l’esecutivo dell’<strong>RBNZ</strong> sono soprattutto l’<strong>elevato prezzo del petrolio </strong>e la <strong>forza della valuta nazionale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #33cccc;"><strong>CALENDARIO MACROECONOMICO DELLA SETTIMANA DAL 02/05/2011 ALL&#8217;08/05/2011</strong></span></h3>
<p><strong>La prossima settimana </strong>sarà interessante capire se e come proseguirà la <strong>debolezza del Dollaro USA sul Forex</strong>, per cui bisognerà valutare con attenzione soprattutto la statistica riguardante i <strong>salariati non agricoli</strong>, che potrebbe risultare positiva anche se non sufficiente per invertire il <strong>trend ribassista dell’USD.</strong><br />
Da valutare anche la decisione relativa ai <strong>tassi ufficiali di interesse</strong> che sarà presa dalla <strong>Reserve Bank of Australia</strong>. Non ci si attendono variazioni, anche se sarà interessante capire la posizione della Banca Centrale australiana rispetto ai dati sull’<strong>inflazione</strong>.<br />
Anche la <strong>BCE</strong> dovrà decidere in merito ai <strong>tassi di interesse</strong> e, pure in questo caso, non ci si attendono variazioni, dato che gli analisti prevedono un nuovo rialzo solo a luglio. Non è comunque da escludersi che, nel caso in cui il <strong>Presidente Jean-Claude Trichet</strong> dovesse dare segnali di possibili rialzi già a giugno, in considerazione dell’<strong>alta inflazione dell’Eurozona</strong>, l’<strong>Euro (EUR)</strong> possa beneficiare degli effetti di tale annuncio.<br />
Focus anche sull’<strong>occupazione in Nuova Zelanda e Canada.</strong><br />
Nel dettaglio<strong> lunedì</strong> si dovranno valutare i dati sulle vendite al dettaglio in Svizzera, l’indice PMI manifatturiero USA e il PMI dell’Eurozona.<br />
<strong>Martedì</strong> attenzione all’annuncio sui tassi di interesse da parte della RBA e al dato sugli ordinativi industriali USA.<br />
<strong>Mercoledì</strong> dall’UE giungeranno le statistiche sulle vendite al dettaglio e sull’indice PMI del settore dei servizi, mentre in Nuova Zelanda verranno pubblicati i dati relativi all’occupazione.<br />
<strong>Giovedì</strong> è il giorno dell’annuncio delle decisioni sui tassi ufficiali di interesse da parte della BCE e della Bank of England, mentre dagli USA sarà reso noto il numero delle domande di sussidi di disoccupazione.<br />
<strong>Venerdì</strong> attenzione al dato sulla disoccupazione in Svizzera, a quello sull’occupazione in Canada e al numero di lavoratori salariati non agricoli negli Stati Uniti.</p>

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		<title>Forex, rapporto settimanale e calendario macroeconomico:  USD si consolida, EUR tiene, CHF e NZD in rialzo</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2011 10:32:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/04/Aprile-11172011.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2098" title="Rapporto Forex: settimana dall'11 al 17 Aprile 2011" src="http://online-forex-trading.it/wp-content/uploads/2011/04/Aprile-11172011.png" alt="Rapporto Forex: settimana dall'11 al 17 Aprile 2011" width="150" height="166" /></a>Questa settimana  (dall’11 al 17 aprile 2011) ha visto il <strong>Dollaro USA (USD)</strong> consolidarsi sul <strong>mercato Forex</strong>, dopo aver sofferto nei primi giorni, mentre le quotazioni dello <strong>Yen Giapponese (JPY)</strong> sono risultate in aumento per vari fattori. Innanzitutto si è ripresentata prepotentemente la <strong>crisi del debito</strong> di alcuni stati dell’<strong>Unione Europea</strong>, con la <strong>Grecia</strong> che dovrà probabilmente ristrutturare il debito e l’<strong>Irlanda</strong> che si è vista declassare dall’<strong>agenzia di rating Moody’s</strong>. A questo si aggiunga il dato sull’<strong>inflazione in Cina</strong>, risultato peggiore rispetto alle previsioni, che dunque lascia presagire misure ancora più restrittive rispetto alle attuali da parte del Governo di Pechino. Infine sono aumentate le preoccupazioni per la <strong>crisi nucleare post-terremoto del Giappone</strong>.<br />
Il <strong>recupero dell’USD</strong> è stato parzialmente ostacolato dall’<strong>aumento delle quotazioni delle materie materie</strong>, con l’<strong>oro</strong> che ha toccato un nuovo massimo storico.<br />
Sicuramente la valuta che si è meglio comportata sul <strong>Forex</strong> è stata il <strong>Franco svizzero (CHF)</strong>, che ha raggiunto un nuovo record contro l’<strong>USD</strong>. Miste invece le valute legate alle materie prime, sebbene una menzione particolare deve essere fatta per il <strong>Dollaro neozelandese (NZD)</strong>, che ha performato bene contro la maggior parte delle valute principali.</p>
<p><span id="more-2097"></span></p>
<p>Durante la settimana è stato pubblicato il <strong>Libro Beige della Fed</strong>, dal quale si è appreso che l’economia nei 12 distretti regionali monitorati dalla Federal Reserve ha continuato a migliorare. In alcuni casi il miglioramento è stato “modesto”, ma nella maggior parte dei distretti i miglioramenti si sono avuti in vari settori. In merito al recente <strong>aumento dei prezzi delle materie prime</strong> il rapporto ha rivelato che la richiesta di aumenti salariali è stata piuttosto debole e contenuta.</p>

<p>L’agenzia internazionale <strong>Moody’s</strong> ha <strong>declassato il rating dell’Irlanda di 2 livelli</strong>, portandolo da <strong><em>Baa1</em></strong> a <strong><em>Baa3</em></strong> con outlook negativo. In pratica il <strong>debito dell’Irlanda</strong> è a un solo passo da essere classificato come <strong><em>BB</em></strong>, ovvero, in termini tecnici, <strong><em>“junk”</em></strong>, cioè spazzatura. La motivazione di tale declassamento va ricercata nella debolezza del Governo irlandese, non in grado di risollevare l’economia del paese e porre rimedi alle debolezze del sistema bancario nazionale.<br />
Restando nell’<strong>Eurozona</strong>, le dichiarazioni del <strong>Ministro delle Finanze tedesco, </strong><strong>Wolfgang Schaeuble</strong>, sulla situazione del <strong>debito della Grecia</strong> hanno preoccupato molto gli investitori internazionali. Infatti <strong>Schaeuble</strong> ha fatto sapere che, qualora il <strong>rapporto congiunto IMF-UE</strong> sull’economia della <strong>Grecia</strong>, programmato per il prossimo giugno, dovesse risultare negativo, il Paese ellenico sarebbe costretto a ristrutturare il proprio debito.<br />
Tuttavia queste notizie sembrano non aver influenzato più di tanto l’<strong>EUR</strong>, che ha confermato il <strong>trend rialzista</strong> sia nella <strong>coppia Forex EUR/USD</strong> che in quella <strong>EUR/GBP</strong>.</p>
<p>In settimana il <strong>Giappone</strong> ha <strong>alzato il livello di crisi legato alla centrale nucleare di Fukushima</strong>, portandolo a 7, stesso valore registrato nel 1986 con l’incidente avvenuto a Chernobyl. Sebbene la quantità totale di radiazioni finora diffuse sia circa 1/10 rispetto a quella della centrale ucraina, gli operatori dell’impianto non escludono che alla fine si possa superare il disastro di Chernobyl. Per questo motivo, verso metà settimana, è tornata ad aumentare l’<strong>avversione al rischio </strong>da parte degli investitori internazionali, con conseguente rialzo delle quotazioni dello <strong>Yen giapponese</strong>.</p>
<p>La <strong>Sterlina inglese (GBP)</strong> si è consolidata contro l’<strong>USD</strong>, mentre ha perso terreno contro il <strong>Franco svizzero (CHF)</strong>. Dopo i dati riguardanti l’<strong>inflazione</strong> di Marzo, risultata essere al 4% e dunque al di sotto delle aspettative, si sono dilatati i tempi per possibili <strong>rialzi dei tassi ufficiali di interesse</strong> da parte della <strong>Bank of England (BoE)</strong>. La previsione è che qualcosa possa muoversi verso Ottobre 2011 e non più verso Luglio/Agosto.</p>
<p>La <strong>Bank of Canada (BOC)</strong> ha lasciato i <strong>tassi di interesse invariati all’1%</strong>. Nel comunicato che ha accompagnato tale decisione si legge che la crescita economica del Paese sta avvenendo a ritmi più rapidi rispetto alle previsioni, per cui sono state riviste al rialzo le stime di crescita per il 2011, mentre sono state leggermente abbassate quelle per il 2012. Non è stata segnalata particolare apprensione per l’aumento dell’<strong>inflazione</strong>, ritenuto solo temporaneo e dovuto all’aumento dei prezzi dell’energia e a cambiamenti in alcune tasse indirette a livello regionale.</p>
<p>Venendo alla <strong>Cina</strong>, i dati diffusi in settimana hanno confermato l’<strong>impressionante crescita dell’economia interna, </strong>con il <strong>PIL al +9,7%</strong> su base annuale, e l’<strong>inflazione al +5,4% </strong>a Marzo, che rappresenta il livello più alto degli ultimi 32 mesi. Tutto ciò nonostante le imposizioni restrittive da parte del <strong>Governo di Pechino</strong>. Proprio i possibili rimedi all’alto livello di inflazione da parte dei governanti cinesi preoccupano gli investitori internazionali, tanto che i mercati asiatici sono risultato in calo per questo motivo. Tuttavia le decisioni che verranno prese potrebbero riguardare solo la lotta all’inflazione e non influenzare la crescita economica del Paese.</p>

<h3><span style="color: #33cccc;"><strong>CALENDARIO MACROECONOMICO DELLA SETTIMANA DAL 18/04/2011 al 24/04/2011</strong></span></h3>
<p><strong>La prossima settimana il calendario macroeconomico </strong>presenta alcuni importanti appuntamenti che potrebbero finire per influenzare le quotazioni della varie monete sul <strong>Forex</strong>.<br />
Il <strong>Dollaro USA</strong> dovrebbe continuare a consolidarsi contro l’<strong>Euro</strong>, ma potrebbe proseguire a soffrire contro il <strong>Franco svizzero</strong>. In una settimana accorciata dalle festività pasquali, sarà interessante valutare i rapporti relativi all’ultima riunione della Bank of England, sebbene l’impatto sulla quotazione <strong>Forex</strong> della <strong>Sterlina</strong> dovrebbe rimanere debole, dato che non sono previsti rialzi dei <strong>tassi di interesse</strong> nel breve periodo.<br />
<strong>Lunedì</strong> si dovranno valutare in particolare il valore dell’inflazione della Nuova Zelanda e quello della fiducia dei consumatori dell’Eurozona.<br />
<strong>Martedì</strong> sarà la volta dell’inflazione in Canada e dei rapporti dell’ultima riunione della Reserve Bank of Australia.<br />
<strong>Mercoledì</strong> focus sui rapporti dell’ultima riunione della BoE e sulla vendita di case nuove in USA.<br />
<strong>Giovedì</strong>, prima del venerdì festivo, verranno pubblicati i dati sulle vendite al dettaglio nel Regno Unito e in Canada, quelli sui prezzi alla produzione in Australia e l’indice Ifo in Germania, oltre alle richieste di sussidi di disoccupazione in USA.</p>
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